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Cypher Tank, terzo round: arrivano i primi verdetti

Un'app per trasformare lo stile in valuta e un sistema per risparmiare Bitcoin arrotondando gli acquisti quotidiani: altri due progetti innovativi presentati nel nuovo episodio della web series ideata a Lugano. Tre startup, intanto, ottengono il pass per la finale.
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Un'app per trasformare lo stile in valuta e un sistema per risparmiare Bitcoin arrotondando gli acquisti quotidiani: altri due progetti innovativi presentati nel nuovo episodio della web series ideata a Lugano. Tre startup, intanto, ottengono il pass per la finale.

Il terzo episodio di Cypher Tank, la web series prodotta a Lugano che mette in competizione startup del mondo Bitcoin per un montepremi di 850'000 dollari, è stato pubblicato sabato scorso su Rumble e proiettato, come ogni settimana, lunedì sera al PoW.space di Contrada di Sassello 8 durante il tradizionale Satoshi Spritz. Walker America, ancora una volta alla conduzione, ha presentato gli ultimi due progetti tra gli otto totali in gara. Poi, nella seconda metà dell'episodio, sono arrivati i primi verdetti della competizione, con l'ingresso in scena di Giacomo Zucco, in rappresentanza di Plan ₿ Network, che ha espresso una valutazione su alcune delle iniziative già presentate nelle puntate precedenti.

Sovranità digitale applicata al fashion

Tornando agli ultimi due progetti “in gara”, dopo la presentazione, nelle puntate precedenti, di altre sei startup legate a Bitcoin, la prima a salire sul palco in questo episodio è stata Ralphy, che con il suo progetto Stylr ha portato in Cypher Tank qualcosa di decisamente inedito rispetto ai pitch precedenti. Stylr, infatti, non è un'app per comprare o minare Bitcoin, ma si fonda sull’applicazione dei principi della decentralizzazione e della sovranità digitale a un settore completamente diverso: il mondo della moda e dello stile personale.

«Il vostro stile è valuta, e siete voi stessi a poterlo monetizzare», ha evidenziato Ralphy presentando la sua visione. Il progetto si rivolge a un mercato che vale trilioni di dollari ogni anno nel mondo e che comprende abbigliamento, accessori, makeup e prodotti per capelli. Il problema, secondo la founder della startup, è che oggi le piattaforme centralizzate come Instagram e TikTok possiedono i dati degli utenti, possono censurarli in qualsiasi momento e trattengono per sé il valore generato dai loro contenuti. Stylr, invece, funziona come un social network peer-to-peer in cui gli utenti postano outfit, partecipano a "battle" di stile e ricevono voti dalla community. I migliori outfit vengono premiati con sats - le frazioni di Bitcoin - che possono arrivare sia da altri utenti che da brand. L'app è costruita interamente con Pear Runtime, la stessa tecnologia alla base di Keet, il che significa nessun server centrale, nessun punto di fallimento e, in sostanza, l’impossibilità di essere censurati.

Tra le funzionalità più interessanti ci sono i "Magic Circles", feed privati su invito attraverso i quali si può condividere il proprio stile con amici e brand selezionati, e l’integrazione QVAC AI, la piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata da Tether che - come ha spiegato il CEO Paolo Ardoino nel corso della quarta edizione del Plan ₿ Forum di Lugano, lo scorso ottobre - punta a funzionare in locale sul dispositivo, riducendo la dipendenza da server esterni, mantenendo dati e intelligenza sotto il controllo di chi la usa. Applicata a Stylr, quindi, può imparare dai gusti personali e aiutare le persone a trovare i capi desiderati. Il modello di business prevede quattro flussi di entrate: abbonamenti premium, commissioni su ogni vendita di prodotti, sponsorizzazioni di brand che organizzano "style battle" (immaginate Adidas contro Nike che lanciano una nuova sneaker e chiedono agli utenti di votare), e il cosiddetto "dividendo P2P": senza server centrali, cioè, i costi operativi sono il 90% inferiori rispetto a un'app tradizionale.

«Non è solo per influencer», ha chiarito Ralphy, rispondendo ai giudici. «È un’idea destinata a persone “normali”. I miei amici, del resto, mi chiedono spesso: dovrei indossare questo vestito o quell'altro? Così, mi mandano foto su WhatsApp e io voto. Il principio è quello». Il target di riferimento, insomma, va dalle persone comuni che cercano consigli di stile fino a personaggi come Kim Kardashian che potrebbe chiedere ai suoi 500 milioni di follower quale outfit indossare agli Oscar.

Risparmiare in Bitcoin senza sforzo

Il secondo progetto è stato portato sul palco da Alessandro Muraglia, 22 anni, da Milano. Si è presentato così: «Sono un bitcoiner, anzi, un massimalista. In breve, un bitcoiner molto hardcore». Ha spiegato, nelle primissime battute, di aver pensato a un problema concreto: come rendere Bitcoin accessibile a chi lo trova troppo complicato e non sa, oggettivamente, in che modo poterlo utilizzare nella vita quotidiana. Il presupposto da cui nasce l’idea è abbastanza diffuso: la famiglia, gli amici, i genitori dei bitcoiner dicono sempre la stessa cosa: «È troppo complicato. Non ci capisco niente. Cosa dovrei farmene?».

BitRound è la sua risposta a queste perplessità: un'app all-in-one per fare "orange pilling" alle masse. Il meccanismo è semplice: ogni volta che l'utente effettua un acquisto con carta, l'app arrotonda l'importo al franco successivo. Se il caffè costa 2,50 CHF, BitRound arrotonda a 3 CHF e mette da parte 50 centesimi. Alla fine della settimana, la somma di tutti questi arrotondamenti viene convertita in satoshi e inviata a un wallet Bitcoin integrato nell'app. L'utente può scegliere tra tre profili di risparmio: quello base arrotonda solo al franco successivo, mentre i profili più avanzati possono arrotondare anche acquisti sopra i 1.000 CHF fino al centinaio di CHF successivo.

«La self-custody è fondamentale. Non si può scendere a compromessi su questo», ha sottolineato Muraglia. L'app include anche un sistema educativo che non si limita alle basi di Bitcoin, ma affronta anche temi più avanzati come il KYC - acronimo di "Know Your Customer", cioè l'obbligo di identificazione imposto dalle normative finanziarie tradizionali che richiede di fornire documenti personali anche per operazioni di risparmio elementari - e il motivo per cui Bitcoin, secondo lo startupper, non dovrebbe essere venduto in cambio di valuta fiat. All'interno c'è una mappa dei merchant che accettano Bitcoin e una partnership con Bitrefill, così che anche chi non vive in aree con molti esercenti Bitcoin-friendly possa comunque spendere satoshi per acquistare voucher per fare benzina, comprare nei supermercati o altro. «Vogliamo stimolare l'utilizzo di Bitcoin», ha chiarito. Ma l'app non offre comunque la possibilità di vendere Bitcoin per franchi o euro.

I primi verdetti

Nella seconda parte dell'episodio, infine, è arrivato il momento più atteso: i primi verdetti della competizione. Sul palco sono stati chiamati i rappresentanti di quattro progetti già presentati nelle puntate precedenti: Pyrus Financial, Blitz Wallet, Kaleidoswap e Doefin. Con solo tre posti disponibili per la finale, uno di loro avrebbe dovuto lasciare la competizione. La tensione era palpabile, mentre Giacomo Zucco si è rivolto ai concorrenti per comunicare la decisione della giuria.

Vuoi sapere quale progetto ha dovuto abbandonare la sfida e quali, invece, hanno ottenuto il pass per la finale di Cypher Tank?

Per scoprirlo, guarda l'episodio completo, disponibile gratuitamente su Rumble.


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.

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