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Dal Rinascimento a Bitcoin: il banking del ventunesimo secolo

Max Kei (Debifi) e Pascal Eberle (Sygnum Bank) hanno presentato a Lugano MultiSYG: un nuovo modello di prestito in cui i Bitcoin restano sotto il controllo del cliente, ma possono essere usati come garanzia per ottenere liquidità.
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Max Kei (Debifi) e Pascal Eberle (Sygnum Bank) hanno presentato a Lugano MultiSYG: un nuovo modello di prestito in cui i Bitcoin restano sotto il controllo del cliente, ma possono essere usati come garanzia per ottenere liquidità.

«Ogni volta che sono costretto a usare il sistema bancario fiat, penso: “oh mio Dio, è terribile”. Perché continuiamo a sopportare questa assurdità?». L'apertura di Max Keidun (più noto come Max Kei), CEO di Debifi, sul palco principale della quarta edizione del Plan ₿ Forum - che si è svolta tra il 24 e 25 ottobre dello scorso anno - è andata dritta al punto.

Il panel in questione, intitolato "Building 21st Century Banking: Better, Bolder, Bitcoin", ha preso il via con alcuni elementi storici utili a spiegare, in sostanza, i motivi per i quali il sistema bancario moderno è rimasto fermo per secoli.

Tutto è iniziato, ha spiegato Kei, nel quattordicesimo secolo, in Italia. Firenze, Genova e Venezia erano i centri finanziari dell'epoca e, non a caso, la stessa parola “Banca” richiama i banchieri fiorentini del Rinascimento, che usavano banchi coperti da tovaglie verdi per gli scambi. I Medici, a Firenze, resero popolare il sistema di contabilità a partita doppia, ancora oggi alla base della finanza moderna.

Ma se l'Italia ha inventato il banking, è stata la Svizzera a renderlo famoso. Nel 1815, durante il Congresso di Vienna, la Confederazione Elvetica stabilì la politica di neutralità che divenne la pietra angolare del successo bancario elvetico. «È incredibile quanto si possa riuscire ad ottenere, semplicemente facendosi gli affari propri», ha commentato sarcastico lo speaker. Sono tre, a suo modo di vedere, i fattori che hanno consentito il "miracolo svizzero”: prevedibilità, neutralità e privacy, quest'ultima garantita dalla legge sul segreto bancario del 1934. Il risultato connesso a queste dinamiche è che la Svizzera, un paese evidentemente di dimensioni ridotte, conserva ancora oggi il 25% della ricchezza globale transfrontaliera.

Eppure, nonostante tutti i progressi fatti a partire proprio dal quattordicesimo secolo, sui principi fondamentali del banking non c'è stata, in sostanza, quasi nessuna innovazione, ha sottolineato il relatore. Per usare una banca moderna, infatti, è ancora necessario attuare un meccanismo di fiducia e affidarsi a una custodia centralizzata. «Ma, come bitcoiner, sappiamo tutti quanto la fiducia a volte non funzioni», ha detto Kei, evidenziando però che «non possiamo biasimare le banche, perché fino all'inizio del ventunesimo secolo non esisteva alcun asset che permettesse di ridurre la fiducia necessaria e di evitare la custodia centralizzata». Fino al 2009, per l’esattezza, momento del “big bang” generato da Bitcoin.

Parallelismi tra Bitcoin e la Svizzera

«Quello che molti hanno inizialmente considerato uno strumento che avrebbe reso le banche obsolete, è in realtà un mezzo che può potenziare qualsiasi istituzione», ha proseguito il primo dei due protagonisti del panel. Bitcoin è il primo asset che permette di costruire sistemi, inclusi quelli di custodia, che richiedono meno fiducia e offrono agli utenti finali più controllo. Aggiungendo che l’invenzione di Satoshi Nakamoto «è proprio come la Svizzera: è neutrale, stabile, prevedibile e orientato alla privacy».

Grazie a questa tecnologia, ha rimarcato, oggi esistono innovazioni impensabili prima: la blockchain, un mercato aperto 24/7, un’elevata liquidità e soprattutto il primo asset digitale che si può possedere e trasferire direttamente, come il contante, senza intermediari. Ma c'è dell’altro: questo asset ha introdotto una prima vera forma di custodia collaborativa, in cui le chiavi sono distribuite equamente tra più parti. Tutti, insomma, possiedono le proprie chiavi, tutti devono rispettarsi e, se necessario, negoziare. E lo strumento si chiama multisig. Un approccio in cui serve fidarsi di una singola parte, perché nessuna ha il controllo completo. Il meccanismo, in breve, è simile a quello di una cassaforte con due serrature: una chiave è in mano al cliente, l'altra alla banca. Per aprirla, quindi, servono entrambe. La logica, applicata a Bitcoin, si traduce nel fatto che nessuna delle due parti può muovere i fondi autonomamente: ogni operazione, insomma, richiede la collaborazione di entrambi gli attori. Il cliente non deve più affidarsi alla “buona fede” della banca, perché quest'ultima non può tecnicamente accedere ai Bitcoin senza l'autorizzazione del proprietario. «Multisig può ridefinire radicalmente come le banche interagiscono con i clienti. La banca, più che un fornitore di servizi, diventa così un partner alla pari», ha sottolineato Kei, che ha anche aggiunto: «Non c'era posto migliore di Lugano per avviare questo processo, perché questa città è un mix di stabilità svizzera, lingua italiana e innovazione legata a Bitcoin».

L'evoluzione del banking: da "pet rock" a Bitcoin native

A questo punto, sul palco principale del Palazzo dei Congressi della città del Ceresio è salito Pascal Eberle, Chief of Staff di Sygnum Bank, la prima banca per asset digitali ad aver ricevuto una licenza bancaria in Svizzera. «Per noi questa asset class è arrivata in modo del tutto naturale. Abbiamo incrociato il settore bancario tradizionale con quello che chiamiamo il futuro della finanza», ha tagliato corto già dalle primissime battute.

La possibilità di adozione di Bitcoin da parte delle banche tradizionali? Eberle, riguardo a questo, ha descritto alcune fasi evolutive. Nello specifico, ha messo in luce il fatto che ci siano ancora alcuni profili che non vogliono avere nulla a che fare con Bitcoin, e cioè quei banchieri che - a suo dire, letteralmente - pensano che sia un "pet rock", un cimelio ornamentale, da compagnia. «La buona notizia è che stanno lentamente scomparendo», ha tuonato. Perché, stando alla sua analisi, oggi la maggior parte delle banche sarebbero già entrate nella seconda fase: le cosiddette "Bitcoin proxy banks", che non offrono la valuta digitale direttamente, ma attraverso strumenti tradizionali come ETP, ETF o azioni correlate. Questo step evolutivo per il relatore può essere ben inquadrato con un’immagine, questa: «Come un cavallo di Troia che inietta cellule arancioni in questi vecchi corpi».

Così, nel tempo, l’aspettativa è che molte di queste banche evolveranno verso la terza fase: le "Bitcoin basics banks", cioè quelle realtà che offrono ai clienti la possibilità di detenere vero Bitcoin. Infine, la fase evolutiva finale: le "Bitcoin native banks", banche che non si limitano ad offrire Bitcoin, ma costruiscono i loro servizi bancari direttamente sulla tecnologia Bitcoin per dar vita a un sistema migliore.

Perché questa discrepanza nell’accogliere lo strumento ideato da Satoshi Nakamoto? Ci sono diversi fattori, a suo dire, che possono spiegare la questione. Innanzitutto l’assenza di chiarezza normativa, ma anche la necessità di un impianto tecnologico per gestire Bitcoin all'interno della stessa banca. «Per alcuni istituti è piuttosto difficile passare da orari di trading regolari ad asset negoziabili 24/7», ha detto il rappresentante di Sygnum Bank. Servono processi adeguati, insomma, dal front office alla compliance, oltre alle competenze necessarie per gestire queste nuove forme di asset. Serve poi una struttura di governance adeguata, con regole chiare su quanto rischio la banca possa assumersi e su come gestirlo. Infine, è necessario un management di alto livello che comprenda Bitcoin e metta in campo l'impegno strategico necessario, oltre al supporto di azionisti e consigli di amministrazione. Insomma: «Una miriade di cose devono essere messe a posto perché le banche siano davvero attive nel banking con Bitcoin». Secondo Eberle, però, alcuni di questi fattori stanno progressivamente andando incontro a un’evoluzione. Sul fronte normativo, dal suo punto di vista, si registrano «sviluppi significativi»: gli ETF Bitcoin negli Stati Uniti nel 2024, il dibattito sul Clarity Act, l'arrivo di MiCAR nell'UE. Tuttavia, permangono sfide importanti legate all'integrazione operativa, alla gestione del rischio e all'adattamento delle infrastrutture bancarie esistenti. Anche la narrativa, ha osservato, sta cambiando: «Nei circoli finanziari si inizia a parlare di "debasement trade" o di Bitcoin come oro digitale», segnali, dal suo punto di vista, di un graduale cambiamento di percezione.

L'annuncio di MultiSYG

Eberle, a seguire, ha esposto una serie ulteriore di fattori che fanno ben sperare. Bitcoin è un asset negoziabile 24/7 con valutazione in tempo reale e alta liquidità, chiaramente vantaggioso rispetto ai beni fisici. Non c'è rischio geografico e la volatilità - spesso citata come critica - sta diminuendo anno dopo anno. Ma serve comunque fiducia: bisogna fidarsi della banca, della legge bancaria e del regolatore che fa rispettare tale legge. «E poi entra in scena Bitcoin», ha detto lo speaker. «Un asset garantito dalla più grande rete di calcolo al mondo, di cui tutti conosciamo il credo: "Verifica, non fidarti", e in cui la legge è la matematica, il codice».

Nel lending tradizionale, peraltro, bisogna sempre consegnare materialmente il collaterale alla banca, che ne prende possesso per tutelarsi in caso di mancato rimborso. Con questa garanzia digitale, invece, il collaterale può essere bloccato in una sorta di cassaforte digitale condivisa sulla blockchain: per muovere quei fondi servono più firme (quella del cliente e quella della banca), quindi nessuno dei due può agire da solo. «Questo non era possibile prima di Bitcoin», ha sottolineato Eberle.

Ed è qui che è arrivato l'annuncio: Debifi e Sygnum hanno iniziato a dialogare immaginando come costruire un prodotto di prestito bancario regolamentato basato sulla natura decentralizzata di Bitcoin. Il risultato si chiama MultiSYG, che sarà lanciato nella prima metà del 2026. In pratica, grazie a questa soluzione, ogni cliente potrà depositare i suoi BTC in una cassaforte digitale condivisa di cui mantiene le chiavi e può verificare in qualsiasi momento sulla blockchain che i fondi siano effettivamente lì, senza doversi fidare ciecamente della banca. Il cliente potrà così ottenere liquidità immediata per acquistare una casa o per qualsiasi altro scopo, mantenendo il controllo sui propri fondi. Il modello consente di accedere a liquidità mantenendo la proprietà verificabile dei Bitcoin depositati come garanzia, risolvendo uno dei problemi storici del lending tradizionale: la necessità di cedere completamente il controllo del collaterale al prestatore. «Questo è un piccolo passo per noi», ha concluso Eberle, «ma un salto gigantesco per Bitcoin, perché segna davvero l'inizio del banking del ventunesimo secolo».

L'annuncio di MultiSYG è uno dei tanti esempi di come il Plan ₿ Forum rappresenti un contesto ideale per lo sviluppo di tematiche che guardano al futuro, compreso il connubio nascente tra sistema bancario tradizionale e innovazione Bitcoin. Panel come quello di cui sono stati protagonisti Kei e Pascal sono la rappresentazione plastica di come la città di Lugano stia costruendo un ecosistema dinamico e concreto in cui possono nascere e svilupparsi collaborazioni davvero proficue. I video integrali dei panel della principale rassegna Bitcoin in Europa sono disponibili sul canale Rumble ufficiale della conferenza, che tornerà per la quinta edizione nell'ottobre 2026.


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.

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