Cerca e trova immobili
Lugano's Plan ₿

La guerra che avrebbe potuto uccidere Bitcoin

Sul palco del Plan ₿ Forum, Jonathan Bier, autore di 'The Blocksize War', ha raccontato come Bitcoin sia sopravvissuto alla sua fase più critica (2015–2017): 816 giorni in cui la comunità si divise sulla questione fondamentale di chi avesse il potere di cambiare le regole del protocollo
Lugano's Plan ₿
La guerra che avrebbe potuto uccidere Bitcoin

NEWSBLOG
Rubriche argomentali a pagamento curate da aziende e inserzionisti esterni

Sul palco del Plan ₿ Forum, Jonathan Bier, autore di 'The Blocksize War', ha raccontato come Bitcoin sia sopravvissuto alla sua fase più critica (2015–2017): 816 giorni in cui la comunità si divise sulla questione fondamentale di chi avesse il potere di cambiare le regole del protocollo

Ottocentosedici giorni che hanno rischiato di dividere la comunità Bitcoin e di far nascere due chain concorrenti. È la storia che Jonathan Bier ha raccontato e riassunto in trenta minuti sul P2P Stage del Plan ₿ Forum, durante la quarta edizione della rassegna ospitata al Palazzo dei Congressi di Lugano il 24 e il 25 ottobre dello scorso anno.

Per chi non fosse troppo addentro all'universo Bitcoin: Bier è oggi ai vertici di Farside Investors e, da febbraio 2025, advisor di Bitwise per le iniziative a supporto dell'ecosistema degli sviluppatori Bitcoin. È, inoltre, autore del celebre libro The Blocksize War, la cronaca della battaglia per il controllo delle regole del protocollo Bitcoin combattuta tra agosto 2015 e novembre 2017.

Una guerra che Bier ha vissuto in prima persona, viaggiando fino a Hong Kong per documentarla, parlando con i protagonisti di entrambi i fronti e salvando dall'oblio dati storici che stavano per essere cancellati.

Due campi, una sola chain

Per comprendere il contesto in cui questa vicenda si sviluppò, nelle parole di Bier, è necessario fare un passo indietro. In quel lasso di tempo, la comunità Bitcoin si era divisa in due fazioni distinte e praticamente inconciliabili. Da una parte i large blockers, ovvero chi voleva aumentare il limite della dimensione dei blocchi. Per capire di cosa si tratta: ogni blocco della blockchain di Bitcoin è un pacchetto di transazioni. I miner - cioè chi propone i nuovi blocchi - raccolgono le transazioni, che vengono poi verificate e accettate dai nodi della rete prima di entrare definitivamente nella blockchain. Originariamente, Satoshi Nakamoto aveva fissato la dimensione massima di ogni blocco a un megabyte. I large blockers pensavano che questo limite fosse troppo stretto per sostenere la crescita della rete, e ritenevano che se i miner avessero adottato blocchi più grandi, il resto della rete avrebbe seguito. Sottovalutavano il potere dei nodi: in Bitcoin, i miner propongono i blocchi, ma sono i nodi degli utenti a far rispettare le regole decidendo quali blocchi accettare. Il loro approccio era, in sintesi, orientato al business e alla scalabilità immediata.

Dall'altra parte, gli small blockers volevano che la capacità della rete restasse vincolata a quel limite, convinti che fossero gli utenti - attraverso i propri nodi, cioè i computer che scaricano e verificano in modo indipendente l'intera blockchain - a dover far rispettare le regole. Avevano tendenzialmente un background più tecnico, legato all'informatica, e privilegiavano le peculiarità di decentralizzazione rispetto alla crescita rapida.

«Nel corso di quegli 816 giorni, racconta Bier, si sono succeduti ben quattro tentativi di takeover», cioè di prendere il controllo del protocollo lanciando software alternativi a Bitcoin Core - il client di riferimento della rete - per imporre le proprie regole: Bitcoin XT, Bitcoin Classic, Bitcoin Unlimited e infine Segwit2x.

I protagonisti cambiarono più volte: all'inizio erano gli sviluppatori Gavin Andresen e Mike Hearn a guidare i large blockers; il fronte passò poi nelle mani di Roger Ver e del miner cinese Jihan Wu, fino a Jeff Garzik e Mike Belshe nell'ultimo tentativo.

I segnali del mercato

In questo contesto delicato, alcuni exchange lanciarono strumenti finanziari che permettevano di scommettere sul prezzo delle diverse versioni di Bitcoin in caso di divisione della rete. Questi futures tokens rivelarono le preferenze economiche della comunità: le versioni proposte dai large blockers venivano quotate a una frazione del prezzo di Bitcoin, segnalando che il mercato non credeva che avrebbero avuto successo. Un dato interessante, ma che non determinò l'esito della guerra: furono i nodi degli utenti, non i mercati finanziari, a decidere quali regole far rispettare.

Altri momenti decisivi

Alcuni eventi esterni alla contesa spostarono, inoltre, gli equilibri. Nel 2016, un'altra rete crittografica subì uno split controverso a seguito di un attacco e di una successiva modifica retroattiva della sua blockchain. Questo episodio rafforzò, tra molti attori del settore, l'idea di evitare a ogni costo uno scenario simile su Bitcoin.

Secondo Bier, il caos seguito a quello split convinse gli exchange a evitare a ogni costo uno scenario analogo su Bitcoin. «Questo fu un enorme beneficio per gli small blockers», ha raccontato Bier, «perché da quel momento nessun exchange volle più rischiare di ripetere tutto da capo per Bitcoin, in caso di split».

Ancora più destabilizzante per i large blockers fu quanto accadde a maggio 2016, quando Gavin Andresen pubblicò un post in cui dichiarava di credere che Craig Wright — un informatico australiano che aveva affermato pubblicamente di essere Satoshi Nakamoto, il fondatore anonimo di Bitcoin — fosse effettivamente chi sosteneva di essere. «Per molte persone era ovvio che Wright fosse il classico truffatore», ha ribadito Bier. «E questo ha distrutto la reputazione di Gavin e ha spaccato in due il campo dei large blockers, perché forse nemmeno la metà di loro credeva che Wright fosse Satoshi».

Nel corso dell'estate 2017, giunse l'escalation finale. Gli small blockers cominciarono a indossare cappellini con la scritta UASF (User-Activated Soft Fork), a sostegno di un aggiornamento del protocollo che avrebbe rafforzato il potere degli utenti rispetto ai miner. Barry Silbert organizzò il New York Agreement, un accordo tra grandi aziende del settore che escludeva gli small blockers dal tavolo decisionale e puntava a imporre un aumento della dimensione dei blocchi. Il primo agosto 2017, poi, nacque Bitcoin Cash: una nuova criptovaluta separata da Bitcoin, frutto di un hard fork promosso dai large blockers.

E l'8 novembre 2017, infine, arrivò la vittoria decisiva: Mike Belshe - uno dei leader del fronte large blocker in quella fase finale, insieme a Jeff Garzik - inviò una mail in cui ritirava formalmente il piano SegWit2x, l'ultimo tentativo (di compromesso) per imporre l'aumento della dimensione dei blocchi. «Diverso dai precedenti», come sottolineato da Bier «ma poi ritirato formalmente, segnando la vittoria degli small blockers».

Col senno di poi, gli small blockers avevano ragione. Il prezzo di Bitcoin superò nettamente quello di Bitcoin Cash, dimostrando che il mercato preferiva la versione originale. Di conseguenza, i miner - che seguono il prezzo del token per massimizzare i propri profitti - concentrarono la loro potenza di calcolo (l'hash rate, cioè la quantità di operazioni al secondo dedicate alla gestione della rete) su Bitcoin piuttosto che su Bitcoin Cash, esattamente come gli small blockers avevano previsto.

A ulteriore conferma del fallimento della strategia large blocker, Bitcoin Cash si spaccò a sua volta in tre monete distinte: Bitcoin Cash, Bitcoin Satoshi Vision ed eCash. Persino sul volume delle transazioni - il principale argomento dei large blockers - i dati diedero ragione ai vincitori: più persone scelsero di usare il formato ottimizzato SegWit su Bitcoin di quante ne effettuassero su Bitcoin Cash. SegWit (Segregated Witness) era proprio l'aggiornamento sostenuto dagli small blockers: un modo per rendere le transazioni più leggere e efficienti senza aumentare la dimensione dei blocchi.

Le ombre di oggi

Dopo aver ricostruito la vicenda, Bier ha concluso il suo avvincente intervento con un avvertimento preciso alla platea radunatasi presso il Palazzo dei Congressi di Lugano. Oggi, secondo l’esperto, si corre il rischio che alcuni small blockers siano diventati troppo conservatori e troppo dogmatici riguardo al protocollo, troppo concentrati sulla narrativa del "digital gold" - Bitcoin come riserva di valore, sull'esempio dell'oro - e meno interessati ai pagamenti e all'uso concreto della rete.

E sta emergendo una nuova tensione tra Bitcoin Core e Bitcoin Knots, un'implementazione alternativa del software creata da alcuni sviluppatori, che riguarda quali transazioni i nodi debbano trasmettere tra loro. «Ci sono molte somiglianze con quello che è successo allora», ha aggiunto Bier. «A differenza della Blocksize War, per fortuna, questa volta il conflitto riguarda solo quali transazioni i nodi dovrebbero trasmettere tra loro, non le regole fondamentali del protocollo Bitcoin». In altre parole: anche se le discussioni sono accese, non dovrebbe riemergere il rischio concreto di spaccatura della rete. Una storia, questa, che attraverso il racconto di Bier ha tenuto col fiato sospeso gli appassionati di Bitcoin giunti a Lugano da ogni parte del mondo.

Il Plan ₿ Forum tornerà a Lugano venerdì 23 e sabato 24 ottobre 2026. Per ulteriori informazioni e biglietti visita la pagina ufficiale.

Vuoi ascoltare l'intervento completo di Jonathan Bier? La registrazione integrale è disponibile sul canale Rumble della manifestazione, insieme a tutti i panel della quarta edizione.


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.

Sappiamo quanto sia importante condividere le vostre opinioni. Tuttavia, per questo articolo abbiamo scelto di mantenere chiusa la sezione commenti.

Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.

Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.

Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE