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E se azioni e stablecoin viaggiassero su Bitcoin?

Al Plan ₿ Forum di Lugano, tre esperti - Adam Back (Blockstream), Olaoluwa Osuntokun (Lightning Labs) e Federico Tenga (Bitfinex) - hanno discusso di come oggi sia possibile emettere dollari digitali e titoli finanziari nell’ecosistema Bitcoin.
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Al Plan ₿ Forum di Lugano, tre esperti - Adam Back (Blockstream), Olaoluwa Osuntokun (Lightning Labs) e Federico Tenga (Bitfinex) - hanno discusso di come oggi sia possibile emettere dollari digitali e titoli finanziari nell’ecosistema Bitcoin.

Per anni, l’emissione di token, stablecoin e altri asset digitali è stata appannaggio di blockchain alternative a Bitcoin. Ma le cose stanno cambiando: alcune importanti innovazioni tecnologiche rendono oggi possibile creare e scambiare questi strumenti nell’ecosistema Bitcoin, attraverso protocolli costruiti su Bitcoin e sui suoi layer adiacenti.

È il tema affrontato dal panel “Assets on Bitcoin” alla quarta edizione del Plan ₿ Forum, la della conferenza di riferimento in Europa per Bitcoin e le tecnologie decentralizzate, ospitata presso il Palazzo dei Congressi di Lugano il 24 e 25 ottobre scorsi. A discuterne, con moderatore il noto podcaster Stephan Livera, tre tra i massimi esperti del settore, ciascuno impegnato su una diversa tecnologia: Adam Back, CEO di Blockstream, la società che sviluppa la rete Liquid, e figura leggendaria dell’universo Bitcoin; Olaoluwa Osuntokun, CTO e co-fondatore di Lightning Labs, dietro il protocollo Taproot Assets; e l’italiano Federico Tenga, di Bitfinex, tra i principali sviluppatori del protocollo RGB.

Perché portare dollari e titoli su Bitcoin

La domanda di partenza, posta da Livera, è quasi provocatoria: perché emettere questi asset su Bitcoin, con protocolli complessi, invece di affidarsi a una comoda piattaforma centralizzata?

Le risposte hanno toccato più punti. Prima di tutto, la sicurezza: Bitcoin, hanno spiegato i relatori, offre garanzie superiori e soprattutto è una rete neutrale, non controllata da nessuno. Poi c’è un vantaggio molto concreto: avere gli asset nello stesso ecosistema tecnico di Bitcoin permette di effettuare scambi più diretti e, in alcuni casi, istantanei, riducendo il ricorso a intermediari di custodia o bridge.

Il caso d’uso più maturo, su cui tutti hanno concordato, è quello delle stablecoin, ovvero token ancorati ad una valuta tradizionale (come il dollaro), di cui replicano il valore pur circolando su una rete digitale. «Al momento quello delle stablecoin è l’unico caso d’uso che ha dimostrato di avere una domanda davvero solida», ha osservato Tenga.

Particolarmente efficace l’esempio portato da Osuntokun, arrivato al Forum dalla Nigeria: «Penso a chi vive in Paesi che hanno sofferto una forte inflazione, o che non si fida della propria banca centrale, o che non ha nemmeno accesso a certi servizi. Grazie a queste tecnologie, quelle persone possono conservare dollari digitali su un’app e usarli per pagare, oltre a poter passare facilmente da e verso Bitcoin».

Dai mercati globali al «TCP/IP» della finanza

Ma il potenziale, secondo i relatori, va oltre le stablecoin. Le tre tecnologie - Taproot Assets, pensata per sfruttare i pagamenti veloci della rete Lightning; RGB, che punta su privacy e leggerezza; e Liquid, una sidechain federata collegata a Bitcoin - aprono la strada anche ai cosiddetti “asset tokenizzati”: azioni, obbligazioni o altri strumenti finanziari rappresentati sotto forma di token digitali scambiabili nell’ecosistema Bitcoin.

Un mercato già reale: Back ha raccontato come sulla rete Liquid fossero presenti, al momento dell’evento, oltre 4 miliardi di dollari in asset di vario tipo - da obbligazioni societarie a prestiti per piccole imprese - a testimonianza di come si stia già costruendo una sorta di rete aperta e alternativa a quella tradizionale.

Il vantaggio, hanno spiegato, è l’accesso globale ai mercati: comprare e vendere titoli 24 ore su 24, in modo più semplice e senza dipendere da una singola piattaforma che possa “spegnere il pulsante di acquisto”, come è talvolta accaduto in passato.

Dalla discussione è emersa infine una visione di fondo, affidata a un parallelo con la storia di Internet. Se ogni banca o azienda creasse la propria blockchain separata - hanno ragionato Back e Osuntokun - sarebbe come tornare alle vecchie “reti chiuse” aziendali degli albori del web. Ma la storia ha insegnato che a vincere sono le reti aperte e interoperabili: così come Internet si è standardizzata su un unico protocollo condiviso, il TCP/IP, allo stesso modo, secondo i relatori, sarà Bitcoin - in quanto unica rete davvero neutrale - a imporsi come standard. «Il futuro della finanza gira su Bitcoin», ha sintetizzato, chiosando, Adam Back.

Il Plan ₿ Forum tornerà a Lugano venerdì 23 e sabato 24 ottobre 2026, per la sua quinta, straordinaria edizione. Per ulteriori informazioni e biglietti, visita la pagina ufficiale.

Vuoi ascoltare l’intero panel? La registrazione integrale è disponibile sul canale Rumble della manifestazione, insieme a tutti gli interventi della
quarta edizione.


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.

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