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Bitcoin e adolescenti: come si conquista la “Gen Z”?

Al Plan ₿ Forum di Lugano un panel a forte presenza under 30 - con Janis Kilian Lenz, Gustavo Lopes, Eugenio Valenti e S₿AM - ha raccolto gli interrogativi sui percorsi più efficaci per avvicinare i giovani all’invenzione di Satoshi Nakamoto.
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Al Plan ₿ Forum di Lugano un panel a forte presenza under 30 - con Janis Kilian Lenz, Gustavo Lopes, Eugenio Valenti e S₿AM - ha raccolto gli interrogativi sui percorsi più efficaci per avvicinare i giovani all’invenzione di Satoshi Nakamoto.

«Avete figli adolescenti? Le avete già "orange-pillati"?». Queste domande, lanciate dal palco alla platea (tra le risate del pubblico), hanno introdotto uno dei panel più insoliti della quarta edizione del Plan ₿ Forum, andata in scena al Palazzo dei Congressi di Lugano lo scorso ottobre. Insolito, sì, perché questa volta sul palco non c’erano i veterani dell'ecosistema globale Bitcoin: il moderatore, il divulgatore austriaco Robin Seyr, non a caso ha aperto il confronto con una battuta eloquente. «È il primo panel su Bitcoin in cui forse sono io il più vecchio», ha detto con tono ironico, alludendo ai suoi 27 anni. Con lui c’erano il ventenne podcaster Janis Kilian Lenz, il brasiliano Gustavo Lopes (21 anni, di San Paolo), Eugenio Valenti, vicepresidente di BitPolito - l’associazione studentesca del Politecnico di Torino dedicato a Bitcoin - e S₿AM, oggi Plan ₿ Head of Ecosystem e animatore della community luganese. Il tema? Come si "orange-pilla" un adolescente, ovvero, nel gergo del settore, come lo si avvicina a Bitcoin e alle ragioni che ne sostengono l’adozione. A scegliere la “pillola arancione”, riprendendo una famosa scena del film “The Matrix”.

Il "mattone" di chi non può comprare casa

La prima angolazione offerta dal dibattito ha presentato tratti quasi spiazzanti: per le nuove generazioni, l’invenzione di Satoshi Nakamoto non è solo una scommessa, ma anche una delle poche porte d'accesso al risparmio. «Vedo Bitcoin come il nuovo mattone per la Gen Z», ha sintetizzato Seyr, ricordando quanto sia diventato proibitivo, per i giovani di oggi, permettersi ciò che per le generazioni precedenti era normalità. A fargli eco c’era Lopes, che ha evidenziato il fatto che «comprare una casa è costosissimo» e che «Bitcoin offre un modo per entrare in questa economia anche con pochi soldi». Ma c'è anche una componente emotiva che ha trovato, in questo panel, uno sbocco autentico in cui poter essere espressa: «Senza Bitcoin il mondo sarebbe un posto buio», ha osservato Lenz. «Che speranza ci sarebbe?». Non a caso, la comprensione arriva prima là dove il problema si tocca con mano: «Chi vive in America Latina o in Turchia, dove l’inflazione è così alta da non potersi fidare della valuta locale, sperimenta il problema sulla propria pelle e può comprendere Bitcoin prima di chi vive nei Paesi occidentali», ha osservato Valenti.

Perché a scuola non si parla di soldi

Sul banco degli imputati, in più passaggi, è salito il sistema educativo. «A scuola non impariamo a pagare le bollette o le tasse, né come si diventa finanziariamente indipendenti», ha sottolineato ancora Lenz. Un problema, quello dell’educazione finanziaria “di base”, che secondo Valenti è riscontrabile ancora più a monte: «Il denaro è talmente rilevante nella nostra vita che dovrebbe essere insegnato come la matematica o la storia. E invece non ne sappiamo nulla, finché non siamo costretti a usarlo». Da questo scenario, almeno in parte, deriverebbe secondo gli speaker l’attrazione dei più giovani per le meme coin - le criptovalute nate come scherzo e alimentate dall'entusiasmo del momento - piuttosto che per il risparmio in Bitcoin: «È una questione di hype», ha sentenziato Lopes, «perché è quello di cui si parla in un dato momento sui social». Interessante, però, il contrappunto del moderatore, che ha invitato a non scaricare, tout court, ogni responsabilità sulla scuola: «Il sistema educativo non è buono e su questo siamo d'accordo. Ma non è che poi, a trent'anni o a quaranta, ci si migliori all'improvviso», ha osservato Seyr, suggerendo che esista anche un altro ostacolo: a vent’anni, quando normalmente non si possiedono grandi risparmi da proteggere, si avverte meno il senso di urgenza.

Le strategie che funzionano davvero

Nella parte finale, il confronto si è fatto pratico. La ricetta che ha trovato maggiori riscontri tra i relatori è anche la più semplice: mettere in mano ai ragazzi alcuni sats, o Satoshi, cioè la più piccola unità in cui si divide un Bitcoin. «Scarica un wallet, ricevi dei sats e guarda l'anno prossimo come sono cresciuti», ha suggerito S₿AM, partendo dalla convinzione che l'esperienza pratica preceda sempre quella teorica. Ma proprio S₿AM, forte dell’esperienza maturata nella crescita dell’ecosistema luganese, ha sottolineato anche l’importanza dei luoghi fisici: «Molti giovani non sono abituati ad avere uno spazio fisico in cui ritrovarsi», ha osservato. «Se li convinci a partecipare a un evento, quello può davvero cambiare il loro modo di vedere le cose». Lopes e Lenz hanno infine insistito sulla leva del gioco, dai videogames che premiano con sats fino ai tornei sportivi. L'aneddoto conclusivo è stato condiviso da Valenti, che poco prima del Forum aveva tenuto una lezione a 120 studenti delle superiori, a Torino: «Dopo venti o trenta minuti erano annoiatissimi. Poi, un insegnante li ha zittiti, evidenziando loro che quell'argomento riguardava il loro futuro: in quel preciso istante sono rimasti colpiti».

Il Plan ₿ Forum tornerà a Lugano, per la sua quinta edizione, venerdì 23 e sabato 24 ottobre 2026. Per ottenere ulteriori informazioni e acquistare biglietti, visita la pagina ufficiale.

Vuoi seguire l'intero panel su Bitcoin e Generazione Z? La registrazione è disponibile sul canale Rumble della manifestazione, insieme a tutti gli interventi della quarta edizione.


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.

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