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Il rapporto indipendente fa luce sugli abusi sessuali commessi tra il 2018 e il 2020 nella Repubblica Democratica del Congo.
REP. DEMOCRATICA DEL CONGO
29.09.2021 - 20:300
Aggiornamento : 30.09.2021 - 07:27

Il rapporto conferma: ci sono stati abusi e stupri durante l'epidemia di Ebola

«Mi scuso per ciò che avete dovuto subire» ha dichiarato il segretario generale Tedros Adhanom Ghebreyesus

KINSHASA - Martedì l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha pubblicato il rapporto della commissione d'inchiesta indipendente che ha indagato sui presunti abusi sessuali compiuti dai dipendenti dell'agenzia delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo.

È stato stabilito che 83 persone, inclusi 21 membri dell'Oms, compirono abusi sessuali nel corso della decima epidemia di Ebola, che ha flagellato la nazione africana tra il 2018 e il 2020. Nove stupri sono stati attribuiti a membri dell'organizzazione, di varie nazionalità. «L’entità degli abusi sessuali durante la risposta alla decima epidemia di Ebola ha contribuito ad aumentare la vulnerabilità delle presunte vittime, che non hanno beneficiato dell’assistenza e del sostegno richiesti» si legge nelle conclusioni del rapporto.

Tutto ha preso il via grazie a un'inchiesta giornalistica compiuta dall'agenzia di stampa Reuters insieme alla ong The New Humanitarian. Nell'ottobre dello scorso anno è stato dato il mandato alla commissione da parte del segretario generale OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, il quale ora ha promesso che i colpevoli saranno puniti. «La prima cosa che ci tengo a dire alle vittime e alle persone sopravvissute è che mi scuso. Mi scuso per ciò che avete dovuto subire a causa di persone impiegate dall’OMS per essere al vostro servizio e per proteggervi».

È stato rescisso il contratto di quattro delle 21 persone sotto accusa, mentre le altre non lavorerebbero più per l'organizzazione. Il risultato dell'inchiesta verrà inoltrato alle autorità nazionali congolesi e delle nazioni dei presunti responsabili degli abusi e violenze.

Molte delle vittime (sono 75 quelle intervistate dalla commissione, 63 donne e 12 uomini) hanno raccontato delle richieste di prestazioni sessuali in cambio di lavoro, o di come abbiano perso l'impiego dopo aver rifiutato le proposte. Nella maggioranza dei casi è stato il bisogno di denaro che le ha spinte a cedere alle avances dei funzionari. Ci sono poi stati casi di donne rimaste incinte perché gli operatori in molti casi si rifiutavano d'indossare il preservativo. Alcune di loro sarebbero state costrette ad abortire. Gli accusati hanno quasi sempre negato le accuse e hanno dichiarato che si è trattato di rapporti sessuali consenzienti.

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