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15.07.2020 - 08:000

La fusione nucleare per un’energia illimitata potrebbe essere già realtà

Grazie a un rivoluzionario reattore idrogeno-boro si potrà produrre energia pulita e illimitata in modo sicuro

La fusione nucleare, che è il meccanismo base delle stelle, è una reazione attraverso cui i nuclei di due o più atomi si uniscono tra loro e danno come risultato il nucleo di un nuovo elemento chimico. Questa forma di energia rappresenta al giorno d’oggi la tanto attesa soluzione teorica pulita e sicura ai bisogni energetici dell’umanità. In effetti, sono state effettuate numerose ricerche per cercare di sfruttare tale processo e alcune di esse hanno dato buoni risultati.
A questo proposito, una startup australiana chiamata HB11 Energy dell’Università del Nuovo Galles del Sud afferma di aver trovato il modo di rivoluzionare l’attuale tecnologia di fusione nucleare, gettando le basi per una nuova era basata su un’energia affidabile, sicura, a basso costo e senza possibilità di un crollo radioattivo.
La società ha infatti annunciato una serie di brevetti in Giappone, Cina e Stati Uniti a protezione del suo approccio unico idrogeno-boro alla generazione di energia da fusione nucleare. «Stiamo eludendo tutte le sfide scientifiche che hanno trattenuto l’energia di fusione per oltre mezzo secolo», ha dichiarato Warren McKenzie, direttore generale di HB11.
La maggior parte delle soluzioni di reattore a fusione nucleare che sono state studiate fino ad oggi si basano su un approccio di fusione termonucleare deuterio-trizio che richiede la creazione di temperature incredibilmente alte, molto più calde della superficie del Sole, cioè fino a 15 milioni di gradi Celsius. Ed è qui che la tecnologia di HB11 promette di rivoluzionare le cose.
Grazie a decenni di ricerche da parte del professor Eminito Heinrich Hora, infatti, l’approccio di HB11 alla fusione elimina sia i carburanti rari, radioattivi e difficili come il trizio, sia le temperature eccezionalmente alte. Al loro posto, la startup utilizzerebbe una tecnica basata sull’idrogeno e un isotopo B-11 al boro, impiegando l’applicazione precisa di alcuni laser molto speciali per innescare la reazione di fusione.
Nello specifico, tale metodo utilizza una sfera metallica vuota, con al centro il pellet di HB11, con aperture di diverse dimensioni sui suoi lati per i laser. Un laser stabilisce il campo di contenimento magnetico per il plasma e un secondo laser innesca la reazione di fusione a catena. Le particelle alfa generate dalla reazione producono un flusso elettrico che può essere convogliato in una griglia senza la necessità di dover usare scambiatori di calore o turbine a vapore.
«Molti esperimenti di fusione stanno usando i laser per riscaldare le cose fino a temperature folli. Noi non siamo folli. Stiamo usando il laser per accelerare massicciamente l’idrogeno attraverso il campione di boro», ha spiegato McKenzie. «Potremmo dire che usiamo l’idrogeno come una freccia per colpire un atomo di boro, e se ne colpiamo uno, possiamo iniziare una reazione di fusione. Questa è l’essenza».
HB11 sostiene che i suoi generatori sarebbero compatti, puliti e così sicuri da poter essere costruiti in ambienti urbani. Non ci sono infatti scorie nucleari coinvolte, nessun vapore surriscaldato e nessuna possibilità di incidenti. Ad ogni modo, per ora si tratta solo di teoria e bisogna ancora riuscire ad ottenere una reazione che dia più energia di quella necessaria per crearla. La stessa McKenzie non sa tra quanto tempo il reattore idrogeno-boro entrerà in commercio, né vuole fare previsioni troppo azzardate. Fatto sta che la realizzazione di un reattore di questo genere potrebbe assicurare all’umanità millenni di energia pulita.

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