Quanta energia serve per minare un Bitcoin?

Al Plan ₿ Forum, nella seconda edizione sbarcata a El Salvador, l'imprenditore argentino Frank Dosk ha ripercorso il legame tra energia, valore e civiltà, spiegando perché la "proof-of-work" alla base di Bitcoin sia, più che un dettaglio tecnico, una questione di progresso e di sicurezza per le nazioni.
«Perché un'oncia d'oro vale venti dollari? Perché mille uomini partono a cercarlo e, dopo sei mesi, uno solo è fortunato. La sua scoperta non rappresenta soltanto il suo lavoro, ma quello degli altri 999. L'oro vale quello che vale per tutta la fatica spesa a trovarlo». Con una citazione tratta dal film “Il tesoro della Sierra Madre” (1948), si è aperto uno degli interventi più originali della seconda edizione del Plan ₿ Forum di El Salvador: la conferenza gemella di quella luganese, andata in scena il 30 e 31 gennaio scorsi a San Salvador. Il protagonista del keynote in questione è stato Frank Dosk, imprenditore argentino e fondatore di RecoverCoins, che ha portato sul palco una tesi solo apparentemente semplice, ma alquanto ambiziosa: il valore delle cose, in fondo, è energia accumulata. E Bitcoin non fa eccezione.
Quando l'alluminio valeva più dell'oro
Per dimostrarla, il relatore ha scelto un esempio storico preciso: quello dell'alluminio. Nonostante sia il metallo più abbondante nella crosta terrestre, a metà Ottocento la sua purificazione richiedeva un processo così complesso ed energivoro da renderlo, per un breve periodo, più prezioso dell'oro. Non a caso, arrivò a valere quasi il doppio, a parità di peso. Tanto che, si racconta, Napoleone III riservasse agli ospiti più illustri le posate di alluminio, destinando agli altri commensali quelle d'oro e d'argento. Nel giro di pochi decenni, la messa a punto di una tecnica industriale di estrazione fece crollare il prezzo di tre ordini di grandezza. «È stata l'energia a far perdere completamente valore a questo minerale», ha osservato il relatore, invitando la platea a riflettere su cosa questo significhi, per estensione, anche per l'oro. Dosk ha poi mostrato un grafico che attribuiva anche alla produzione industriale dei fertilizzanti una crescita vicina all’800% della produttività dei terreni, processo che ha contribuito a liberare dal lavoro agricolo generazioni fino ad allora vincolate ai campi. La conclusione è netta: «Non esiste un Paese ricco senza energia, né un Paese con energia che non sia ricco».
Un milione di tostapane per un Bitcoin
Ma cosa c'entra tutto questo con Bitcoin? C’entra la cosiddetta “proof-of-work”, il meccanismo con cui la rete seleziona i nuovi blocchi, ordina le transazioni e assegna ai miner una ricompensa che comprende i Bitcoin di nuova emissione. In sintesi, i cosiddetti "minatori" devono trovare un numero che, dato in pasto a una funzione matematica, produca un risultato con caratteristiche molto specifiche. Non esistono scorciatoie: l'unico modo è tentare, e ogni tentativo costa energia. Per rendere l'idea, Dosk ha proposto un'immagine efficace: è come lanciare un dado con un numero di facce inimmaginabile, ripetendo l’operazione centinaia di migliaia di miliardi di volte al secondo, e sapendo che, in media, soltanto una volta ogni dieci minuti qualcuno azzeccherà la faccia giusta. Rapportando il consumo orario stimato dell’intera rete ai circa 18,75 Bitcoin emessi mediamente in un’ora, l’esperto ha ottenuto una stima di circa un gigawattora per ogni nuovo Bitcoin: «In pratica, è come tenere accesi un milione di tostapane da un kilowatt per un’ora». Da qui la metafora più suggestiva dell’intervento: Bitcoin come «metodo sofisticato per iniettare energia e conservarla in modo permanente nel cyberspazio». Non una batteria in senso fisico, dunque, ma un sistema in cui il costo energetico sostiene la sicurezza e la scarsità digitale. A livello globale, secondo la stima presentata da Dosk, la rete arriverebbe a sfiorare l’1% dei consumi elettrici mondiali, una quota che, secondo le sue elaborazioni, equivarrebbe al 2,4% dei consumi elettrici della Russia e all’1,5% di quelli degli Stati Uniti. In una comparazione dichiaratamente approssimativa, resa difficile dalla scarsità di dati omogenei, l’argentino ha collocato il consumo della rete nello stesso ordine di grandezza dell’estrazione e raffinazione dell’oro e dell’infrastruttura bancaria globale.
Dalle armi all'hashrate
È però nell'ultima parte che il ragionamento si è fatto più audace, arrivando al tema della sicurezza delle nazioni. Storicamente, ha ricordato, le guerre si sono combattute per le fonti energetiche - il petrolio su tutti - ma anche «con l'energia»: missili, carri armati e aerei non sono che rappresentazioni della potenza cinetica che l'uomo ha imparato a ingegnerizzare, fino al culmine degli ordigni nucleari e della Bomba Zar sperimentata dall'Urss nel 1961. Dosk ha citato una stima secondo cui, nella seconda metà del Novecento, almeno il 5% dell’energia consumata negli Stati Uniti e nell’Unione Sovietica sarebbe stato destinato ad armamenti che nessuno avrebbe mai voluto usare, accumulati come pura dimostrazione di forza. La tesi, ispirata a «Softwar» - il controverso lavoro accademico del maggiore statunitense Jason Lowery sul possibile valore strategico della proof-of-work - è che la potenza di calcolo di Bitcoin possa ereditare parte di quello stesso ruolo, con un vantaggio non da poco: «Non stiamo più competendo per avere più armi, ma per avere più hashrate». Una prospettiva che lo speaker ha condensato in quella che è forse la frase più efficace del suo intervento: «Non dover sacrificare vite umane per difendere la ricchezza vale ogni singolo watt». Lo speaker ha infine richiamato la scala ideata dall’astronomo sovietico Nikolai Kardashev per classificare le civiltà in base alla quantità di energia che riescono a utilizzare, sottolineando quanto l’umanità sia ancora lontana dal “livello I”. Nella versione continua della scala, elaborata da Carl Sagan, la civiltà umana viene oggi collocata attorno a 0,73. Bitcoin, nella lettura di Dosk, potrebbe offrire un incentivo ad accelerare quel cammino.
Un tema, quello del ruolo cruciale di Bitcoin per gli stati nazione, che tornerà certamente alla quinta edizione del Plan ₿ Forum di Lugano, in programma venerdì 23 e sabato 24 ottobre 2026 al Palazzo dei Congressi. Per ulteriori informazioni e acquistare i biglietti per prendervi parte, visita la pagina ufficiale.
Vuoi seguire interamente l’intervento di Dosk? La registrazione integrale è disponibile sul canale Rumble della manifestazione, insieme a tutti gli altri momenti clou dell'edizione salvadoregna.







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