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SRI LANKA
21.04.2019 - 19:380

Pasqua di sangue in Sri Lanka

Una serie di coordinati attacchi ha ucciso più di 200 persone, di cui almeno 35 stranieri. I feriti sono più di 500. Il governo ha imposto un coprifuoco di dodici ore

COLOMBO - Pasqua di sangue in Sri Lanka devastato da una serie coordinata di attacchi tra i più sanguinosi degli ultimi anni contro la comunità cristiana. Oltre 200 morti, di cui almeno 35 stranieri, e più di 500 feriti sono il bilancio ancora provvisorio di otto esplosioni, le prime sei in simultanea, che hanno squarciato chiese nell'ora della messa e alberghi pieni di turisti.

Lo Sri Lanka, dopo decenni di conflitti interni tra governo e separatisti tamil e un periodo di pace, all'alba è ripiombato nell'incubo. Sei esplosioni in sequenza sono avvenute in tre chiese e tre alberghi della capitale Colombo, frequentati anche da stranieri, e in altre due località, Batticaloa e Negombo. Per i fedeli in preghiera non c'è stato scampo.

Altri due kamikaze sono entrati in azione ore più tardi alla periferia di Colombo, seminando ancora morte. Tra le vittime straniere si contano "diversi" cittadini statunitensi (come annunciato dal segretario di Stato degli Usa Mike Pompeo), britannici, olandesi, danesi, due turchi, un cinese e un portoghese. Al momento non risultano svizzeri coinvolti.

La paura si è diffusa in fretta: il governo ha imposto un coprifuoco di dodici ore, dalle 18.00 (le 14.30 in Svizzera) alle 6.00 del mattino, lasciando però la possibilità di partire a chi intenda abbandonare il Paese. Chi è in possesso di un biglietto aereo dovrà solo mostrarlo ai posti di blocco per raggiungere l'aeroporto. Oscurati, «per evitare la diffusione di fake news», tutti i social media. Scuole chiuse per 48 ore. I segni degli attentati sono atroci: testimoni raccontano di brandelli di corpi e teste sparsi sui marciapiedi davanti agli alberghi.

Il ministro della difesa dello Sri Lanka ha annunciato poche ore dopo gli attentati di avere «identificato i responsabili» di quelli che vengono ritenuti atti di «terrorismo» compiuti da «estremisti religiosi». Sono state arrestate sette persone. Ma resta confusa la matrice degli attacchi, che il ministro delle finanze ha definito un "tentativo ben coordinato di creare morti, caos e anarchia".

Dolore e condanna sono stati espressi dai leader di tutto il pianeta, dalla Russia alla Nuova Zelanda, dall'Europa ai Paesi del Golfo passando per gli Stati Uniti. Il papa si è detto colpito da questa «violenza così crudele». L' arcivescovo di Parigi si è chiesto nella messa di Pasqua, svolta a Saint Eustache dopo il rogo di Notre-Dame, il «perché di tanto odio in questo giorno in cui celebriamo l'amore». E il presule di Colombo non è riuscito a contenere il dolore affermando che i responsabili degli attacchi «vanno puniti senza pietà». Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha parlato di «orrore». La Casa Bianca ha condannato nel modo più duro gli «ignobili attacchi terroristici». La Svizzera ha stigmatizzato «l'intolleranza e la violenza che hanno causato tante sofferenze in questo Paese».

Tra le vittime non solo cristiani, c'è perfino una famosa chef cingalese, ma si ritiene che si sia voluto colpire soprattutto questa comunità in un giorno sacro. Una strage quasi annunciata, tanto che la polizia aveva alzato la guardia da dieci giorni davanti alle chiese principali del Paese. Gli attentati di oggi sono l'ultimo atto di una scia di sangue che, solo nel 2018 - secondo un rapporto di World Watch List - ha lasciato dietro di sé 4305 cristiani uccisi.

KEYSTONE/AP ()
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