Keystone
ISRAELE
07.01.2019 - 20:310

Netanyahu pronto al confronto: «Di cosa hanno paura?»

In un intervento televisivo il premier israeliano ha puntato il dito contro i responsabili delle indagini nei suoi confronti

TEL AVIV - In un intervento televisivo il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha accusato i responsabili delle indagini su di lui di essere prevenuti e in almeno un caso di non aver richiesto la testimonianza di un funzionario di governo che confermerebbe la sua versione. «Di che cosa hanno paura? Cosa c'è da nascondere?», si è chiesto.

Netanyahu ha denunciato di aver chiesto invano due volte di confrontarsi con tre collaboratori di giustizia. «Esigo di potermi misurare con loro, anche in diretta televisiva», ha affermato.

Netanyahu ha ribadito quanto sia «ingiusta» a suo parere la eventualità che il Consigliere legale del governo Avichay Mandelblit pubblichi le conclusioni delle indagini su di lui prima delle elezioni del 9 aprile, mentre l'audizione a cui il premier ha comunque diritto potrebbe avvenire solo in una fase posteriore. «Ma stasera - ha aggiunto - voglio rivelarvi elementi che non conoscete, che dimostrano quanto quelle indagini siano state distorte».

Se davvero gli investigatori avessero voluto accertare la verità, ha argomentato Netanyahu, avrebbero dovuto consentirgli di «guardare negli occhi» i suoi accusatori e di confrontarsi faccia a faccia con loro. Avrebbero dovuto raccogliere poi una testimonianza-chiave di alto funzionario del ministero delle comunicazioni che conferma che nella fusione fra la società di telecomunicazioni Bezeq e la Tv via cavo Yes Netanyahu si comportò «in maniera professionale» senza trarre alcun beneficio per se né per un uomo d'affari a lui vicino.

«La Sinistra - ha incalzato - sa che in un confronto sulle linee politiche e sui successi del Paese non può sconfiggermi. Allora cerca vie diverse per abbattere il governo della Destra ed esercita pressioni incessanti sul Consigliere legale del governo affinchè mi processi».

Tutto ciò, ha concluso Netanyahu, cesserebbe istantaneamente se ordinasse un ritiro dai Territori e accettasse la spartizione di Gerusalemme. «Ma questo non lo farò mai - ha concluso. - Continuerò a lottare per la sicurezza di Israele e ad invocare giustizia per me».

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