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STATI UNITI
09.02.2018 - 20:420

L'irritazione di Trump dietro al gelo di Pence ai Giochi

È una distanza siderale quella che, malgrado i tentativi di disgelo tra le Coree, resta fra Washington e Pyongyang

WASHINGTON - La coreografia ai giochi olimpici conta. E quella diplomatica, nel caso delle Olimpiadi invernali in corso a Pyeongchang, è particolarmente ricca di simboli.

Così il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence che rimane ieratico nel box vip a pochi metri dalla sorella del leader nordcoreano Kim Jong Un è il segnale chiaro della distanza siderale che, malgrado i tentativi di disgelo tra le Coree, resta fra Washington e Pyongyang e che il presidente Donald Trump ha dato mandato al suo rappresentante di non accorciare.

Non abbassare la guardia - Anzi, di sottolineare. Perché lo 'spirito olimpico', pur rispettato nella forma, per il Commander in chief non è sufficiente a superare l'irritazione verso il leader nordcoreano. Soprattutto non lo è per abbassare la guardia o per mitigare il pressing - pure militare - che Trump tiene alto anche a Washington, nonostante i pareri contrari ad una escalation.

Il messaggio è chiaro e lo ribadisce poi anche la Casa Bianca nel sottolineare che Pence non ha interagito con la sorella di Kim Jong Un, Kim Yo Jong, nonostante fossero seduti a pochi metri di distanza durante la cerimonia di inaugurazione. Così come spiega che il vicepresidente si è alzato in piedi soltanto al passaggio della squadra Usa.

Non si perda di vista, insomma, quale è, e rimane, la posizione Usa. Pence lo ha scandito al suo arrivo in Corea del Sud: gli Usa "faranno pressione massima" fino a quando i nordcoreani "non abbandoneranno permanentemente e in maniera irreversibile il loro programma nucleare e balistico".

Prima ancora aveva ricordato l'intenzione dell'amministrazione Usa di imporre "le più dure" sanzioni a Pyongyang, anche durante le Olimpiadi se necessario. Il nodo vero però a Washington resta il da fasi sul piano militare, ovvero quanto in là si è disposti ad andare.

La retorica di Trump sulla Corea del Nord ha spesso suscitato allarme per un tono che può portare ad azioni precipitose. Emblematico di tali tensioni è il caso del ritiro nelle scorse settimane della nomina di Victor Cha quale ambasciatore a Seul, deciso - secondo indiscrezioni - per la sua dichiarata avversità ad una escalation militare.

Però il Pentagono fa muro e la Casa Bianca è frustrata. Uno scenario, questo, tratteggiato di recente anche dal New York Times, che ha messo in evidenza le spaccature interne all'amministrazione Usa su come contrastare la minaccia rappresentata dal programma nucleare di Pyongyang. Che dalla 'diplomazia olimpica' scaturisca un nulla di fatto, almeno nel breve periodo, è quindi considerato più che probabile.

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