Privacy: la battaglia per «l'anima di Bitcoin»

Al Plan ₿ Forum di Lugano, quattro tra i più strenui difensori della privacy - Max Hillebrand, Seth for Privacy, Matt Odell e Rockstar Dev - si sono confrontati sul perché la tutela della riservatezza sia una battaglia decisiva per il futuro dell'invenzione di Satoshi.
Incontro moderato da Giacomo Zucco
Al Plan ₿ Forum di Lugano, quattro tra i più strenui difensori della privacy - Max Hillebrand, Seth for Privacy, Matt Odell e Rockstar Dev - si sono confrontati sul perché la tutela della riservatezza sia una battaglia decisiva per il futuro dell'invenzione di Satoshi.
Incontro moderato da Giacomo Zucco
Molti lo considerano uno strumento anonimo, ma Bitcoin è in realtà pseudonimo: la blockchain è pubblica e, quando un indirizzo viene collegato a un’identità, la relativa cronologia può essere ricostruita. Attorno a questo paradosso ruota uno dei panel più accesi della quarta edizione del Plan ₿ Forum - la conferenza di riferimento in Europa per Bitcoin e le tecnologie decentralizzate, ospitata al Palazzo dei Congressi di Lugano il 24 e 25 ottobre scorsi - dal titolo diretto ed eloquente: "Privacy Matters: The Fight for the Soul of Bitcoin", la battaglia per l'anima di Bitcoin. A guidare il confronto, nel ruolo di moderatore, Giacomo Zucco, che ha coordinato gli interventi di quattro tra i più convinti sostenitori della privacy: Max Hillebrand, oggi impegnato soprattutto su Nostr e sul protocollo Marmot e storico contributore di Wasabi Wallet (portafoglio focalizzato sulla riservatezza); Seth for Privacy, COO di Cake Wallet e voce nota dell'attivismo per la privacy; Matt Odell, co-fondatore di OpenSats; e lo sviluppatore noto con lo pseudonimo Rockstar Dev.
Perché la privacy è una questione di libertà
Il punto di partenza, su cui è emersa una sostanziale condivisione tra tutti i relatori protagonisti del panel, è che senza privacy Bitcoin non può dirsi davvero "denaro di libertà". In un sistema in cui ogni transazione on-chain è pubblica, un datore di lavoro, un’azienda o un governo possono, almeno in teoria, tentare di ricostruire quanto si possiede, con chi si commercia e cosa si acquista. «I due pilastri necessari affinché Bitcoin sia denaro libero sono l’autocustodia e la privacy», ha osservato Seth for Privacy. A rendere la questione ancora più delicata è il concetto di "fungibilità" del denaro, ossia il principio per cui ogni unità di una valuta vale esattamente quanto ogni altra: se alcune monete venissero "marchiate" come sospette - perché transitate, magari all’insaputa del possessore, attraverso canali ritenuti illeciti - il denaro perderebbe la sua neutralità, e con essa una delle sue caratteristiche fondamentali. Un timore ben sintetizzato da Rockstar Dev, sviluppatore e strenuo difensore della privacy: «Se governi e grandi aziende arrivassero a mappare la maggior parte delle transazioni, collegandole all'identità reale delle persone, finiremmo in una dimensione distopica». È la ragione per cui, secondo i relatori, difendere la privacy significa proteggere la natura stessa di Bitcoin e le sue caratteristiche chiave di moneta libera e non soggetta ad autorizzazioni.
Gli strumenti e il prezzo da pagare
Ma come si fa, nel concreto, a ottenere un po' di riservatezza su una rete pubblica? Uno degli strumenti più discussi è il cosiddetto "CoinJoin": una tecnica che permette di combinare gli input e gli output di più utenti in un’unica transazione, rendendo molto più difficile riuscire a stabilire chi abbia inviato cosa a chi. Il suo funzionamento può essere ben espresso da un esempio: è un po’ come confondersi nella folla, in cui più persone sono presenti, più diventa difficile distinguere i movimenti di ciascuna. A monte di tutto questo, però, resta un prerequisito irrinunciabile: l’autocustodia. «Not your keys, not your coins», ha ricordato Seth for Privacy. Odell ha aggiunto che, oggi, l’autocustodia è tutt’altro che scontata per la maggior parte delle persone che entrano nell’ecosistema, richiamando la necessità di gestire direttamente i propri fondi senza affidarli a terzi. Difendere la privacy, tuttavia, ha un prezzo da considerare. Come è emerso nel corso del confronto, negli ultimi anni gli sviluppatori di questi strumenti sono finiti sempre più spesso sotto pressione legale e normativa, con alcuni servizi costretti a chiudere e altri progetti obbligati a rivedere il proprio modello. «Abbiamo chiesto pareri legali in una ventina di giurisdizioni e la maggior parte non era favorevole», ha raccontato Hillebrand, riferendosi alle difficoltà di mantenere operativo un coordinatore CoinJoin. Proprio per questo, il messaggio lanciato dal panel è che la privacy non è una funzione che si può dare per scontata, ma una conquista da difendere attivamente, giorno dopo giorno: una battaglia culturale, prima ancora che tecnologica. In questo scenario, infatti, è in gioco - come recitava proprio il titolo del panel - nientemeno che "l'anima" stessa di Bitcoin.
Il Plan ₿ Forum tornerà a Lugano, per la sua quinta edizione, venerdì 23 e sabato 24 ottobre 2026. Per ulteriori informazioni e biglietti, visita la pagina ufficiale.
Vuoi conoscere il contenuto integrale del panel? La registrazione è disponibile sul canale Rumble della manifestazione, insieme a tutti gli interventi della quarta edizione.







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