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Lugano's Plan ₿

Bitcoin Lightning dove manca l'elettricità: la sfida africana

Alla quarta edizione del Plan ₿ Forum di Lugano, Megasley ha raccontato la battaglia per “accendere” Bitcoin su Lightning Network in un continente in cui blackout elettrici, internet instabile e costi proibitivi rendono tutto più complicato e dove una rete di bootcamp cambierà le carte in tavola.
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Alla quarta edizione del Plan ₿ Forum di Lugano, Megasley ha raccontato la battaglia per “accendere” Bitcoin su Lightning Network in un continente in cui blackout elettrici, internet instabile e costi proibitivi rendono tutto più complicato e dove una rete di bootcamp cambierà le carte in tavola.

Un vecchio laptop, un generatore diesel e una connessione internet traballante. Un setup “di base”, per usare un eufemismo, quello con cui Megasley, general manager di Africa Free Routing, ha lanciato nel 2023 il primo nodo Lightning Network attivo della Nigeria. Di certo, non esattamente i data center climatizzati e le connessioni in fibra richiamate sempre quando si discute di infrastruttura Bitcoin in occidente. «Nel nostro paese la fornitura di elettricità è spesso imprevedibile e i dati internet sono costosi», ha raccontato lo scorso anno sul palco P2P del Plan ₿ Forum.

Eppure, nonostante tutte le criticità messe a nudo dal protagonista del panel già nelle prime battute del suo intervento, l'Africa sta pian piano diventando uno dei contesti in cui Bitcoin Lightning sta dando risposte efficaci a necessità reali e a problemi concreti. E Megasley, nigeriano “convertito” all’invenzione di Satoshi Nakamoto dal 2011 e uno dei primi membri di African Bitcoiners, è proprio tra i protagonisti di questa sfida. Il suo panel, intitolato "The African Lightning Testbed: Real Builders, Real Problems, Real Progress", ha preso il via con una definizione chiara del contesto, un racconto scandito da problemi concreti, ostacoli superati e una comunità di sviluppatori che sta crescendo nonostante tutto.

L’Africa “al buio” e l'obiettivo di illuminarla

Quando Africa Free Routing è nata, la mappa globale dei nodi della Lightning Network mostrava un'evidenza lampante: il continente africano appariva come un'area con pochissimi nodi attivi, in netto contrasto, ad esempio, con altre zone del pianeta dove la copertura era già capillare. «Ogni altra parte del mondo era illuminata, ma da noi c’era ancora molto, troppo buio», ha ricordato Megasley. Da qui l’accelerazione per rendere concreta la missione dell'organizzazione, ambiziosa e complessa allo stesso tempo: costruire la rete di nodi Lightning Network più veloce, economica e affidabile del continente. Inizialmente, crearono un nodo tecnico ospitato negli Stati Uniti, ma l'obiettivo era costruire nodi che fossero fisicamente in Africa. L’esigenza nasceva da una evidenza: quando mittente e destinatario di un pagamento sono connessi a nodi vicini geograficamente, le transazioni sono più veloci ed economiche. Così nacque il Nigeria Free Routing Node, primo nodo Lightning operativo sul continente africano. Ma è proprio in questo snodo della storia che le cose, a un certo punto, si sono complicate. «Per far funzionare un nodo Lightning, l'ideale sarebbe sempre gestirlo localmente. Ma in Africa è estremamente difficile: internet è instabile, l’elettricità va e viene», ha sottolineato lo speaker. La soluzione iniziale fu così individuata: spostare il nodo su un VPS (Virtual Private Server) con indirizzo IP africano. Ma, nel 2024, è arrivato un fulmine a ciel sereno: un attacco informatico attraverso il provider VPS, che ha fatto sparire l'80% dei fondi che il team stava utilizzando per coprire i costi operativi iniziali e scalare il progetto. «Abbiamo quasi mollato, sconfortati», ha ammesso Megasley. Salvo poi tornare a focalizzarsi sull’obiettivo, grazie al fatto che il team dell’iniziativa - piccolo, ma estremamente motivato - ha accettato un taglio del 40% dei compensi pur di provare ad andare avanti. «Probabilmente è la cosa più bella della nostra squadra, il fatto che è composta da persone davvero appassionate di Bitcoin».

Il pivot: dai nodi ai bootcamp per gli sviluppatori

Senza più fondi sufficienti per gestire nodi Lightning, Africa Free Routing ha giocoforza cambiato strategia. Invece di concentrarsi sull'infrastruttura diretta, il focus si è spostato su due fronti: da un lato, aiutare i merchant ad accettare pagamenti in Bitcoin dopo la configurazione dell'infrastruttura necessaria; dall'altro, lanciare il Lightning Developer Bootcamp, allo scopo di formare una nuova generazione di sviluppatori africani.

«I problemi che affrontiamo dalle nostre parti sono unici: se hai vissuto tutta la tua vita in Europa, probabilmente non puoi capire pienamente cosa possa voler dire stare una settimana intera senza elettricità o al limite accontentarti di avere solo un'ora di corrente al giorno». I bootcamp durano cinque giorni, vengono svolti in presenza e partono dalle basi: economia di Bitcoin, aspetti tecnici, fino ad arrivare a Lightning Network. Alla fine, arriva il momento di un mini-hackathon durante il quale i partecipanti vengono divisi in piccoli gruppi per costruire progetti o integrare Lightning in strumenti open source già esistenti. Gli istruttori provengono principalmente da ₿Trust, organizzazione no-profit che forma sviluppatori Bitcoin nel Sud del mondo. Al termine, i partecipanti più motivati vengono indirizzati verso percorsi di formazione più lunghi e connessi al programma ₿Trust Builders.

Dal 2024, quando i bootcamp sono diventati un'attività strutturata e regolare, Africa Free Routing ha formato circa 200 sviluppatori in molti paesi africani, tra cui Zambia, Benin, Kenya, Sud Africa, Nigeria, Ghana e altre nazioni. Dagli hackathon, peraltro, sono emersi oltre 20 progetti, alcuni dei quali già operativi e diffusamente considerati d’impatto. Uno di questi, nato proprio nel corso primissimo bootcamp a Nairobi, è stato citato da Brindon Mwiine in un altro panel della quarta edizione del Plan ₿ Forum a Lugano, di cui abbiamo già scritto nelle scorse settimane, focalizzato sull’evoluzione di Bitcoin nell'Africa dell’est. I bootcamp sono finanziati principalmente da ₿Trust, con il supporto di altre organizzazioni e aziende dell'ecosistema Bitcoin. Un modello di collaborazione che ha permesso di mantenere operativo il progetto anche dopo la perdita dell'80% dei fondi iniziali. «Questi partner - ha evidenziato con gratitudine Megasley - ci hanno permesso di portare avanti la nostra visione»..

Le lezioni apprese e il piano per il 2026

Andando al cuore della vicenda, sono sostanzialmente tre le lezioni chiave emerse dall'esperienza immagazzinata sul campo dai suoi protagonisti. Intanto, la consapevolezza di quanto sia errato applicare soluzioni 'copia e incolla': ciò che funziona in contesti con infrastrutture stabili non si adatta automaticamente dove, prendendo ad esempio il caso specifico, l'elettricità e internet sono intermittenti. Questo è un principio che vale per qualsiasi tecnologia distribuita globalmente, non solo per Bitcoin in Africa, ma che qui emerge con particolare evidenza, come ben spiega un passaggio raccontato al pubblico accorso a Lugano: «C'è un prodotto chiamato Machankura che permette di usare Bitcoin senza internet», ha spiegato Megasley, mostrando un vecchio feature phone, i cellulari non abilitati a internet che molti africani ancora utilizzano. «Questa tipologia di soluzioni può evidentemente essere ideata solo da persone che hanno vissuto in Africa e che ne comprendono appieno le dinamiche». Un esempio perfetto, in sostanza, di come l'innovazione Bitcoin non sia plasmata solo dalla tecnologia disponibile, ma soprattutto dall'esperienza vissuta da chi usa questi strumenti quotidianamente.

Seconda certezza acquisita: da queste parti, il potenziale c'è, eccome. «Abbiamo tantissimi sviluppatori di talento, gente affamata, che vuole imparare e contribuire ad innovare il contesto. Se c'è una cosa che manca, questa è la mentorship, programmi di formazione strutturati come i Lightning Developer Bootcamp». Infine, gli anni trascorsi alla ricerca di soluzioni hanno messo a nudo la necessità di ricevere incentivi. «Nel mondo delle shitcoin - il modo dispregiativo di intendere le criptovalute alternative a Bitcoin, ndr - gli sviluppatori vengono pagati molto bene. Nell'ecosistema Bitcoin open-source la situazione è diversa e le risorse sono più limitate. Ma se vogliamo che i talenti continuino a sviluppare su Bitcoin, dobbiamo trovare il modo di incentivare adeguatamente il loro lavoro». Il piano per l’anno appena iniziato è quantomeno ambizioso: espandere i nodi della Lightning Network verso più paesi, organizzare dieci bootcamp aggiuntivi, formare altri 200 sviluppatori e continuare a collaborare con ₿trust Builders. E, ancora, lanciare sfide più ardue ai developers, spingendoli a contribuire a progetti open source e a integrare la Lightning Network dove può davvero fare la differenza. «Se volete essere parte in causa di quello che stiamo facendo, diventare partner o sponsor di una città o supportare un progetto», ha concluso Megasley, «unitevi a noi. Saremo felicissimi di accogliervi a bordo».

Una storia, quella raccontata dallo speaker nigeriano, che ha fatto emergere pienamente le sfide concrete affrontate in Africa, un contesto in cui Bitcoin non è speculazione ma strumento di sopravvivenza economica e dove un laptop alimentato a generatore diesel diventa un’infrastruttura critica. Anno dopo anno, il Plan ₿ Forum sceglie di dare spazio a decine di vicende come quella che avete appena letto, provenienti da contesti in cui l'adozione segue logiche peculiari, diverse, spesso essenzialmente legate a questioni pragmatiche e di necessità. Storie che raramente trovano spazio altrove, ma che a Lugano vengono ascoltate, comprese, divulgate, e trovano contatti e strumenti per evolversi ulteriormente. I video integrali di tutti i panel della conferenza - che tornerà nuovamente in riva al Ceresio, per la sua quinta edizione, il 23 e il 24 ottobre 2026 - sono disponibili sul canale Rumble.


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.

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