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COREA DEL NORD
01.01.2019 - 10:030
Aggiornamento : 19:41

«Pronto a rivedere Trump, ma basta sanzioni»

Nel suo discorso di fine anno Kim Jong-Un ha avvertito il presidente americano: «Non mettere alla prova la mia pazienza»

PYONGYANG - La via del disarmo nucleare della Corea del Nord è ancora lunga. Lo dimostrano i toni, di nuovo minacciosi, di Kim Jong-un, che ha inaugurato il 2019 con un aut aut a Donald Trump: «Tolga le sanzioni o cambieremo rotta».

Sono trascorsi soltanto sei mesi dallo storico incontro tra i due leader, che sembrava aver aperto le porte al disgelo tra Stati Uniti e il piccolo regime comunista con ambizioni atomiche, interrompendo un'escalation di insulti e promesse reciproche di distruzione. Oggi, invece, si registra un passo indietro. Nel discorso di Capodanno alla nazione, insolitamente in giacca e cravatta, il leader nordcoreano è partito conciliante, dicendosi «disposto a incontrare il presidente degli Stati Uniti in qualsiasi momento». Tuttavia, ha ammonito, «se gli Stati Uniti non mantengono la promessa fatta di fronte alla comunità internazionale e insistono sulle sanzioni e le pressioni sulla nostra repubblica, potremmo non avere altra scelta che considerare un nuovo modo di salvaguardare la nostra sovranità e i nostri interessi». Parole che evocano un muro contro muro, come nel 2017, all'apice della tensione nucleare.

L'incontro Kim-Trump di giugno a Singapore, al di là dell'indiscutibile valore politico, non ha prodotto una road map dettagliata, ma soltanto un generico documento con l'impegno a migliorare le relazioni e a lavorare per la denuclearizzazione della penisola coreana. Il regime nordcoreano ha effettivamente fermato i test missilistici e nucleari, ma ancora oggi non ci sono indicazioni che stia lavorando ad un completo smantellamento della propria dotazione nucleare, come chiesto dagli Stati Uniti. Anzi, secondo gli 007 americani Pyongyang sta continuando a produrre combustibile per le armi nucleari, e probabilmente anche gli ordigni stessi.

Nel discorso di Capodanno, Kim si è spinto oltre gli impegni presi a Singapore, affermando chiaramente che «non fabbricherà armi nucleari». Salvo poi minacciare che «se gli americani insistono con le antiche abitudini, non andrà bene». Giocando la carta della diplomazia, il giovane dittatore sta anche cercando di proteggere il suo fianco, con il recente invito al presidente del Sud Moon Jae-in a tenere più colloqui di pace nel 2019, per arrivare ad una dichiarazione che ponga fine formalmente alla guerra di Corea, tuttora in regime di armistizio.

L'interlocutore principale di Pyongyang resta comunque Donald Trump ed il messaggio inviato al presidente americano è «fai tu la prossima mossa». Il tycoon, da parte sua, ha già espresso la volontà di un nuovo faccia a febbraio. Ma ancora nulla è stato definito. E se saltasse, è plausibile ritenere che il regime riavvii una destabilizzante serie di test missilistici.

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