El Salvador è ancora “la nazione Bitcoin”?

Al Plan ₿ Forum di Lugano, il fondatore di Bitcoin Beach Mike Peterson ha risposto alle domande del giornalista Joe Nakamoto.
Tra prestito del Fondo Monetario Internazionale, wallet governativi e adozione reale, è emerso un racconto autentico di chi vive sul campo, che smonta la narrativa della resa.
Al Plan ₿ Forum di Lugano, il fondatore di Bitcoin Beach Mike Peterson ha risposto alle domande del giornalista Joe Nakamoto.
Tra prestito del Fondo Monetario Internazionale, wallet governativi e adozione reale, è emerso un racconto autentico di chi vive sul campo, che smonta la narrativa della resa.
Un giacca con banconote da un dollaro stampate ovunque, un finto giornalista del «Great Fiat Times» e un dibattito che si accende prima ancora di cominciare. Il panel "Is El Salvador Still Bitcoin Country?", programmato nel corso della quarta edizione del Plan ₿ Forum - la conferenza di riferimento in Europa per Bitcoin e le tecnologie decentralizzate, ospitata al Palazzo dei Congressi di Lugano il 24 e il 25 ottobre scorsi -, ha assunto la forma di un faccia a faccia tra Mike Peterson, co-fondatore e direttore di Bitcoin Beach (il progetto nato nel 2019 a El Zonte che ha ispirato l'adozione di Bitcoin come valuta legale in El Salvador), e Joe Nakamoto, giornalista indipendente molto noto nel contesto Bitcoin, che per l'occasione si è calato nei panni di «Joseph Dividends», un provocatorio alter ego filo-sistema finanziario tradizionale. La tesi da smontare? Quella secondo cui El Salvador avrebbe tradito la “promessa Bitcoin”.
Il prestito del Fondo Monetario Internazionale
La provocazione più diretta di Nakamoto/Dividens ha riguardato il prestito da 1,4 miliardi di dollari concesso dal Fondo Monetario Internazionale, che ha comportato la fine dell’obbligo per gli esercenti di accettare Bitcoin, il progressivo ridimensionamento di Chivo (il wallet governativo) e una forte limitazione del coinvolgimento pubblico nelle attività legate a Bitcoin. Peterson ha però ribaltato la lettura di quanto accaduto: «El Salvador avrebbe comunque attinto a questo prestito, perché in caso contrario sarebbe andato in default. Il governo ha semplicemente aspettato che il prezzo di Bitcoin salisse e che il contesto politico fosse favorevole per negoziare da una posizione di forza». Le concessioni fatte al FMI, secondo Peterson, coincidevano in realtà con ciò che molti bitcoiner desideravano: l’uscita da un wallet governativo malfunzionante e la rimozione di un obbligo che, nei fatti, non era mai stato davvero applicato. «Il FMI ha potuto dichiarare vittoria e El Salvador ha potuto tenersi i suoi Bitcoin. Entrambe le parti - ha chiarito l’intervistato - hanno lasciato le cose volutamente vaghe, perché a entrambe conveniva».
Più Bitcoin di prima, con meno clamore
All’ulteriore provocazione dell’intervistatore, quella secondo cui quella di El Salvador sarebbe oggi solo un’operazione di «branding, non realtà», Peterson ha opposto i fatti. «Quando Bitcoin è diventato valuta legale, gli strumenti di utilizzo non erano pronti per rispondere efficacemente e i pagamenti fallivano. Oggi ci sono più aziende che accettano Bitcoin e più persone che lo capiscono di quante ce ne siano mai state». Il direttore di Bitcoin Beach ha inoltre sostenuto che quasi tutti i salvadoregni siano consapevoli di che cosa sia la moneta creata da Satoshi Nakamoto e che El Salvador resti uno dei pochissimi luoghi al mondo - e tra questi, chiaramente, c’è anche Lugano - in cui è possibile utilizzarlo davvero nella vita quotidiana. Secondo Peterson, nel Paese la valuta digitale è utilizzata in particolare da chi è rimasto escluso dal sistema bancario tradizionale: «Non è un progetto calato dall’alto, ma nato dal basso», ricordando come il tutto sia partito da un piccolo villaggio di surfisti in cui ci si era proposti l’obiettivo di tenere i giovani lontani dalle gang.
Il verdetto del pubblico del Forum
Alla fine del dibattito, Nakamoto ha chiesto alla platea di votare. Nessuna mano alzata tra chi riteneva che El Salvador non fosse più il «paese di Bitcoin». Gli spettatori presenti, invece, si sono schierati a sostegno della tesi opposta. Peterson ha chiuso con un invito: «Venite a El Salvador e giudicate con i vostri occhi. Non fidatevi di nessun altro, né dei bitcoiner né della stampa tradizionale».
Il Plan ₿ Forum tornerà a Lugano, con la sua quinta edizione, venerdì 23 e sabato 24 ottobre di quest’anno.
Vuoi ascoltare l’intervista completa a Peterson? La registrazione integrale è disponibile sul canale Rumble della manifestazione, insieme a tutti i panel della quarta edizione.







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