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In queste ore si è tornati a parlare dei presunti metodi violenti della polizia statunitense.
STATI UNITI
24.02.2021 - 18:300

Si è tornati a parlare dei presunti metodi violenti della polizia

Per due ragioni: nessuna incriminazione nel caso Daniel Prude e per la morte di Angelo Quinto

NEW YORK - Nelle scorse ore due episodi hanno riportato alla ribalta negli Stati Uniti il tema dei presunti metodi violenti usati dalla polizia nei confronti dei fermati.

Prima c'è stata la notizia, comunicata martedì, che nessuno dei sette agenti coinvolti nell'arresto di Daniel Prude verrà incriminato. La procuratrice generale dello Stato di New York Letitia James ha reso note le conclusioni di un Gran giurì, che ha ritenuto che non si debba procedere nei confronti dei sette poliziotti, in servizio a Rochester e precedentemente sospesi.

Prude, 41enne afroamericano con disturbi mentali, aveva perso la vita per le conseguenze di un'asfissia una settimana dopo essere stato arrestato. Prude fu fermato mentre correva nudo per le strade di Rochester e gli fu messo in testa, come si è potuto vedere in un video diffuso mesi dopo, un cappuccio bianco "anti-sputo". In seguito Prude, sempre nudo e ammanettato, fu tenuto con la faccia premuta sul marciapiede per un paio di minuti.

È prevalsa la linea degli avvocati difensori dei poliziotti, che hanno dichiarato di non aver fatto altro che mettere in atto una tecnica di contenimento nota come "segmentazione". Il capo della polizia di Rochester fu licenziato nei mesi scorsi. La procuratrice James ha spiegato che rispetterà la decisione del Gran giurì ma, nel contempo, ha condannato un sistema che «frustra gli sforzi di far sì che le forze dell'ordine rispondano dell'uccisione ingiustificata di afroamericani», elencando una serie di persone che hanno perso la vita durante o a seguito di operazioni di polizia: «Eric Garner, Tamir Rice, Breonna Taylor, George Floyd. E ora Daniel Prude».

Il caso Prude fu tra quelli maggiormente seguiti dal movimento Black Lives Matter, che nacque proprio sulla scia dei casi nominati dalla procuratrice James. La scorsa notte non sono mancate proteste di piazza nei confronti della decisione. Oggi, poi, è venuto alla luce un nuovo episodio, risalente però al 23 dicembre: quello di Angelo Quinto, 30enne californiano che è deceduto alcuni giorni dopo essere stato arrestato.

I legali della famiglia della vittima affermano che il loro congiunto è stato immobilizzato da un agente, che per cinque minuti avrebbe tenuto un ginocchio premuto sul suo collo. L'avvocato John L. Burris ha quindi ricostruito i fatti: a chiamare la polizia di Quinto fu la sorella, preoccupata che l'uomo - che nei mesi precedenti avrebbe sofferto di «ansia, depressione e paranoia» - potesse fare del male alla madre.

Prima ancora dell'arrivo della pattuglia «aveva già iniziato a calmarsi», spiega l'avvocato, grazie anche agli abbracci della madre. I poliziotti, secondo Burris, non avrebbero capito la situazione e avrebbero usato le maniere forti con Quinto, che dopo aver perso conoscenza è stato ricoverato in ospedale ed è morto, tre giorni dopo. Una parte dell'operazione sarebbe stata filmata dalla madre della vittima.

 

keystone-sda.ch (Adrian Kraus)
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