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31.03.2021 - 06:300
Aggiornamento : 10:49

I Nostran calano il "Dü da pic"

Secondo EP in sei mesi per la band, che in queste ore ha pubblicato il videoclip de "La partida a cart"

BELLINZONA - A soli pochi mesi di distanza da "Al prim gott", i Nostran - ovvero Igor "Ul Pescia" Pesciallo (voce), Lorenzo Barenco (chitarra), Donat Walder, (chitarra), Mila Merker (basso) e Daiv Pucci (batteria) - tornano con un nuovo lavoro discografico.

"Dü da pic" è forte di sei energici brani, che costituiscono il segmento centrale dell'annunciata trilogia che dovrebbe completarsi, con un terzo Ep, nei prossimi mesi. Ne abbiamo parlato un po' con Donat Walder.

Il vostro primo EP è uscito in autunno e ora siete qui con un nuovo lavoro: siete parecchio prolifici...
«Qualche anno fa era quasi la norma che un gruppo, anche di dilettanti come lo siamo noi, realizzasse un album nuovo ogni due anni. Se poi andiamo indietro di qualche decennio le pubblicazioni erano ancora più ravvicinate. Si potrebbe dire che stiamo in qualche modo cercando di mantenere quel tipo di ritmo, con la differenza che la pubblicazione viene suddivisa su più momenti a scadenze di circa sei mesi».

Ci sono più analogie o differenze con "Al prim gott"? Cosa contraddistingue l'Ep, dal punto di vista musicale?
«Direi che ci sono numerosi elementi di continuità, ma anche alcune differenze. Come nel primo lavoro, una parte delle canzoni era già sta scritta in precedenza, mentre altre si sono aggiunte strada facendo. In entrambi gli EP abbiamo voluto che ci fosse la giusta eterogeneità, che fossero rappresentate le varie sfaccettature della nostra musica. Se devo mettere in evidenza una differenza, direi che in “Dü da pic” le melodie sono forse mediamente un po’ più epiche e trascinanti e il suono è globalmente più pesante».

I testi, se non sbaglio, sono in larga misura all'insegna dell'ironia...
«Certo. Benché l’aspetto per noi fondamentale sia sempre la musica, i testi giocano un ruolo importante e vogliamo che da essi trapeli sempre l’aspetto ironico. Ciò è sicuramente influenzato anche dal fatto che utilizziamo il dialetto. In gran parte i testi raccontano piccole storielle o situazioni. Ovviamente le speranza è che queste possano in qualche modo divertire e intrattenere piacevolmente chi li ascolta per qualche minuto. È anche vero che alcuni sono poi piuttosto allusivi e segnati da diversi doppi sensi, neanche tanto mascherati; cerchiamo però di non cadere mai nella volgarità gratuita e preferiamo appunto giocare sull’ironia».

In che modo una partita a carte può diventare una metafora dell'esistenza, come dite in "La partida a cart"?
«Come in una partita a carte, anche nella vita entrano in gioco molte variabili: la fortuna, l’abilità, la furbizia, la capacità di bluffare e, perché no, anche di barare in modo più o meno efficace. Forse a distribuire le carte c’è una sorta di destino, al quale, come già sapevano gli antichi, sottostanno perfino gli Dei. Forse a mescolare il mazzo è la genetica, l’evoluzione o solo il caso. Poco importa... L’importante è rendersi conto che una sola carta, per quanto sia sottile, a volte può fare una grande differenza».

Il videoclip di questo brano è stato girato in una location molto suggestiva. Come vi è venuta l'idea?
«Molte volte, passando davanti alla villa de “I Rigattieri” di Verscio, ho pensato che sarebbe un luogo fantastico per girare un videoclip. Quando abbiamo deciso di realizzarne uno per “La partida a cart” ci siamo detti che era giunto il momento di concretizzare l’idea. La canzone si prestava perfettamente a quell’atmosfera così fuori dal tempo e Luca Barblan è stato disponibilissimo e ci ha aperto il suo magico regno».


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