Vende casa per vivere su una roulotte riscaldata da… Bitcoin

Steve ha venduto la sua abitazione nel Regno Unito nel 2023, ha comprato Bitcoin e si è trasferito in una roulotte alimentata da pannelli solari. L’obiettivo? Dimostrare che vivere il più possibile off-grid, riscaldandosi con i miner Bitcoin, può essere una strada concretamente percorribile.
Steve ha venduto la sua abitazione nel Regno Unito nel 2023, ha comprato Bitcoin e si è trasferito in una roulotte alimentata da pannelli solari. L’obiettivo? Dimostrare che vivere il più possibile off-grid, riscaldandosi con i miner Bitcoin, può essere una strada concretamente percorribile.
In venticinque minuti è riuscito a condensare una delle storie più concrete e radicali tra le tantissime condivise nel corso di quattro edizioni del Plan ₿ Forum di Lugano. Steve, noto nel mondo Bitcoin come “Off Grid Steve”, è inglese, ha un background da imprenditore e consulente IT nel Regno Unito. Ma ciò che lo rende particolare non è la sua professione, bensì quello che ha fatto nel 2023, quando Bitcoin toccava i minimi della sua fase di bear market. Ha venduto la sua casa, ha comprato dei Satoshi (o SATS, frazioni di BTC) e si è trasferito in una roulotte alimentata a pannelli solari, dando il via a un progetto personale di lungo periodo per capire fin dove si possa spingere una vita il più possibile off-grid e riscaldata dal calore del processo del mining di Bitcoin.
Le ragioni di una svolta radicale
La decisione di cambiare vita non è arrivata dal nulla. Steve racconta di un viaggio in Nepal, intrapreso molti anni fa, che gli ha aperto gli occhi su un modo diverso di vivere: «Quelle persone avevano poco o nulla, eppure volevano condividerlo. Ti accoglievano in casa, ti offrivano da mangiare, in cambio volevano solo conoscere la tua storia. Quella libertà, quella capacità di alzarsi ogni mattina e decidere cosa fare della propria giornata, mi ha segnato profondamente».
Alcuni anni dopo, lavorando nell’industria tech durante il boom delle dot-com, Steve ha perso tutti i risparmi investiti in azioni. La bolla è esplosa mentre lui si trovava su una montagna, nello stato dell’Himalaya, senza connessione e senza alcuna idea di ciò che stava accadendo. «Mi ci sono voluti due mesi prima di scoprire che quello che avevo era stato completamente spazzato via». L’incontro con Bitcoin è arrivato intorno al 2011-2012, quasi per caso. «Un amico sosteneva che fosse impossibile che avesse successo. Io, per spirito di contraddizione, ho preso la posizione opposta. E quella, col tempo, è diventata la convinzione che mi sono portato dietro anche negli anni successivi».
Nel 2023, quando Bitcoin era vicino ai minimi del bear market, ha messo in vendita la sua casa, riuscendo a venderla in pochi giorni. Quando l’operazione si è chiusa, le quotazioni di BTC erano già risalite da circa 16.000 a 26.000 dollari. Ma trasformare quella vendita in Bitcoin si è rivelato un incubo kafkiano: «La mia banca, Barclays, ha bloccato i trasferimenti per cinque giorni di fila. Ogni giorno passavo un’ora al telefono con il dipartimento compliance a spiegare che stavo semplicemente cercando di spostare soldi su un exchange regolamentato dalla FCA. Al quinto giorno conoscevo i nomi di tutti quelli che lavoravano in quel dipartimento». Un episodio che, più di molti discorsi teorici, aiuta a capire perché Bitcoin continui a esercitare un fascino così forte.
L’approdo a una nuova dimensione di vita
Finalmente in possesso di Bitcoin, Steve ha negoziato l'accesso a un lembo di terra per circa due anni e mezzo, ha comprato una roulotte statica usata e un container marittimo, e ha iniziato a costruire. Pannelli solari ovunque, batterie, inverter. L'obiettivo? Far girare dei miner Bitcoin (specifici computer noti, tra altre denominazioni e modelli, soprattutto come ASIC) con l'energia del sole e usare il calore prodotto dal processo di mining per riscaldare la roulotte. D'estate, il sistema riesce a funzionare senza ricorrere alla rete elettrica; d'inverno è più complicato, ma, come ha evidenziato lui stesso con una nota di evidente ottimismo, «mi piace la sfida, cercare di risolvere questo problema ingegneristico nel mondo reale». Il vero colpo di genio è stata l'invenzione dell'HushBox, un contenitore insonorizzato che Steve ha progettato e costruito da solo. Il problema era semplice: i miner producono un rumore assordante, impossibile conviverci.
La soluzione è stata complessa: una scatola con accesso remoto, termostato, un nodo Bitcoin completo integrato e un sistema di filtrazione dell'aria stampato in 3D. Il calore viene convogliato attraverso tunnel scavati sotto il container e la roulotte, riscaldando lo spazio sottostante. E poi c'è il tocco umano: «I nonni dei miei figli hanno lavorato a maglia delle coperture tubolari da mettere sui condotti. Cambiando la frequenza naturale della struttura, hanno eliminato le vibrazioni e reso tutto molto più silenzioso». Steve è già alla terza versione dell’HushBox e sta lavorando con un’azienda per capire se e come renderlo disponibile su scala e commercialmente, anche se la burocrazia britannica, ha specificato, «rende incredibilmente difficile essere semplicemente un ingegnere e sviluppare cose».
Far avanzare la “missione Bitcoin”
Il piano originale prevedeva di vendere un po' di Bitcoin due anni dopo l'inizio del progetto, ma il governo ha cambiato le regole: «La capital gain tax che avrei pagato sull’apprezzamento era del 10%. Ora siamo più vicini al 24%». La filosofia, però, è rimasta la stessa: «Penso che tutti dovrebbero vendere un po' di Bitcoin ogni volta che possono, ma solo per far avanzare una missione Bitcoin come questa».
Steve pensava di poter vivere il più possibile fuori dal sistema, evitando di doversi misurare con la politica, ma si è reso conto di essere stato, come ha tenuto a sottolineare, più ingenuo di quanto pensasse. Per questo, il prossimo passo sarà comprare una porzione di terra più ampia – «se qualche bitcoiner nel Regno Unito ha della terra da vendere in cambio di Bitcoin, si faccia avanti» – e rifare tutto il progetto, ma più grande e migliore. Dal palco del P2P Stage del Palazzo dei Congressi di Lugano, nella parte finale del suo intervento, Steve ha lanciato un monito alla platea: «La più grande minaccia? La centralizzazione: BlackRock che possiede così tanti Bitcoin, le treasury company, Michael Saylor che ne compra sempre di più». La sua idea, ha spiegato, è che ci si debba concentrare soprattutto sulle economie circolari e sul peer-to-peer: parrucchieri, bar, caffè pagati in Bitcoin, il più possibile senza terze parti né intermediari.
Aggiungendo, a seguire, che «questo è il momento della vita di Bitcoin in cui il mezzo di scambio comincia a diventare importante quanto la riserva di valore. Tutti usano Bitcoin come riserva di valore, ma la componente legata alle transazioni sarà fondamentale».
Il messaggio finale è stato diretto: tutti, secondo Steve, dovrebbero spendere almeno un po’ di SATS, soprattutto per sostenere economie circolari, conferenze e iniziative che aiutino davvero a far crescere l’ecosistema.
Vuoi ascoltare l’intervento completo? Il panel integrale è disponibile sul canale Rumble, dove puoi trovare anche altri video della scorsa edizione del Plan ₿ Forum.
L’evento tornerà a Lugano venerdì 23 e sabato 24 ottobre di quest’anno.







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