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Il trionfo di "Parasite" è stato accolto con giubilo in tutta l'Asia.
COREA DEL SUD
10.02.2020 - 20:430

Tutta l'Asia festeggia per "Parasite"

La vittoria dell'Oscar viene percepita come un'occasione enorme per il cinema asiatico, per farsi conoscere e per evolversi

SEUL - La vittoria di "Parasite" agli Oscar è stata giustamente celebrata in Corea del Sud, ma in queste ore è tutta l'Asia a festeggiare.

Si pensava che il film di Bong Joon-ho potesse aggiudicarsi una statuetta (quella di Miglior film internazionale), ma era quasi impossibile prevedere che riuscisse ad accaparrarsi ben quattro premi, e tra i più pesanti in assoluto. La diretta della notte degli Oscar su Weibo, il popolare social network cinese, è stata da record: più di 10 miliardi di visualizzazioni e oltre 5 milioni di post.

Il tema trattato (una feroce critica sociale che punta sulla conflittualità tra ricchi e poveri) ha vinto per la sua universalità e quindi tutti, in Oriente e non solo, l'hanno sentito vicino. Inoltre fa scalpore che per la prima volta il premio di Miglior film va a un'opera non recitata in inglese. «È quasi un miracolo, considerato che solo 10 film non in inglese sono stati nominati nella storia» si legge su DeepFocus, blog cinese che si occupa di cinema.

In molti fanno notare, sui social e sui siti, che il successo di "Parasite" è un'opportunità incredibile per il cinema asiatico. L'aver vinto (anzi, stravinto) agli Oscar farà sicuramente nascere curiosità in Occidente e nel resto del mondo riguardo alle opere dei registi cinesi, giapponesi, coreani, indiani e così via. È come se questa vittoria sia il successo di tutto un continente, l'Asia.

In Cina, specialmente, il trionfo di Bong Joon-ho è visto come una sfida: ora l'industria cinese, ricca di capitali e di maestranze (e che ha aperto, seppur timidamente, le porte per co-produzioni di alto livello internazionale) è chiamata a un salto di qualità decisivo. Non solo in termini di sforzi, ma anche di tematiche meno legate all'epica storica e al mito e più alla cronaca, alla società e all'attualità. Tematiche più "da Oscar", in altre parole.

Anche la censura statale, a questo punto, è chiamata a evolversi e "mettersi al passo" con queste rinnovate esigenze. Il prossimo Oscar asiatico sarà quindi cinese? Presto per dirlo, ma perché no.

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