Bitcoin USI Club racconta l'industria del mining

Oltre cinquanta partecipanti martedì scorso al PoW.space di Lugano per l'evento organizzato dall'associazione studentesca sul mining di Bitcoin.
Lo speech di Gio, Product Manager di Tether, e il tour degli spazi che ospitano aziende del settore, hanno permesso agli studenti dell’USI di immergersi nelle dinamiche tecniche, economiche, sociali e finanziarie dell’industria.
Oltre cinquanta partecipanti martedì scorso al PoW.space di Lugano per l'evento organizzato dall'associazione studentesca sul mining di Bitcoin.
Lo speech di Gio, Product Manager di Tether, e il tour degli spazi che ospitano aziende del settore, hanno permesso agli studenti dell’USI di immergersi nelle dinamiche tecniche, economiche, sociali e finanziarie dell’industria.
Da Proof of Student Hub a Bitcoin USI Club: un cambio di nome che, come abbiamo raccontato lo scorso ottobre, non è stato solo formale, ma ha segnato una traiettoria precisa. Concentrare ogni energia sull'invenzione di Satoshi Nakamoto e sul suo impatto concreto sulla società, evitando dispersioni. Con i fatti che stanno dando ragione a questa scelta: in meno di un anno, l'associazione studentesca riconosciuta dall’Università della Svizzera Italiana ha consolidato la propria presenza nel campus luganese, ampliato il team operativo (oggi conta nove membri attivi) e costruito un calendario di iniziative sempre più ambizioso.
Evoluzioni e prospettive del Mining di Bitcoin
L'ultimo appuntamento del loro percorso, in ordine cronologico, si è svolto martedì scorso al PoW.space, con un evento dedicato al mining di Bitcoin. Oltre cinquanta partecipanti - tra studenti universitari e membri della community locale - hanno riempito il patio del PoW.space di Contrada di Sassello per ascoltare Gio, Product Manager di Tether, che ha condiviso con il pubblico un'analisi dell'industria del mining come fenomeno economico, tecnologico e infrastrutturale. L'incontro, che ha previsto anche un tour dei quattro piani della struttura, ha rappresentato l'ennesima tappa di un percorso che sta portando il mondo legato alla creazione di Satoshi sempre più dentro le aule dell’ateneo di via Buffi.
Ne abbiamo parlato con Vittorio Ricatto e Luca Agliati, due figure centrali dell’associazione. Il primo, intanto: classe 1998, ricopre il ruolo di Investor Relations e Business Development presso Arkadia Digital SA, una società di consulenza attiva nel mondo dei digital asset, ed è Coordinatore di YouChainSwiss, consorzio svizzero dedicato allo sviluppo dell'ecosistema dei digital asset in ambito istituzionale. Laureato in Studi Europei con specializzazione in Investor Relations e Financial Communication presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e l'USI, ricopre il ruolo di membro attivo e advisor del Bitcoin USI Club.
Vittorio, partiamo dall'evento di martedì scorso al PoW.space sul mining di Bitcoin. Com'è andata? Quali sono state le reazioni dei presenti?
«È stato particolarmente interessante vedere una platea molto eterogenea: studenti universitari, da una parte, e dall'altra membri più esperti della community Bitcoin di Lugano. Questo mix ha creato un ambiente molto dinamico, in cui persone con livelli di conoscenza diversi hanno potuto confrontarsi e scambiarsi idee. Le reazioni sono state estremamente positive: la location ha colpito molto i partecipanti, perché rappresenta uno dei luoghi simbolo dell'ecosistema a Lugano, e allo stesso tempo la qualità dell'intervento di Gio è stata molto apprezzata, sia per la chiarezza dell’esposizione sia per la profondità dei contenuti presentati».
Quanto è stato importante il tour "dietro le quinte" per far comprendere concretamente cosa significa l'ecosistema per Lugano?
«L'evento ha permesso ai partecipanti di visitare i diversi piani della struttura: dagli uffici privati agli spazi di coworking, fino alle aree comuni e agli spazi relax. Il tour si è svolto al termine dell'evento ed è stato particolarmente significativo soprattutto per gli studenti universitari. Molti di loro, infatti, non sono abituati a frequentare ambienti di lavoro di questo tipo, soprattutto in spazi così moderni. Avere la possibilità di vedere i setup di lavoro e respirare l'atmosfera operativa del building ha reso l'esperienza molto concreta. Questo "dietro le quinte" è stato interessante anche perché all'interno dell'hub operano diverse aziende del settore, tra cui Blockstream, che sarà presente anche alla “Notte delle Carriere" in università. Questo crea un collegamento tra le realtà che stanno scegliendo Lugano come base operativa e le opportunità professionali che si stanno aprendo per gli studenti del territorio».
Gio di Tether ha parlato del mining, un tema tecnicamente complesso. Come avete calibrato il livello di approfondimento per renderlo accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta a questi argomenti?
«Su questo va dato grande merito a Gio. Ha un'esperienza pluriennale come speaker e divulgatore e riesce a rendere accessibili anche temi tecnici complessi. Il risultato è stato molto efficace: contenuti solidi dal punto di vista tecnico, ma allo stesso tempo comprensibili anche per chi si avvicina per la prima volta a questi argomenti. Siamo molto contenti di poterlo annoverare tra gli amici del Bitcoin USI Club, e sicuramente cercheremo di coinvolgerlo anche in iniziative future».
Il mining è un tema spesso frainteso o percepito solo dal fronte del consumo energetico. Quali sono stati gli aspetti che più hanno sorpreso o interessato il pubblico?
«Oggi questo sta diventando sempre più un falso mito, e anche durante l'evento è emerso chiaramente come il tema sia più articolato di quello che si possa normalmente intendere. Uno degli aspetti che ha sorpreso di più il pubblico è stato capire come il mining possa avere applicazioni concrete nel mondo reale. Ad esempio, è stato molto interessante parlare di come venga utilizzato per bilanciare la rete elettrica, in contesti come il Texas, dove i miner possono modulare il consumo di energia in funzione della domanda della rete. Un altro tema che ha suscitato molta curiosità è stato quello dei miner domestici. Il mining, infatti, produce calore e in alcuni casi questo può essere utilizzato anche per il riscaldamento delle abitazioni. In questo modo, si riesce contemporaneamente a riscaldare l'ambiente e a partecipare alla sicurezza della rete Bitcoin, creando potenzialmente anche un vantaggio economico».
Da Proof of Student Hub a Bitcoin USI Club, da maggio 2025 a oggi: come descrivereste l'evoluzione dell'associazione in questi dieci mesi? Il cambio di nome riflette solo un focus più preciso o c'è stata anche una crescita nella struttura e nelle ambizioni?
«Quando siamo partiti eravamo un gruppo molto piccolo e, come accade spesso nei progetti agli inizi, la struttura era piuttosto fluida. Questo, da un lato, ci ha permesso di muoverci con grande flessibilità, ma con il tempo è emersa anche la necessità di organizzarci maggiormente. Negli ultimi mesi abbiamo organizzato più di sette eventi, e abbiamo partecipato a diverse iniziative dell'ecosistema locale, tra cui il Plan ₿ Forum, la Notte delle Carriere dell’USI e anche alcune attività legate a Plan ₿ Network durante il periodo natalizio.
Oggi il Bitcoin USI Club vuole essere prima di tutto uno spazio in cui gli studenti possano mettersi in gioco, avvicinarsi al mondo Bitcoin attraverso eventi e iniziative concrete e iniziare a sviluppare competenze che saranno sempre più rilevanti dal punto di vista professionale.
Abbiamo scelto di cambiare nome proprio perché Bitcoin USI Club è un nome più diretto e d'impatto, che comunica immediatamente chi siamo e cosa facciamo. Allo stesso tempo riflette anche una maggiore ambizione del progetto e la volontà di crescere ulteriormente all'interno dell'ecosistema universitario».
A questo punto, arriva il momento di “passare la palla” a Luca Agliati, ventitreenne presidente del Bitcoin USI Club e studente di comunicazione all'USI, che dal debutto dell'associazione ha guidato la crescita del progetto. E lui, quindi, a rispondere alle domande successive, per provare a comprendere gli sviluppi futuri attesi.
Luca, avete organizzato eventi con Roberto Gorini su MyLugano e SwissLedger, avete gestito l'infopoint al Plan ₿ Forum, ospitato Giacomo Zucco, e ora questo evento sul mining. Che cosa lega queste iniziative? Quali criteri ci sono dietro la costruzione del vostro calendario?
«Il filo rosso è molto semplice: rendere Bitcoin comprensibile agli studenti partendo dalla realtà che li circonda. Cerchiamo sempre di bilanciare tre elementi: primo, l'educazione, quindi spiegare i fondamentali di Bitcoin; secondo, l'esperienza pratica, come nel caso di MyLugano o del mining; terzo, l'incontro con persone dell'ecosistema, che possano raccontare il loro percorso. L'idea è che uno studente che parte da zero possa, evento dopo evento, costruire una visione sempre più completa: dalla teoria, alla tecnologia, fino alle applicazioni reali che stanno nascendo qui a Lugano. Anche per questo motivo, nei prossimi mesi vogliamo proporre momenti di onboarding dedicati agli studenti, pensati per permettere a chiunque di avvicinarsi a Bitcoin in modo semplice e affidabile, dall'apertura di un wallet all'acquisto e alla custodia in sicurezza. Allo stesso tempo, vogliamo chiarire anche alcuni aspetti più strutturali, come la differenza tra il protocollo di base e i layer superiori, come il Lightning Network, che permette pagamenti quasi istantanei e a costi molto bassi».
Il rapporto con l'ecosistema Bitcoin luganese sembra essere molto solido. In che modo questa sinergia si traduce concretamente nel vostro lavoro quotidiano come associazione studentesca?
«Per noi è una grande opportunità, perché significa che gli studenti non studiano Bitcoin solo sui libri o online, ma possono vivere delle esperienze più concrete e immersive. Questa sinergia si traduce in cose molto concrete: ospiti che lavorano nel settore, eventi organizzati insieme, possibilità per gli studenti di conoscere startup, sviluppatori e imprenditori che stanno costruendo progetti proprio qui a Lugano».
Dopo dieci mesi di attività, avete notato un cambiamento nella percezione di Bitcoin tra gli studenti dell’USI? State riuscendo a scardinare i "bias" tipici - speculazione, truffe, troppi tecnicismi - di cui abbiamo già parlato nel corso di una precedente intervista?
«All'inizio molti studenti arrivavano con queste idee. Quello che stiamo vedendo però è che, quando hanno l'occasione di ascoltare, fare domande e parlare con persone del settore, la percezione cambia abbastanza rapidamente. Bitcoin smette di essere solo un grafico di prezzo e diventa una tecnologia, un protocollo, e anche un fenomeno culturale che tocca economia, energia, informatica e persino filosofia. Il nostro obiettivo non è convincere tutti, ma creare uno spazio dove si possa capire davvero».
Quali saranno i prossimi appuntamenti? E, più in generale, quali obiettivi vi ponete per il 2026 come Bitcoin USI Club?
«Il prossimo appuntamento è proprio l'evento dedicato a Bitcoin come asset finanziario per privati e aziende, senza però tralasciare i fondamentali di questa rivoluzione come la self-custody. Guardando al 2026, l'obiettivo è continuare a far crescere il club su tre fronti: più eventi educativi in università, più collaborazioni con l'ecosistema Bitcoin, e soprattutto coinvolgere studenti di facoltà diverse, non solo quelli interessati alla finanza o all'economia, che rimangono tuttavia la fetta più grande. Bitcoin è un tema interdisciplinare, e vorremmo che il club riflettesse proprio questa varietà».
Per concludere, una domanda più ampia: come vedete il ruolo di un'associazione studentesca su Bitcoin in una città come Lugano, che con Plan ₿ è diventata un hub internazionale?
«Lugano oggi è uno dei luoghi più interessanti in Europa per chi lavora in ambito Bitcoin. Però perché questo ecosistema cresca davvero serve anche una nuova generazione di persone che lo capisca e ci lavori. Un'associazione studentesca può avere proprio questo ruolo: portare queste conversazioni dentro l'università e dare agli studenti l'opportunità di entrare in contatto con ciò che sta succedendo nella città. Se riusciremo a far incontrare sempre di più questi due mondi, allora il club avrà già fatto qualcosa di utile».







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