L’università che abbraccia Bitcoin, al Plan ₿ Forum di Lugano

Durante la seconda giornata della quarta edizione della rassegna, quattro profili autorevoli - tra cui Edoardo Beretta (USI) e Tiziano Leidi (SUPSI) - hanno raccontato come le istituzioni accademiche stiano integrando Bitcoin nei programmi di studio.
Dal Ticino a Taiwan, passando per una rete di 800 università in 70 paesi.
Durante la seconda giornata della quarta edizione della rassegna, quattro profili autorevoli - tra cui Edoardo Beretta (USI) e Tiziano Leidi (SUPSI) - hanno raccontato come le istituzioni accademiche stiano integrando Bitcoin nei programmi di studio.
Dal Ticino a Taiwan, passando per una rete di 800 università in 70 paesi.
Bitcoin è forse l'unico asset monetario della storia moderna ad essere nato completamente al di fuori delle università. Alle sue spalle non c’è alcun paper accademico preliminare, comitato di esperti o cattedra dedicata. C’è “solo” un whitepaper anonimo pubblicato su una mailing list di cypherpunk, nel 2008, e una community di sviluppatori e appassionati che lo hanno costruito, letteralmente, dal basso. Eppure, molti anni dopo, proprio quelle istituzioni accademiche che all'inizio hanno ignorato l'invenzione di Satoshi Nakamoto stanno, da tempo, cercando di integrarla nei propri programmi di studio, di ricerca e persino nelle strategie didattiche. Un'inversione storica che non può essere liquidata come semplice "adozione", ma che racconta, piuttosto, come un'innovazione radicalmente decentralizzata stia sfidando - e forse trasformando - strutture tra le più conservative e gerarchiche della società.
Di questo apparente paradosso, e delle sue implicazioni pratiche, si è discusso durante il panel "Shaping Knowledge: Academic Perspectives on Bitcoin", andato in scena nella sala P2P del Plan ₿ Forum di Lugano, lo scorso ottobre. A moderare l'incontro è stata Mir Liponi, direttrice degli Hub di Plan ₿ Network e figura di riferimento della community Bitcoin italiana prima e luganese poi, che ha guidato il confronto tra quattro protagonisti dell'integrazione accademica di Bitcoin: Arsh Molu, co-fondatore del Bitcoin Students Network e membro della Human Rights Foundation; Tiziano Leidi, direttore dell'Istituto Sistemi Informativi e Networking della SUPSI; Edoardo Beretta, macroeconomista e professore presso l'Università della Svizzera italiana; Peter Chen, coordinatore dei corsi su Bitcoin alla National Taipei University of Technology e manager per l'espansione istituzionale di Tether nella regione Asia-Pacifico.
Quando gli studenti insegnavano ai professori
Il panel in questione si è rivelato un avvincente mix di percorsi ed esperienze condivise con il pubblico del Forum. A partire dall’intervento di Tiziano Leidi, che ha offerto una prospettiva storica interessante. «Quindici anni fa, Bitcoin arrivò all'accademia dall'esterno, da nicchie, community e forum», ha spiegato il direttore dell'ISIN. Leidi, proseguendo, ha raccontato come, nei primi anni, fossero proprio gli studenti a chiedere supporto ai professori, perché volevano imparare a programmare in parallelo su GPU per minare Bitcoin più velocemente e a dominare il mining quando era ancora accessibile e conveniente anche per singoli individui e non soprattutto per grandi organizzazioni. «La dimensione accademica, così, integrò Bitcoin passo dopo passo dalla community esterna». Facendo un salto temporale, da quella genesi alla stretta attualità, la situazione si è completamente invertita. Già, perché adesso le università producono ricerca avanzata sull’invenzione di Satoshi, specialmente grazie allo sviluppo dei protocolli layer 2, che permettono di costruire applicazioni sopra la blockchain. «La competizione nella ricerca - ha evidenziato Leidi - è ora molto più stimolante rispetto al passato», riferendosi anche al confronto con altre blockchain che tradizionalmente attiravano più attenzione accademica per la loro programmabilità.
Il caso Taiwan: tre anni per un master
Una testimonianza concreta è arrivata da Peter Chen, che ha raccontato la battaglia durata tre anni per ottenere l'approvazione del master in Bitcoin alla NTUT, che è, in breve, uno dei soli due programmi di questo genere al mondo, insieme a quello del Politecnico di Torino. «Quando abbiamo iniziato, c'era molta disinformazione: Bitcoin era associato a riciclaggio di denaro, truffe, frodi», ha spiegato Chen. Inoltre, «se provavi a ottenere l'approvazione direttamente a livello universitario, su dieci persone, nove ti rispondevano di no». Si è resa necessaria, quindi, una strategia vincente. Tre mosse chiave, per l’esattezza: identificare un advisor convinto (il direttore del dipartimento di Information and Finance Management), impegnarsi personalmente iscrivendosi a un dottorato alla NTUT e coinvolgere leader del settore come Giacomo Zucco e Adam Back, allo scopo di dare credibilità al progetto. Così, l’agognato momento di svolta è arrivato. Nel 2024, quando Chen è riuscito a coinvolgere 15 professori, provenienti da quattro diverse università taiwanesi, portandoli a Lugano per partecipare al Plan ₿ Forum e incontrare di persona Giacomo Zucco, i rappresentanti della Città e svariati esponenti dell’ecosistema Bitcoin locale. «Conclusa quell’esperienza e dopo due mesi di lavoro amministrativo, i corsi sono stati finalmente approvati», ha raccontato. Il risultato di questo lavoro sono due corsi - "Digital Asset and Blockchain" e "Bitcoin Economics" - che contano più di 120 studenti iscritti per ciascuno e sono andati "sold out".
Arsh Molu, dal canto suo, ha invece presentato il lavoro del Bitcoin Students Network, co-fondato con Ella Hough della Cornell University, che è riuscito ad approvare il primo major in Bitcoin negli Stati Uniti. «Abbiamo capito che non potevamo scalare passando da un’università all’altra», ha evidenziato lo speaker. «Così, abbiamo adottato un approccio “peer-to-peer”: raggiungere direttamente gli studenti per mostrare loro come creare club Bitcoin». Oggi la rete, ha raccontato il co-fondatore del Bitcoin Students Network, conta nodi in circa 800 università distribuite in 70 paesi diversi, simili all’associazione studentesca presente all’USI, denominata Bitcoin USI club e ispirata dal Plan ₿ di Lugano, che organizza ciclicamente iniziative allo scopo di diffondere tra gli studenti una conoscenza solida sulla tecnologia Bitcoin.
Resta vivo, però, un ostacolo principale per questo percorso globale di radicamento globale della cultura Bitcoin. Che non è più ideologico, ma pratico: «Alcuni atenei richiedono otto studenti per avviare un club e magari in quel dato momento ne risultano disponibili solo tre. La barriera, però, è solo il “marketing”: organizzare un primo incontro offrendo cibo per attirare nuovi membri, stampare poster per pubblicizzarlo. Parliamo di circa cento dollari», ha detto con una punta di ironia Molu. Il Bitcoin Students Network fornisce proprio questo supporto iniziale: un blueprint con costituzioni tipo, requisiti per gli advisor e, soprattutto, una rete globale di studenti che possono supportarsi reciprocamente. Lo speaker, in breve, ha insistito sul fatto che prima della tecnologia sia fondamentale lo strato sociale: community, relazioni e continuità degli incontri.
Le sfide dell'interdisciplinarità
Per ricollegarsi all’USI, sul palco del Palazzo dei Congressi, Edoardo Beretta ha, invece, sollevato una questione strutturale da tenere, a suo modo di vedere, in seria considerazione: Bitcoin è intrinsecamente interdisciplinare, ma le università sono organizzate a compartimenti stagni. «Le facoltà di informatica sono più aperte all'aspetto tecnologico rispetto a quelle economiche», ha osservato il professore di macroeconomia attivo presso l’ateneo di Via Buffi. «Per le facoltà di economia è difficile integrare rapidamente Bitcoin e le criptovalute nelle lezioni, anche per il dibattito storico su cosa sia la moneta». C’è una soluzione a questa evidente barriera? Dal suo punto di vista sì, e nello specifico va individuata nella possibilità di «parlare dell'evoluzione dei mezzi di pagamento e delle riserve di valore all'interno dei corsi tradizionali. Quando parliamo dell'oro, dovremmo necessariamente parlare anche di Bitcoin», ha sintetizzato Beretta, che ha anche sottolineato quello che vede come il "bias accademico" principale: Bitcoin è un'iniziativa bottom-up, non top-down, e questo crea resistenze in istituzioni tradizionalmente gerarchiche.
L’altro rappresentante accademico del Canton Ticino presente sul palco, Tiziano Leidi, ha poi confermato quanto la ricerca accademica stia evolvendo verso una maggiore interdisciplinarità, sottolineando che Bitcoin rappresenta proprio una di quelle grandi opportunità in grado di coniugare, con efficacia, crittografia, informatica, finanza ed economia. E, a proposito di programmazione accademica, Peter Chen ha aggiunto che alla NTUT si sta lavorando a un "Crow's College" interdisciplinare che includerà nove corsi diversi su blockchain e asset digitali, di cui tre specificamente dedicati a Bitcoin, coinvolgendo sia il college di management che quello di ingegneria, prima di concludere il panel con una constatazione importante: «Siamo ancora nella fase di apprendimento iniziale».
Un'ammissione di umiltà che, solo apparentemente come un paradosso, testimonia la maturità crescente di un movimento che sta trasformando l'educazione universitaria in una direzione che va dal basso verso l'alto, lasciandosi ispirare proprio dalla parabola di Bitcoin.
I video integrali dei panel della principale rassegna Bitcoin in Europa sono disponibili sul canale Rumble ufficiale della conferenza, che tornerà per la quinta edizione il 23 e 24 ottobre 2026.







Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!