Peter Todd: «I temi che trattiamo alla Plan ₿ Summer School sono il futuro»

Lo sviluppatore canadese, tra i nomi più rilevanti del panorama Bitcoin mondiale, è uno dei docenti della Plan ₿ Summer School 2026, in corso a Lugano in questi giorni.
Lo abbiamo incontrato per parlare di formazione, del livello degli studenti e della crescente centralità, in questo ambito e non solo, della città del Ceresio.
Lo sviluppatore canadese, tra i nomi più rilevanti del panorama Bitcoin mondiale, è uno dei docenti della Plan ₿ Summer School 2026, in corso a Lugano in questi giorni.
Lo abbiamo incontrato per parlare di formazione, del livello degli studenti e della crescente centralità, in questo ambito e non solo, della città del Ceresio.
Un nome di prestigio, il suo, che in questa edizione sta impreziosendo la lista dei docenti della Plan ₿ Summer School 2026, attualmente in corso a Lugano: è quello di Peter Todd. Sviluppatore Bitcoin di lungo corso, creatore del progetto OpenTimestamps, l’esperto canadese è una delle figure più autorevoli e influenti dell'intero ecosistema, balzato anche agli onori delle cronache internazionali per il documentario che ipotizzava l’associazione tra la sua identità e quella di Satoshi Nakamoto, l'enigmatico inventore di Bitcoin (ipotesi, però, da lui stesso smentita). Tra una lezione e l'altra alla Franklin Switzerland, lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua esperienza luganese e la sua visione sull'importanza della formazione.
Partiamo dai temi che hai trattato nel corso delle tue lezioni…
«I diversi "layer", intanto, cioè degli strati che vengono costruiti su Bitcoin - o di cui si è proposta la costruzione - per migliorarne scalabilità, privacy e decentralizzazione, con tutti i compromessi che questo comporta. Lightning è ovviamente il più famoso, ma ce ne sono molti altri. Questo è un campo vastissimo, non a caso ho utilizzato un'intera ora di lezione solo per offrire una panoramica generale di tutta questa tecnologia».
Trovarsi a insegnare queste materie in un contesto universitario che sensazioni e valori trasmette?
«Assolutamente particolari. Essere qui è un passaggio fondamentale, perché stiamo formando la prossima generazione. E, detto francamente, a volte, trovo un po' imbarazzante che non siano gli atenei stessi, autonomamente, a farlo: perché, ad esempio, alcuni dipartimenti di informatica non hanno ancora iniziato per conto loro? I temi che trattiamo durante la Summer School rappresentano un futuro che tocca un'enorme categoria di sistemi digitali, decentralizzati e non. Anche se si possiede soltanto un database, in fondo, si dovrebbe avere una qualche forma di blockchain per verificarlo».
Quello del portare l'educazione su Bitcoin dentro le università è un tema che ti sta particolarmente a cuore…
«Decisamente. Perché, per quanto l'informatica tradizionale sia interessante, tutto poi torna ad uno snodo: come si usano questi strumenti nel mondo reale? E oggi un'enorme fetta della programmazione è legata alla finanza: come si fa finanza in modo sicuro? Realtà come Plan ₿ sono perfettamente attrezzate per offrire questi primi corsi di crittografia finanziaria, e lo evidenzia il fatto che siano riuscite a coinvolgere esperti di livello mondiale».
A proposito di esperienza, cosa ci dici, in termini di basi di partenza, sugli studenti che hai incontrato?
«Il livello di competenza variava parecchio, così come le informazioni che ognuno aveva già incamerato nel tempo. E mi piace sempre sottolineare un punto: aver letto molte cose su Bitcoin, aver visto tanti contenuti sui social, non significa necessariamente sapere di cosa si sta parlando. All'inizio della lezione, ho posto una domanda di informatica piuttosto semplice e alcuni studenti hanno visto più di quanto ci fosse effettivamente, in quella domanda. Quando si affrontano questi temi è importante tornare alle basi e ragionare con calma su cosa si vuole davvero capire».
Insomma, il consiglio è: meno “social” e più studio dei fondamentali?
«Stare un po' meno sui social media è quasi sempre un buon consiglio a prescindere. Le questioni “politiche” sono importanti, certo, ma è bene possedere una solida comprensione della tecnologia a livello basilare. Lo dico sempre: se non sei in grado di andare a una lavagna e spiegare a un dodicenne cos'è una firma digitale, allora devi capirla meglio tu in primis, soprattutto se aspiri a lavorare nel settore tech».
Conoscendo bene il contesto di El Salvador, cosa ne pensi di questa espansione europea dell'adozione di Bitcoin?
«Penso sia un'ottima cosa che si stiano allargando i confini oltre El Salvador. Il concetto di "Bitcoin country" è molto interessante, ma tutto questo deve diffondersi anche in Europa. E qui, a Lugano, abbiamo una buona occasione per farlo, perché ci troviamo in un luogo evidentemente favorevole a Bitcoin».
Sul piano strettamente contenutistico, ci sono differenze tra i programmi della Summer School luganese e i percorsi formativi salvadoregni?
«No, i contenuti non sono molto diversi tra i due percorsi. Anzi, mi piace sottolineare, a beneficio degli studenti delle edizioni di El Salvador, che hanno ricevuto la stessa formazione di alta qualità che si riceve ovunque, Lugano compresa».
Quanto conta, in definitiva, l'educazione per la crescita dell'ecosistema Bitcoin?
«A dirla tutta, nel mondo di oggi, grazie soprattutto a internet e all'intelligenza artificiale, gli studenti più brillanti possono assolutamente imparare da soli, se hanno la spinta a farlo. Ma l'importanza dell'insegnamento sta, appunto, nel raggiungere ben più di quell'1% che ci arriva da solo, destinando ad una platea molto più ampia queste opportunità. Lo dico per esperienza personale: gran parte di ciò che so su Bitcoin l'ho imparato da autodidatta, con qualche mentorship da figure come Gregory Maxwell. Ma quando, all'università, sono arrivato alla matematica di alto livello, ho capito che avevo bisogno di insegnanti, perché avevo raggiunto il limite di ciò che potevo comprendere da solo. E, se vogliamo portare Bitcoin e la crittografia finanziaria nel mondo, dobbiamo raggiungere molto più di quell'1% di persone che studiano in totale autonomia».








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