«Se qualcuno stampa denaro gratis, il conto lo stai pagando tu»

Nel corso della quarta edizione del Plan ₿ Forum di Lugano, l’ex trader di Goldman Sachs Joe Bryan ha portato sul palco della conferenza “What’s the problem”, una storia di fantasia nata per spiegare perché obesità, guerre e crollo delle nascite hanno la stessa radice: la manipolazione della moneta.
Nel corso della quarta edizione del Plan ₿ Forum di Lugano, l’ex trader di Goldman Sachs Joe Bryan ha portato sul palco della conferenza “What’s the problem”, una storia di fantasia nata per spiegare perché obesità, guerre e crollo delle nascite hanno la stessa radice: la manipolazione della moneta.
Spiegare perché il mondo è così com'è, attraverso una storia. Nessun discorso tecnico, zero sermoni sull’economia. Joe Bryan, sul palco della quarta edizione del Plan ₿ Forum di Lugano, ha “portato” solo una storia da raccontare. «È molto difficile capire la soluzione, se non capisci nemmeno il problema», esordisce. E il problema, ha spiegato, è che miliardi di persone, nel mondo, provano la strisciante sensazione che qualcosa non vada, ma non riescono a comprenderne davvero il motivo.
I problemi attorno a noi diventano sempre più grandi, complessi, ma tutti li vedono come questioni scollegate. Cosa c'entra la crisi delle nascite con l'obesità, con le guerre infinite, con il costo della vita? Bryan, laureato in fisica all’Università di Oxford, ha operato come trader di derivati per un decennio tra Goldman Sachs, Morgan Stanley e UBS, prima di fondare una società di modelling statistico per gli sport, acquisita nel 2019 da Superbet (gruppo gaming sostenuto da Blackstone). Durante il lockdown, poi, ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla costruzione e al supporto di business basati su Bitcoin.
Ma quando un amico gli ha chiesto di preparare una presentazione, Bryan si è trovato davanti a un dilemma: come spiegare Bitcoin a chi parte da zero?
La sua risposta è diventata "What's the Problem?", un video educativo di 39 minuti – condensato dal vivo al Plan ₿ Forum – tradotto in oltre 30 lingue e disponibile gratuitamente. La strategia è controintuitiva: Bitcoin non viene nemmeno menzionato fino all'ultima slide. Prima devi capire il problema. E per farlo, Bryan usa - e ha usato anche sul palco principale del Palazzo dei Congressi di Lugano - quello che definisce un "esperimento mentale": una storia ipotetica, inventata, che serve a illustrare concetti economici complessi in modo accessibile. Perché, come ha spiegato, «gli esseri umani tendono a ricordare le storie».
L'isola deserta e il grande pulsante rosso
L'esperimento - e quindi la vicenda - parte da un'isola deserta in cui centinaia di naufraghi, provenienti da una civiltà avanzata, devono ricominciare tutto da zero. Decidono quindi di creare la moneta perfetta: quantità fissa per sempre, verificabile in modo istantaneo, facile da trasferire, infinitamente divisibile e senza possibilità di deterioramento. Ma nel dibattito su come gestire questa moneta emergono due leader con visioni opposte. Bryan li chiama Satoshi e Fiatello, due personaggi simbolici, i cui nomi richiamano volutamente Satoshi Nakamoto, il creatore di Bitcoin, e il sistema monetario fiat (basato sulla fiducia nei governi), che rappresentano due filosofie monetarie completamente diverse. Satoshi dice: «Abbiamo definito le caratteristiche della moneta perfetta, blocchiamole e andiamo avanti». Fiatello risponde: «Sono d'accordo, però mettiamo un grande pulsante rosso da premere, per modificarla in caso di emergenza. Nessuno lo userà mai, ovviamente». Satoshi rifiuta il compromesso e costruisce un muro che taglia l'isola a metà.
Sul lato di Satoshi, così, si utilizza una moneta con caratteristiche bloccate per sempre. Sul lato di Fiatello, invece, una moneta identica, ma con la possibilità di modificarla premendo il pulsante rosso in caso di emergenza. Le due valute prendono il nome dai rispettivi leader: i "Satoshis" e i "Fiatellos". Inizialmente entrambi i lati prosperano in modo identico. La specializzazione genera competizione, i prezzi calano, la qualità tende a crescere. Non solo, anche il potere d'acquisto cresce (del 3% all'anno). Ma poi arriva il deficit di bilancio. Satoshi, sul suo lato, può solo tagliare la spesa o alzare le tasse e questo gli fa perdere le elezioni. Fiatello, invece, preme il pulsante rosso, stampa moneta per il governo e guadagna consensi elettorali decisivi. Nessuno se ne accorge, ma qualcosa è cambiato.
Quando la moneta si scioglie
«Quella moneta stampata finisce nelle tasche del governo e di chi gli sta vicino», racconta Bryan. Gli imprenditori vedono segnali di prezzo distorti, spostano capitale verso il governo per competere per questa falsa domanda. I costi di produzione, di conseguenza, salgono per tutti. Così gli imprenditori devono scegliere: assorbire i costi e chiudere, oppure passarli ai consumatori attraverso prezzi più alti, confezioni più piccole (shrinkflation), o qualità minore. «I prodotti che prima avevano una durata di cinque anni da quel momento durano solo un anno. Gli ingredienti freschi, intanto, vengono sostituiti con sludge industriale», aggiunge Bryan.
Scoppia una crisi di obesità, la popolazione diventa meno produttiva e il governo è costretto a intervenire ancora. I prezzi delle case salgono, così come gli affitti, e, in generale, sempre meno persone possono permettersi di fare acquisti. Insomma, la disuguaglianza esplode. La vita alla “Homer Simpson” - famiglia monoreddito, moglie casalinga, tre figli, casa indipendente - diventa sostanzialmente impossibile. Servono due genitori che lavorino, resta meno tempo da dedicare alla famiglia e crollano anche i tassi di natalità. «A quel punto - sintetizza Bryan - i calcoli economici non tornano più: quando capisci che non riuscirai mai a comprare una casa, né a permetterti una famiglia, risparmiare perde di senso: meglio spendere tutto oggi e vivere il presente. Per chi invece è già in difficoltà economiche, la vita si fa sempre più dura: disperazione, cattive decisioni e dipendenze sono la regola». Il risultato è una crisi di salute mentale, che investe tutta la società.
Il ciclo infinito
Fiatello a quel punto è bloccato. L'unica opzione possibile è premere di nuovo il pulsante rosso. Cosa che avviene, così il ciclo si ripete e le crisi diventano sempre più grandi. Attorno al governo spuntano industrie parassite. «Non è più capitalismo di libero mercato», dice Bryan, ma «clientelare». Queste industrie si attaccano alla stampante monetaria, protette da regolamentazioni che limitano la competizione.
Il governo deve giocoforza occuparsi di problemi che tendono a crescere, mentre la stabilità sociale si indebolisce. Serve quindi controllare disinformazione e malainformazione. Di conseguenza, i media vengono «catturati» dai soldi delle pubblicità e i maggiori investitori pubblicitari sono proprio quelle industrie attaccate al pulsante rosso. Mentre il complesso militare-industriale fermenta conflitti all'estero e Wall Street è disposta a finanziare qualsiasi cosa. Nascono così le “forever wars”, le guerre infinite, che la popolazione supporta perché la TV dice che è la cosa giusta da fare. Chi ci guadagna, quindi? I poveri con salari fissi e senza proprietà perdono potere d'acquisto ogni anno. La classe media, che ha uno stipendio appena sufficiente e magari possiede la casa in cui vive, diventa la nuova classe povera: quella casa, sulla carta, vale di più, ma non è possibile venderla perché tra quelle mura deve viverci e non beneficia, dunque, dell'aumento di prezzo.
Anche i ricchi che possiedono asset e business vedono la loro ricchezza nominale crescere, ma Fiatello stampa moneta più velocemente di quanto i loro patrimoni aumentino: così, la loro fetta della torta complessiva si riduce anno dopo anno. L'unica classe che prospera? Bryan lo sintetizza così: «This is just industrialized theft», un furto industrializzato, cioè un meccanismo che trasferisce ricchezza dalle tasche dei cittadini a quelle dei politicamente connessi. Non occasionalmente, ma in modo sistematico e su larga scala.
La “caduta del muro”
Dopo tanto tempo, il muro nel mezzo dell'isola crolla. Così, per la prima volta, persone e denaro possono fluire da un lato all'altro. I “Fiatellos" si sciolgono, i “Satoshis”, invece, crescono ogni anno in potere d'acquisto. Bryan, a quel punto, ha spiegato la differenza tra i due sistemi: con la moneta di Fiatello, «il denaro ti sta derubando giorno dopo giorno. Con quella di Satoshi, invece, il mondo intero lavora 24 ore su 24 per aumentare il tuo potere d'acquisto». Quando le persone dell'isola capiscono questo meccanismo, iniziano a vendere i Fiatellos per comprare Satoshis. Il valore dei primi crolla ulteriormente, innescando nuove crisi.
A quel punto, Fiatello deve intervenire. Come? Imponendo alle persone di depositare i risparmi in banca, così la stessa potrà controllare ogni transazione con il pretesto di prevenire terrorismo, riciclaggio e frode. Poi, introducendo controlli sui capitali: è vietato comprare Satoshis. Le persone (e il denaro), però, trovano sempre un modo per aggirare i divieti. Così, a spostarsi, sono anche gli abitanti, che a un certo punto emigrano fisicamente verso il lato Satoshi dell'isola, perché - come ha sottolineato Bryan dal palco - «non puoi costruire una vita sulla sabbia».
A questo punto della presentazione, Bryan ha fermato la narrazione, il suo “esperimento mentale”. Ed ecco il “bagno di realtà”: «Il dollaro americano è una versione terribile del Fiatello di questa storia», dice dal palco. Anzi, peggio: ricordate le caratteristiche della moneta perfetta - offerta fissa, verificabile, facile da trasferire, resistente alla censura, eccetera, ndr - ? Il dollaro ne ha compromesse sette su otto. E i numeri, a quanto ha spiegato lo speaker a Lugano, lo dimostrerebbero. Gli Stati Uniti perdono 2.000 miliardi di dollari all'anno a fronte di una spesa di 6.000 miliardi. Sono già indebitati per 38.000 miliardi e hanno promesso di pagare altri 50-200 trilioni di dollari in futuro, tramite Medicare, Medicaid e altri programmi.
Bryan porta un esempio concreto: «Anche l'uomo più produttivo del mondo, Elon Musk, ha provato a tagliare la spesa governativa americana. Ha avuto a disposizione alcuni mesi, il pieno sostegno del governo e l’accesso a tutti i dati. E alla fine si è arreso», sottolineando peraltro che «nessuno può risolvere questo problema». Bryan ha mostrato anche uno dei grafici più famosi nella comunità Bitcoin: la curva del debito americano, sovrapposta a quella della Germania negli anni Venti. «Stiamo vivendo la Repubblica di Weimar al rallentatore», ha commentato.
E il problema non tocca solo il dollaro: «la maggior parte delle valute, negli ultimi dieci anni, ha perso valore contro il dollaro. Se sei sudanese, siriano, argentino o turco, hai perso tra il 90% e il 99% del tuo potere d'acquisto solo rispetto al dollaro, che a sua volta viene lentamente distrutto dalla stampante monetaria americana». La conclusione, come dice Lyn Alden citata dal protagonista di questa presentazione, è che niente e nessuno sta fermando questo treno.
Ma, a suo giudizio, la soluzione esiste, ed è una sola: la separazione tra denaro e stato. «Nessuno dovrebbe poter stampare gratis ciò per cui gli altri devono lavorare. Se aggiustiamo il denaro, aggiusteremo il mondo», ha detto alla fine del suo intervento Joe Bryan, concludendo un esperimento mentale che ha voluto dimostrare che molti problemi apparentemente scollegati - dalla crisi abitativa, alle guerre infinite, all’obesità - hanno un'unica radice: la manipolazione monetaria.
Il video completo "What's the Problem?" è disponibile gratuitamente su whatstheproblem.org in oltre 30 lingue, con materiali open-source per educatori.







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