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Bitcoin nei bilanci aziendali: il caso H100 raccontato all'USI

Il Bitcoin USI Club ha ospitato Sander Andersen, executive chairman e co-founder della più grande Bitcoin treasury company dei paesi nordici.
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Bitcoin nei bilanci aziendali: il caso H100 raccontato all'USI

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Il Bitcoin USI Club ha ospitato Sander Andersen, executive chairman e co-founder della più grande Bitcoin treasury company dei paesi nordici.
Ventinove anni, norvegese e residente a Lugano, ha spiegato perché sempre più aziende guardano a Bitcoin come possibile asset di riserva alternativa alla liquidità tradizionale.

Un'aula affollata, domande che si sono protratte ben oltre la presentazione e un aperitivo trasformatosi in una sessione di networking: l'evento "Bitcoin in the Balance Sheet: The case of a listed Bitcoin treasury company”, organizzato martedì 21 aprile dal Bitcoin USI Club in collaborazione con un’altra associazione studentesca, World of Finance, ha confermato la crescente attenzione del mondo accademico luganese verso i temi legati a Bitcoin e alla finanza decentralizzata. Ospite della serata, nell'Aula A11 del Palazzo Rosso al Campus USI, è stato Sander Andersen, Executive Chairman e co-fondatore di H100 Group. Il Bitcoin USI Club, associazione studentesca riconosciuta dall'USI che conta oggi nove membri attivi e un calendario di iniziative sempre più fitto, prosegue così un percorso avviato ormai da oltre un anno che ha già portato al campus voci di primo piano dell'ecosistema legato all’invenzione di Satoshi Nakamoto.

Da atleta d'élite a pioniere delle riserve in Bitcoin

Classe ‘96, norvegese, residente a Lugano, Andersen ha alle spalle un percorso tutt'altro che lineare. Ex nuotatore d'élite, ha fondato una delle più grandi società di coaching online in Norvegia prima di dedicarsi al settore dei capitali legati a Bitcoin. Oggi guida H100 Group, una società quotata a Stoccolma sul listino NGM Nordic SME che ha scelto di detenere Bitcoin nel proprio bilancio, cioè tra le proprie riserve aziendali. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla società, H100 possiede 1.051 Bitcoin. L’attuale gruppo ha assunto questa forma nel 2025, dopo un’operazione societaria con eBlitz. Una Bitcoin treasury company - questo il termine utilizzato nel settore - è, in sostanza, una società quotata che sceglie di detenere Bitcoin nel proprio bilancio anziché mantenere le riserve in valuta tradizionale. «La scarsità di Bitcoin è imposta dalla matematica, non dalla politica», ha sintetizzato Andersen, spiegando perché, a suo avviso, la moneta ideata da Satoshi rappresenti un'evoluzione rispetto all'oro come strumento di riserva: verificabile in tempo reale sulla blockchain, trasferibile senza intermediari e con un'offerta massima fissata a 21 milioni di unità.

Perché il cash non è più un rifugio sicuro

Al centro del suo intervento, la tesi macroeconomica che sorregge l'intero modello di H100. Secondo Andersen, in un contesto di debito sovrano globale superiore ai 330 trilioni di dollari e di un'offerta monetaria raddoppiata nel giro di una generazione, la liquidità detenuta dalle aziende perde, a suo avviso, tra il 2% e il 7% di potere d'acquisto ogni anno. I tassi reali sugli asset considerati sicuri, ha osservato Andersen, sono spesso negativi. Il divario tra Europa e Stati Uniti, in questo ambito, è significativo: mentre le prime sei aziende statunitensi detengono complessivamente quasi un milione di Bitcoin nei propri bilanci, l'intera Europa ne conta appena 18.000. H100 punta a colmare questo gap, e nelle scorse settimane ha firmato una lettera d'intenti per acquisire due società norvegesi che porterebbero le riserve del gruppo a oltre 3.500 Bitcoin, posizionandolo come seconda treasury company del continente. «La volatilità è il prezzo d'ingresso per un asset con un potenziale di ritorno asimmetrico», ha ammesso Andersen, che non ha nascosto i rischi del modello - possibili crolli del 50%, incertezze normative, complessità della custodia - ma li ha inseriti in una visione di lungo periodo.

Il prossimo appuntamento: Bitcoin, AI e libertà di parola

Il terzo importante passaggio chiave della serata, forse il più adatto a una platea universitaria, ha toccato un altro aspetto: «Il comportamento batte la tesi: la maggior parte degli investitori perde perché non sa stare ferma». Un messaggio che, al di là del contesto finanziario, restituisce lo spirito con cui il Bitcoin USI Club intende avvicinare gli studenti a questi temi: non solo teoria, ma confronto diretto con chi opera sul campo.

Il prossimo appuntamento è fissato per l'8 maggio, con un evento co-organizzato insieme a Istituto Liberale, LPU e Students for Liberty Schweiz, dal titolo "The Impact of Bitcoin and AI on the Freedom of Speech": sul palco, Giacomo Zucco e Barry Smith, professore di Filosofia e Ontologia all’USI e alla University of Buffalo.


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.

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