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18.10.2021 - 16:260
Aggiornamento : 19:21

Perché in tantissimi facevano il tifo per un pluriomicida cinese in fuga

Aveva accoltellato un'intera famiglia ma tutti speravano che potesse farla franca, la tragica storia di Ou Jinzhong

SHANGHAI - In un raptus ha impugnato un coltello e ha quasi ucciso un'intera famiglia, poi si è dato alla macchia.

Il caso del fuggiasco cinese Ou Jinzhong, abitante della provincia meridionale del Fujian, ha attirato l'attenzione dei media e dei social network della Repubblica Popolare e - incredibilmente - erano in molti ad augurargli di farla franca. Così però non è stato.

Eppure Ou aveva pugnalato un intero nucleo famigliare di 4 generazioni: dai bisnonni fino ai nipoti e in due hanno perso la vita (un nonno 70enne e sua nuora). Sopravvissuti all'attacco solo la bisnonna, il di lei nipote 34enne e il più piccolo della casa, un bimbo di 9 anni. Malgrado l'efferatezza della violenza, esplosa dopo una disputa di vicinato pluriennale, la simpatia nei confronti del pluriomicida era diffusa e trasversale.

Dopo 8 giorni di fuga, il 55enne ha perso la vita «mentre resisteva a un tentativo d'arresto da parte della polizia e dei paramilitari questo lunedì», spiegano le autorità di Putian.

La motivazione principale riguarda la sua storia, scrive la Cnn che ha tentato di ricostruirla, della quale si sa poco o niente e che media e utenti social hanno ricostruito basandosi sui suoi post, e quelli di altri abitanti della cittadina, su Weibo (il Facebook cinese).

Il ritratto che ne è uscito è quello di una persona semplice, con qualche sprazzo addirittura eroico, e che aveva finito per scontrarsi con uno dei grandi ostacoli della Cina rurale: le amministrazioni locali corrotte e la burocrazia.

Alla base della violenza ci sarebbe una diatriba relativa a una casa che l'uomo avrebbe voluto edificare, ma alla quale i vicini si erano opposti. Dopo aver fatto domanda ufficiale, che era stata approvata, aveva proceduto a dilapidare la sua abitazione per ricostruirla. Lì sarebbe scattata l'obiezione da parte della famiglia, inaspettatamente appoggiata dalle autorità.

Da quel momento in poi Ou e la sua famiglia, compresa la madre 89enne, avevano vissuto in una baracca fatta di assi e con un'esile copertura. Climax della questione, il maltempo che aveva strappato il tetto della struttura improvvisata facendolo finire sul terreno dei dirimpettai. Il litigio finale sarebbe poi esploso quando, tentando di recuperare il suddetto, gli sarebbe stato impedito.

In precedenza, Ou, si era spesso lamentato «dei ricchi e potenti» in una serie di post pubblicati sul suo profilo Weibo, aperto proprio all'inizio della sua infinita querelle legale. Sulla sua bacheca l'uomo aveva tirato in ballo più volte anche il governo e le autorità locali e provinciali secondo lui responsabili di non fare nulla e, anzi, favorire le angherie nei suoi confronti. 

Con l'aumentare dell'interesse e del supporto mediatico in tutto il Paese, all'improvviso su tutta la questione è imposto il silenzio, verosimilmente dall'alto. Con l'intero account Weibo cancellato, l'hashtag rimosso e anche diversi articoli sui media online spariti nel nulla.

«Non stupisce affatto che in tanti si siano schierati con lui», commenta proprio alla Cnn l'avvocato ed esperto di diritti umani Liu Xiaoyouan, «di certo questi simpatizzanti non approvano la violenza, ma possono capire cosa possa averlo portato all'omicidio e qual è la responsibilità delle autorità nel non aver evitato l'escalation fino al tragico esito finale».

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