Cypher Tank, si conclude la prima stagione: «Oltre ogni più rosea aspettativa»

La web series sul mondo delle startup Bitcoin, ideata e prodotta interamente a Lugano, giunge al termine tra l’entusiasmo dei suoi ideatori, con oltre 560’000 visualizzazioni raggiunte. Tra questi c’è anche Mir Liponi, figura di spicco del settore, che abbiamo intervistato per tracciare un bilancio.
La web series sul mondo delle startup Bitcoin, ideata e prodotta interamente a Lugano, giunge al termine tra l’entusiasmo dei suoi ideatori, con oltre 560’000 visualizzazioni raggiunte. Tra questi c’è anche Mir Liponi, figura di spicco del settore, che abbiamo intervistato per tracciare un bilancio.
Un’idea che ha prodotto un riscontro ragguardevole, come certifica il numero delle visualizzazioni dei 5 episodi di Cypher Tank (oltre 560’000). Un format senza precedenti, originale, visionario, interamente ideato e prodotto a Lugano, che ha consacrato ulteriormente il ruolo della città sul Ceresio come contesto in cui investire sull’innovazione è ormai una prassi consolidata.
La prima stagione della web series, che ha messo in competizione startup Bitcoin per un montepremi di complessivo 850'000 dollari, va in archivio lasciandosi alle spalle l’eco di riscontri positivi che è stata in grado di generare nel numerosissimo pubblico che ha seguito con entusiasmo l’iniziativa il cui finale di stagione, come abbiamo raccontato la scorsa settimana, è stato trasmesso in anteprima al PoW.space nella giornata in cui sono stati celebrati i quattro anni di vita del progetto Plan ₿.
Conclusosi, quindi, questo primo ciclo di episodi che hanno entusiasmato e appassionato centinaia di migliaia di utenti in tutto il mondo, arriva il momento di tracciare un bilancio, scavare nei retroscena e provare a capire se questo “esperimento” avrà un seguito da qui in avanti. Per saperne di più, abbiamo quindi intervistato Mir Liponi, figura di spicco del panorama Bitcoin, italiano prima e ticinese in seguito, e Head of Cypher Tank, quindi tra le “menti” dietro questo progetto senza precedenti.
Partiamo dalla genesi: come nasce l'idea di Cypher Tank e qual è stata la scintilla sfociata, poi, nell’idea di creare un format interamente rivolto alle startup Bitcoin?
«L’idea di Cypher Tank nasce e si sviluppa all’interno di PoW.space che ne è stato anche sponsor sin dall’inizio, garantendo il fondamentale supporto logistico e di location. È nata come un’idea per portare startup e sinergie nel coworking, utilizzando i fondi di Plan ₿ VC Fund e Plan ₿ Foundation, unitamente alle competenze di Plan B Network e non solo (fondamentali nella riuscita del lavoro di professionisti del settore della regia e del videomaking come il team di Exeo e Massimiliano Reina). L’idea era di focalizzarsi su Bitcoin, ma aprendo anche a un pubblico più generalista e ad altre tecnologie adiacenti (vedi infatti un progetto tra i semifinalisti che ha utilizzato la stack di WDK, Pear & Holepunch). Una sfida sicuramente ambiziosa e originale ma anche stimolante: da subito ci siamo resi conto che non era mai stato fatto niente di simile nel mondo di Bitcoin e dovevamo partire praticamente da zero».
Cypher Tank è la prima web series in assoluto in grado di coniugare investimento in startup Bitcoin e intrattenimento “televisivo”. Quali sono state le sfide principali nel creare qualcosa che non aveva precedenti?
«Sicuramente la sfida principale è stata capire come passare da un’idea interessante alla realizzazione pratica della stessa. Da un lato come strutturare il format: il metodo di selezione, le regole del contest, la selezione dei giudici e la promozione del tutto, affinché raggiungesse buona parte della community Bitcoin e raccogliessimo quante più application possibili, in modo da aumentare la qualità delle startup. Con nostra grande sorpresa abbiamo raggiunto 159 application in 10 giorni. Le sfide logistiche e di allestimento, poi, e l’organizzazione delle giornate di registrazione degli episodi. Una campagna di marketing che fosse efficace, creasse effetto sorpresa ma non venisse percepita come sospetta (i bitcoiner, si sa, sono un target molto “adversial” e difficile da convincere).
E, infine, la fase in cui ci troviamo ora: cosa fare del Cypher Tank dopo la pubblicazione degli episodi? E da qui l’intuizione: Cypher Tank non si ferma al format ma si pone la sfida di diventare motore dell’ecosistema di startup sul territorio luganese e punto di riferimento del funding nel mondo Bitcoin. A differenza di Shark Tank, dove tutto si esaurisce dopo la registrazione delle puntate, noi ambiamo a qualcosa di più profondo: dare fondi con una mentalità “low time preference”, tipica dei bitcoiner. Seguiamo gli startupper vincitori e non li abbandoniamo a loro stessi: una parte del premio è di investimento in servizi, molti di questi sul territorio luganese (un po’ come X Factor, dove il vincitore viene seguito da una casa discografica). Li aiutiamo a crescere e diveniamo loro advisor, cercando il più possibile di creare sinergia con altri startupper (vincitori o presenti sul territorio), in modo tale che si crei un circolo virtuoso continuo».
Il format prevedeva due "percorsi" distinti: for-profit e non-profit. Cosa rappresenta ciascuna traccia nella visione complessiva del progetto?
«Anche in questo senso abbiamo voluto dare un segnale forte in linea con la filosofia e l’ethos di Bitcoin: non necessariamente i progetti fondamentali portano revenue e sono sostenibili da soli. Perciò, oltre al filone for-profit, più tipico di formati simili come Shark Tank o Dragon’s Den, abbiamo deciso di dedicare una parte consistente dei premi (e addirittura una finale a parte) ai progetti non-profit. Peraltro, abbiamo deciso di far venire fisicamente a Lugano solo i 3 finalisti, in modo tale che gli altri non perdessero tempo e risorse, e che i partecipanti non-profit alle riprese potessero considerarsi già vincitori (nella finale veniva semplicemente assegnato un diverso premio a seconda del podio). Ovviamente, anche per loro esiste la parte in servizi: capire come continuare dopo i premi del Cypher Tank e trovare nuovi sponsor è una sfida che continua e non si esaurisce con il format».
Andiamo un po’ dietro le quinte: dalla selezione dei progetti alla logistica delle riprese. Qual è stato il momento più complicato e quale, invece, quello più emozionante?
«Forse il momento più complicato è stato due settimane prima dell’inizio delle riprese, quando ci siamo resi conto che eravamo indietrissimo da tutti i punti di vista e sarebbe servito un miracolo per arrivare al risultato che speravamo. Spoiler: ce l’abbiamo fatta ed è andata anche meglio di ogni nostra più rosea aspettativa. Ma in quel momento ci siamo veramente interrogati se portare avanti questo esperimento assurdo o lasciar perdere. Credo che la chiave sia stato l’immenso investimento di ciascuno degli attori coinvolti dietro le quinte. Ognuno ha fatto la differenza.
Quello più emozionante credo sia stato vedere il risultato in regia mentre giravamo e capire che ce la stavamo facendo e che il prodotto sarebbe stato di altissima qualità. E, sicuramente, l’altro momento emozionante è stato durante la festa del compleanno del Plan ₿, lo scorso 3 marzo, quando abbiamo avuto modo di proiettare l’ultimo episodio, di fronte alla comunità locale, con i vincitori presenti dal vivo… Ho fatto personalmente fatica a dire “season 1 is over”. Ma non ci fermiamo qui, il lavoro da fare è ancora tantissimo».
Nella giuria, composta da "honey badger" invece che da "sharks", c’erano anche alcune da figure leggendarie del mondo Bitcoin, tra cui Adam Back, Matt Odell, Jack Mallers. Quali sono stati i criteri attraverso cui avete scelto i giudici e quanto è stato importante poter contare proprio su quei nomi?
«Essendo stato girato durante la Plan ₿ Week - uno dei maggiori eventi collaterali realizzati nel corso della settimana del Forum, ndr - abbiamo avuto la possibilità di intercettare moltissimi grandi nomi già presenti come speaker del Forum, che hanno accettato a scatola chiusa la sfida del Cypher Tank perchè l’hanno percepito come un’iniziativa nuova ma in linea con l’etica di Bitcoin. Abbiamo cercato di bilanciare il panel dei giudici in modo da avere investitori e mecenati, ma anche imprenditori e attivisti, persone impegnate sul piano ideale ed etico ma anche esperti tecnici, e rappresentanti di diverse realtà da tutto il mondo (Courage International, Economic Inclusion Group, OpenSats, Brink, Blockstream, Ten31, Ego Death, Timechain, Axiom, HCM, Epoch, oltre ovviamente a Fulgur Ventures e Tether, i due sponsor principali). Questa cosa ci ha portato ad avere degli ottimi risultati in termini di selezione delle startup vincenti»,
Durante la serata del 3 marzo, al PoW.space, hai fatto uno speech sull'esperienza di Cypher Tank. Cosa ti ha lasciato personalmente questo progetto? Cosa hai imparato?
«Professionalmente è stato un uragano, tanto è vero che il mio focus per il prossimo anno sarà solo sul progetto Cypher Tank. Credo fortemente che possa essere un acceleratore per l’ecosistema di Bitcoin e quello di Lugano. Ha delle altissime potenzialità che stiamo ancora scoprendo. Personalmente, sono una persona che ama imparare cose nuove e accetta volentieri di lavorare in ambiti inesplorati, ma devo essere sincera, non avevo previsto di occuparmi di un format “televisivo” e di imparare così tanto su produzione e postproduzione di una webserie, coniugando la mia esperienza nel mondo dell’intrattenimento (vengo da un passato nel mondo della musica e del teatro) e della comunicazione con il mio lavoro sulle startup nel mondo Bitcoin, di cui faccio orgogliosamente parte dal 2014».
Le startup che hanno partecipato all’iniziativa hanno alle spalle storie molto diverse tra loro - da soluzioni tecniche come PayJoin a progetti di attivismo come quello di Lyudmyla Kozlovska. Come è stata costruita la narrazione “strutturale” per rendere tutto comprensibile, soprattutto a chi non è esperto di Bitcoin?
«Credo che uno dei segreti sia stato quello di lasciare tantissimo spazio nella post-produzione al team di Exeo che ha un approccio esterno al mondo Bitcoin in modo tale da costruire una narrazione più facile e comprensibile sia dal punto di vista visivo ma anche narrativo. Inoltre, gli startupper si sono concentrati su presentazioni che sono state riviste da esperti di settore per aumentarne la comprensibilità. Vorremmo puntare ancora di più su questo aspetto, l’anno prossimo, con coach di public speaking per preparare gli startupper al pitch con i giudici e aiutarli a costruire una competenza fondamentale in ogni settore: quella di usare una comunicazione efficace e convincente a supporto dei loro progetti».
Il format è stato presentato in anteprima mondiale al Plan ₿ Forum di El Salvador, prima di andare online (su Rumble) ed essere trasmesso settimanalmente al PoW.space di Lugano. Quali sono state le reazioni del pubblico? E, ancora, sono emerse differenze significative, proprio in termini di feedback, tra il pubblico internazionale del Forum e la community luganese?
«Innanzitutto ci terrei a dire che la community luganese è stata di enorme e costante supporto durante tutte le 5 puntate! Dopo esserci trovati al PoW.space per vedere insieme, in stile “cineforum”, la puntata della settimana, i partecipanti sono stati bersagliati di domande e sollecitazioni a offrire feedback da parte della sottoscritta, proprio in funzione di calibrare la prossima edizione. E non si sono tirati affatto indietro. Per quanto riguarda la première in El Salvador è stata davvero spettacolare, con schermo gigante, sala piena, e noi in prima fila seduti a fianco di Peter Todd e Adam Back. Abbiamo capito che era stato ricevuto bene perché al termine si è creato un capannello per ricevere i gadget: stavamo creando la nostra piccola fan base che poi si è espansa dall’altra parte del globo in quel di Lugano».
Guardando ai numeri: diversi progetti semi-finalisti chiamati a presentare dal vivo, oltre 850.000 dollari in premi totali. Ma al di là dei finanziamenti, qual è il vero valore aggiunto che Cypher Tank porta all'ecosistema Bitcoin di Lugano?
«Se contiamo anche i progetti no-profit sono 11 i progetti arrivati nelle semifinali e 6 quelli premiati. Come dicevo, il nostro vero obiettivo è portare startup a Lugano, o connetterle all’ecosistema di Lugano anche da remoto, tramite collaborazioni e sinergie con altre startup, tecnologie, servizi e competenze basate sul territorio. E posso già anticipare che questa strategia sta funzionando: 3 su 6 dei vincitori hanno espresso interesse per mettere base e rilocarsi a Lugano».
La domanda che in tanti hanno iniziato a porsi dopo aver visto l’ultimo episodio (online dalla scorsa settimana): ci sarà una seconda stagione di Cypher Tank? E, se sì, cosa ti piacerebbe cambiare o migliorare rispetto a questa prima esperienza?
«Mi sento abbastanza tranquilla nel dire che ci sarà una seconda edizione, anche se stiamo ancora finalizzando tutto in questi giorni. Se tutto va come deve andare, a breve pubblicheremo il form on-line per raccogliere le application: puntiamo ancora ad avere la massima qualità dei contestant. Ci saranno inoltre dei “casting” in giro per le conferenze (ne abbiamo già un paio confermate, una in Europa e una in Asia) per selezionare progetti dal vivo. E si sta discutendo di una speciale pre-selezione Luganese con giudici locali e il coinvolgimento di coworking e incubatori del territorio (ovviamente ampliando a tecnologie adiacenti a Bitcoin).
Abbiamo raccolto molti feedback sul format: cercheremo di implementarli quasi tutti, mantenendo alcuni dei segreti del successo di Cypher Tank (uno su tutti, i presentatori che sono stati entrambi molto amati). Il mio sogno è quello di far diventare Cypher Tank uno dei punti di riferimento mondiali per il funding in Bitcoin, mettendo insieme la maggioranza dei fondi esistenti attorno a un format avvincente che da un lato promuova su larga scala progetti di qualità (e inviteremo sempre più i giudici e la community a investire personalmente), dall’altro sia completamente trasparente nel processo di selezione. Da un’analisi di mercato che ho condotto, mi sono resa conto di quanto sia ancora limitato l’accesso ai fondi per una startup Bitcoin che voglia sviluppare il proprio progetto, non solo per arrivare ai fondi ma ancora di più nel percorso di crescita. Puntiamo quindi a offrire un intero sistema di servizi per gli startupper a 360 gradi: dalla relocation al supporto legale, dal marketing del progetto all’advisory di VC e Business Developers con esperienza. Ambizioso? Molto. Ma siamo fortemente convinti che questi progetti potrebbero davvero fare la storia di Bitcoin e questo ci motiva a non fermarci».







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