Secondo Zucco, «La Summer School è una formula vincente»

Il direttore accademico della scuola estiva di specializzazione dedicata a Bitcoin, di cui si è chiusa nei giorni scorsi l'edizione 2026, ha tracciato un bilancio soffermandosi, tra gli altri aspetti, sul ritorno alla Franklin Switzerland, sulla convergenza tra i due percorsi formativi ideati e sulle ambizioni future.
Undici giorni di lezioni, workshop, un hackathon e decine di ospiti internazionali: la Plan ₿ Summer School di quest’anno si è da poco conclusa, lasciando dietro di sé un bilancio che i suoi organizzatori non esitano a definire «eccezionale». Per capire cosa abbia funzionato in questa edizione - la prima del ritorno alla Franklin Switzerland, sede della prima edizione dell’evento, nel 2022 - e in quale direzione guardi il progetto in ottica futura, abbiamo intervistato Giacomo Zucco, direttore accademico della scuola, divulgatore e tra le figure di riferimento dell'ecosistema Bitcoin internazionale, oltre che luganese.
L'edizione 2026 si è appena conclusa. Qual è il tuo bilancio complessivo?
«Un bilancio estremamente positivo, direi. Il feedback di docenti, collaboratori e soprattutto studenti è stato eccezionale: tutti hanno sottolineato una grande crescita personale e professionale, al punto che un paio di studenti sono già in contatto con alcuni speaker per possibili impieghi lavorativi, a pochissimi giorni dalla chiusura della scuola. Anche negli anni scorsi il tasso di occupazione nel settore era stato interessante, ma è una novità che certe discussioni lavorative inizino già nei giorni immediatamente successivi alla conclusione dell’esperienza.
Molto positiva è stata anche l'integrazione tra attività diverse: insieme alla Summer School, si sono anche tenute l'inaugurazione della Mempool Library nella Plan B Expo di via Motta, e quella del consolato onorario di El Salvador a Lugano, che si sono incastrate perfettamente con la cerimonia di consegna dei diplomi e la festa finale al Bitcoin Hotel, location che ha chiuso l'esperienza degli studenti nel migliore dei modi».
Dopo due edizioni al PoW.Space, quest'anno si è tornati nel campus che ospitò la prima e la seconda tornata. Cosa ha significato, sul piano simbolico e pratico, questo ritorno?
«Le prime due edizioni si tenevano alla Franklin, con un numero molto elevato di studenti - oltre un'ottantina - che pagavano una retta per accedere direttamente alla settimana di formazione, senza però alcuna selezione o preparazione iniziale. Dalla terza edizione, abbiamo cambiato formula, riducendo il numero a 21 studenti selezionati e introducendo due percorsi separati, la Business School e la Technology School, con criteri di scelta affidati alle società partner per aumentare le prospettive occupazionali. Quest'anno il ritorno alla Franklin non è stato un ritorno completo alla formula iniziale, ma un'integrazione delle due esperienze: abbiamo unificato i percorsi business e quello per sviluppatori, mantenuto la formazione di sei mesi e la selezione, ma portando i numeri a 42 studenti: il doppio rispetto all'anno scorso.
Sul piano simbolico, tornare a Sorengo ha significato rinverdire la collaborazione con la Franklin Switzerland: con la SUPSI, la Fondazione Plan ₿ ha già avviato progetti di dottorato, con l'USI si discute addirittura di cattedre industriali, mentre con la Franklin, per ora, il legame è soprattutto logistico. E il loro campus è splendido, perché permette davvero un'esperienza di vita in stile universitario».
Una delle novità è stata appunto la convergenza, in alcuni momenti, tra il percorso business e quello per sviluppatori. Cosa ha funzionato di questa formula e che livello hai riscontrato negli studenti?
«Nelle primissime edizioni tutto era in un unico calderone. Gli studenti interessati, per dire, ad ambiti, come marketing o legale, rischiavano di smarrirsi tra i temi più tecnici di sviluppo software, e viceversa. Separando i due percorsi, la situazione era migliorata, e quest'anno abbiamo fatto un passo ulteriore, reintegrando di nuovo, ma diversamente, le due esperienze, in un'unica formula che ci sembra vincente.
Tutti gli studenti iscritti al Plan ₿ Program da febbraio hanno seguito un modulo iniziale comune di introduzione a Bitcoin, per poi dividersi nelle due track - circa 170 per quella tecnica e quasi 200 per quella business - seguendo mesi di masterclass online e ricevendo incarichi specifici dalle società partner (Blockstream, Tether, Breez, Jan3, Bull Bitcoin, Ark Labs, etc.). Le prime lezioni a Lugano sono state plenarie, con gli speaker principali a contatto con tutti; poi la divisione in track con docenti mirati; infine le attività di gruppo, come la scalata al Monte San Salvatore con speech in vetta, e soprattutto l'hackathon finale, in cui abbiamo mescolato le due tracce in team misti. Sviluppatori, crittografi e ingegneri da un lato, esperti di legale, marketing e finanza dall'altro: un mix, a nostro parere, davvero vincente».
La faculty ha riunito nomi di primissimo piano come Peter Todd. Quanto è importante poter contare su esperti di questo calibro?
«La Summer School ha sempre potuto vantare la partecipazione di esponenti di spicco dell'ecosistema: non è una novità di quest'anno. Negli anni sono passati Paolo Ardoino, Peter Todd e Adam Back - questi ultimi due accostati, da vari documentari, alla figura di Satoshi Nakamoto -, ma anche CEO di aziende importanti, come Elizabeth Stark o Miles Suter.
Il motivo per cui coltiviamo questi contatti non è solo attirare l'attenzione di studenti, cittadinanza e media, ma creare un networking che abbia conseguenze concrete sul piano occupazionale. Un docente può essere bravissimo nell'insegnamento, ma se non ha potere decisionale sulle assunzioni non si crea quella connessione per cui i nostri studenti passano settimane a stretto contatto con chi può davvero ampliare un team.
Quest'anno gli studenti hanno potuto parlare direttamente con la dirigenza di Tether - anche il CTO Mathias Buus, che ha aperto i lavori e si è poi fermato a lungo a discutere con i ragazzi - oltre a Kevin Loaec, CEO della società che sviluppa il walletLiana, Kilian Rausch, CEO di Boltz, Francis Pouliot, CEO di Bull Bitcoin, i vertici di Mempool.Space, l'italiano Marco Argentieri di Ark Labs, che opera a Lugano, e Oleg Mikhalsky di Fulgur Ventures. La presenza di questi veri e propri capitani d'industria serve proprio a massimizzare rapporti e contatti».
Sei il direttore accademico di un progetto che fa dell'educazione il proprio centro di gravità. In che modo iniziative come la Summer School consolidano il ruolo di Lugano come capitale europea dell'adozione di Bitcoin?
«Rendere Lugano la capitale europea dell'adozione di Bitcoin era la sfida principale su cui si è basato l’accordo tra Tether e il Comune di Lugano - che ha dato origine al progetto Plan ₿, ndr -, a cui si sono poi uniti altri partner come Fulgur Ventures. Una sfida declinata in vari settori: l'adozione dei pagamenti, la creazione di una delle più grandi conferenze del settore (il Plan ₿ Forum, ndr), la nascita di un polo di start-up e, non ultima, la formazione con la Summer School.
Rispetto alla prima edizione, ci sono stati soprattutto due snodi di sviluppo principali. Il primo è l'espansione della scuola, che è passata dal connotarsi come un’esperienza unicamente fisica a un percorso di preparazione e selezione online lungo diversi mesi, che raggiunge studenti di tutto il mondo: alcune lezioni di quest'anno si sono tenute da San Salvador, altre da Taipei, altre ancora da diversi luoghi “caldi” dell'adozione di Bitcoin. Il secondo è la connessione con il mondo universitario: hanno partecipato Edoardo Beretta e Massimo Morini dell'USI, Tiziano Leidi della SUPSI e Giovanni Santostasi. Abbiamo poi forti collaborazioni con il Politecnico di Torino e con l'università NTUT di Taipei, di cui curiamo i programmi di Executive Master, e stiamo preparando intese con atenei come la George Washington University e l'MIT. Senza dimenticare la formazione gratuita e accessibile a tutti sul sito Plan ₿ Academy: anche i corsi online del programma, dopo un anno, vengono rilasciati gratuitamente e in open source».
Guardando alla prossima edizione: cosa ti porti a casa da questo 2026 e in quale direzione vorresti far crescere la Summer School?
«Sicuramente manterremo ed espanderemo questa formula ibrida, che ci sembra la sintesi perfetta tra le dimensioni ambiziose dei primi anni e la specializzazione, con selezione, divisione in track e preparazione online, delle edizioni più raccolte. L'anno prossimo puntiamo a un'integrazione ancora maggiore con l'ecosistema cittadino: per quanto la Franklin sia stata un'ottima location, proveremo a coinvolgere in modo più strutturale anche i campus di USI e SUPSI in città, e stiamo valutando spazi interessanti come la nuova AIL Arena di Lugano, complice anche la proficua collaborazione già avviata, grazie alla sponsorship di Lugano’s Plan ₿ con l’FC Lugano».
Se dovessi estrapolare un momento speciale, qual è la tua "copertina" di questa edizione?
«Ci sono tre immagini che porto con me. La prima è quella classica della consegna dei diplomi: sul palco, nella sala del Consiglio comunale, c'eravamo io, S₿AM - principale animatore della community e, con il nostro team, organizzatore di tutta la scuola - e il sindaco Michele Foletti. Poi c'è la tradizionale gita in barca: quest'anno, giocando sul celebre meme dell'incidente nautico in cui si perdono le chiavi private, abbiamo gettato nel lago di Lugano un gigantesco gonfiabile con le sembianze di un hardware wallet, salvo poi recuperarlo. Infine la festa finale al Bitcoin Hotel di Brusimpiano, sull'altra sponda del lago: un momento liberatorio e di grande sfogo per gli studenti, dopo quasi dieci giorni di lavoro intensissimo».







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