Miguel Chavez
Da sinistra: Federico e Miguel.
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21.04.2021 - 06:300

Da "Amici" alla pandemia, il mondo del ballo visto da dentro

Abbiamo fatto due chiacchiere con il ballerino e coreografo ticinese Miguel Chavez e con il suo collega Federico Milan

LUGANO - È un periodo difficile per tutti, in particolare per gli artisti. Lo sa bene il 21enne ticinese di origini colombiane Miguel Chavez, ballerino e coreografo professionista, che si è dovuto reinventare per rimanere a galla durante la pandemia.

Lo stesso vale per il suo coetaneo Federico Milan: i due - che si sono conosciuti quando hanno partecipato al programma "Amici" nel 2018 - hanno infatti deciso di collaborare a diversi progetti autoprodotti. 

Abbiamo fatto due chiacchiere con loro, per esplorare il mondo del ballo nel 2021 durante una pandemia globale.

Raccontateci il vostro mestiere
«Oltre ad essere dei ballerini professionisti abbiamo intrapreso un percorso di coreografi, lavoriamo molto con gli artisti, in particolare per i videoclip e per gli eventi. Adesso ci stiamo dedicando molto a progetti autoprodotti, con i quali cerchiamo di far vedere al mondo il nostro di lavoro, le nostre coreografie, curando tutto l’aspetto della produzione a 360°».

Su che tipo di musica vi concentrate?
«Noi principalmente lavoriamo su coreografie di musica commerciale / pop, insomma su canzoni del momento. Però può anche capitare di variare: questo mestiere ti porta molto a lavorare su cose che non hai mai provato, e ti porta ad andare oltre ai limiti musicali che uno pensa di avere, è sempre una sfida».

Come avete intrapreso questa strada, era il vostro sogno sin da piccoli?
«Io (Miguel, ndr) fino ai 15 anni ero appassionato di canto, poi grazie ad un'esperienza negli Stati uniti sono rimasto sorpreso dall'energia che la danza può trasmettere, e della cultura che ha, quindi sono tornato in Svizzera con la voglia di ballare e ho cercato di capirne di più, fino all'opportunità del programma "Amici" che mi ha permesso di poter continuare a studiare e lavorare con la danza, che è il modo migliore con cui mi esprimo. Io (Federico, ndr) invece all'inizio ero più appassionato di sport, mi sono avvicinato alla danza andando a vedere mio fratello più grande, in un periodo nel quale era appassionato di hip hop. Quando ho visto i primi balli ho subito detto «voglio farlo anche io» e ho capito che era la strada che volevo intraprendere, e poi ho incontrato Miguel ad "Amici", dove però mi sarei aspettato un percorso diverso: ma mai arrendersi».

Quali sono gli aspetti più difficili del vostro mestiere?
«La competitività e il fatto che ci sia poco lavoro: è molto difficile rimanere a galla, in quanto non è sempre detto che gli artisti vogliano dei ballerini per i live o per i videoclip. Bisogna riuscire a mantenersi sul pezzo con tutto quello che si sta facendo e non sparire, perché è facile che la gente venga dimenticata: la difficoltà è creare quel materiale, mostrando ad un vasto numero di persone cosa si può fare e cosa stiamo facendo».

Che impatto ha avuto la pandemia sul vostro lavoro?
«È stata una crisi e un colpo al cuore grandissimo, già normalmente può essere difficile per un artista emergere in questo settore, ma dopo che è arrivato il Covid, con la chiusura di palestre, teatri, tv, e limitazioni nel mondo dello spettacolo è diventato tutto doppiamente difficile. Personalmente, noi ci siamo ritenuti fortunati perché abbiamo potuto continuare ad andare avanti e portare avanti quello che avevamo programmato. Inoltre abbiamo cercato di organizzare dei videoclip nostri, autoprodotti, chiamando altri ballerini che magari non avevano lavoro da mesi, e così abbiamo potuto fare nuove amicizie e dare opportunità alle altre persone».

Quanto sono importanti i social media nel vostro mestiere?
«Tantissimo, Instagram ad esempio è fondamentale. Ormai le persone sono curiose di sapere cosa fai, come balli, e il profilo Instagram è ormai come un curriculum: devi sempre avere un profilo che abbia video aggiornati, belli, e che dimostrano quello che sai fare. Poi ora che è tutto chiuso, i canali social sono praticamente l’unica vetrina: gli unici canali aperti dove qualcosa per i ballerini esiste».

In Ticino è possibile intraprendere questa strada, Miguel?
«Sono molto affranto, io ho sempre cercato di trovare una strada in Svizzera che mi potesse portare a fare il ballerino, però - soprattutto in Ticino - trovo ancora che non ci sia molto sostegno, nonostante in svizzera ci sia molto talento. Ho molti amici che ballano, cantano, ma li vedo sempre in crisi poiché non trovano sbocchi, non c’è magari un programma che possa dare un ‘opportunità poi di farsi conoscere, di crescere. Io ho avuto la fortuna di fare "Amici", che dà una visibilità pazzesca, e lì ho notato che c’è stato un riscontro di tanti ragazzi svizzeri che hanno iniziato ad ambire al programma, pensando «c’è l’ha fatta un altro ticinese, posso farcela anche io». A mio parere, bisognerebbe trovare un modo, creare un format o qualcosa per giovani artisti, e dare così loro una sorta di aiuto, soprattutto in questo momento dove sono ancor più limitati, e non vedono nessuna speranza di andare avanti o credere ancora nel proprio sogno. 

Cosa direste a un giovane che ha questo sogno?
«Il periodo è sicuramente difficile e blocca molte persone, che si dicono “come posso raggiungere questo sogno?”, ma questo momento lo si può utilizzare per lavorare su sé stessi, ingegnarsi per cercare opportunità, continuare a studiare e non darsi per vinti. In molti, in questo percorso, si sentono soli, ma non è così: ci sono tanti ragazzi che hanno lo stesso obbiettivo, e dobbiamo supportarci l'un l'altro. Siamo convinti che in un anno il mondo tornerà alla normalità, e chi riesce a portarsi avanti adesso avrà sicuramente un vantaggio: non mollate, non perdete la speranza nei vostri sogni, e non abbiate paura: è il momento di spingere di più».

 

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