Donald Trump e il discorso sullo Stato dell'Unione più lungo della storia

Il Presidente Usa difende la sua economia e i dazi, poi sull'Iran: «Non avrà il nucleare»
Il Presidente Usa difende la sua economia e i dazi, poi sull'Iran: «Non avrà il nucleare»
WASHINGTON - Donald Trump difende per oltre un'ora i suoi successi economici a partire dai dazi e solo alla fine di un discorso sullo Stato dell'Unione fiume, il più lungo della storia, guarda all'estero. Assicurando che la sua amministrazione è al lavoro per risolvere la guerra fra la Russia e l'Ucraina, il presidente Usa si sofferma sull'Iran: «sta sviluppando missili in grado di colpire l'Europa e gli Stati Uniti. Non permetterò mai che abbia il nucleare», ha detto davanti a Camera e Senato americani riuniti in seduta plenaria.
«Dopo appena un anno, posso dire con dignità e orgoglio che ci siamo trasformati e non torneremo dove eravamo prima. Abbiamo avuto una svolta epocale. Il nostro paese è tornato e non tornerà indietro», ha esordito Trump definendosi il presidente di quell'America First che ha riportato l'età dell'oro. Davanti a quattro dei giudici di quella Corte Suprema che ha bocciato i suoi dazi, il presidente ha parlato di «decisione infelice» e insistito sul fatto che la sua amministrazione andrà avanti con tariffe più complesse che, comunque, non richiederanno l'approvazione del Congresso. «Col passare del tempo, credo che le tariffe pagate dai paesi stranieri, come in passato, sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito», ha osservato.
Dopo aver ripercorso i "successi" degli ultimi 12 mesi sul fronte economico, a partire dal taglio delle tasse, Trump ha parlato di quelli ottenuti sull'immigrazione attaccando i democratici delle città santuario che difendono i migranti senza documenti. "Nessun migrante illegale è entrato negli Stati Uniti nell'ultimo anno", ha notato fra gli applausi dei repubblicani e qualche urlo di rabbia dei democratici. "Bugiardo. Hai ucciso degli americani", gli hanno gridato le deputate Ilhan Omar e Rashida Tlaib. Il presidente ha replicato, dicendo loro che avrebbero dovuto vergognarsi e poi ha continuato, quasi galvanizzato, il suo discorso.
A un'ora e mezzo dall'inizio del discorso, Trump ha pronunciato per la prima volta la parola Ucraina. "Ho risolto otto guerre. Stiamo lavorando per risolvere la nona fra Russia e Ucraina", ha osservato lodando i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Poi si è rivolto direttamente agli americani per parlare di Iran: "preferisco risolvere la questione con la diplomazia ma una cosa è certa: non permetterò mai all'Iran di avere l'arma nucleare", ha assicurato avvertendo che Teheran "ha già sviluppato missili che possono colpire l'Europa e gli Stati Uniti". Una accenno anche al Venezuela divenuto un "amico e un partner" da quando non c'è Maduro.
Sicuro di sé e aggressivo, Trump ha cercato di rassicurare gli americani e i repubblicani, sempre più nervosi in vista delle elezioni di metà mandato. Ai democratici però non ha fatto paura. Altrettanto sicura di sé Abigail Spanberger, la governatrice della Virginia incaricata della replica a Trump ha invitato gli americani a non credere al presidente e assicurato: "a novembre vinceremo noi".




