Ti-Press
ITALIA
18.04.2019 - 13:100
Aggiornamento : 15:14

Mazzetta al sottosegretario ai Trasporti italiano. «Non mi dimetto»

Avrebbe dovuto favorire alcuni imprenditori nel campo delle energie rinnovabili. Siri è indagato per corruzione dalla procura romana

ROMA - Sarebbe stata di 30mila euro la mazzetta intascata dal sottosegretario ai Trasporti italiano Armando Siri (Lega) per introdurre una norma nel Documento di economia e finanza (Def) che avrebbe favorito alcuni imprenditori nel campo delle energie rinnovabili. L'emendamento però non è mai passato.

Siri è indagato per corruzione dalla procura romana nell'ambito di una indagine nata a Palermo su un imprenditore dell'eolico, Vito Nicastri, ritenuto vicino a Cosa nostra. A consegnare il denaro a Siri sarebbe stato Paolo Arata, professore universitario, estensore del programma sull'energia della Lega e in affari, per la procura, con Nicastri.

Siri, che non sapeva dei rapporti tra Arata e Nicastri, avrebbe ricevuto il denaro a casa del professore che sarebbe stato un suo grande sponsor nella politica. L'emendamento caldeggiato avrebbe dovuto fare retroagire i finanziamenti stanziati per le rinnovabili alla data di costituzione di una delle società di Nicastri che avrebbe potuto così beneficiarne. Parallelamente all'indagine romana la procura di Palermo ha ricostruito un giro di tangenti alla Regione siciliana per favorire Nicastri nell'ottenimento di alcune concessioni.

Il provvedimento - «Alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo, con il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia di Trapani, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza. Secondo il Ministro, una inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela». Lo si legge in una nota del Ministero italiano.

Siri è quindi accusato di corruzione dalla Procura di Roma per avere nella sua «duplice veste di senatore della Repubblica e sottosegretario alle Infrastrutture nella qualità di pubblico ufficiale asservito le sue funzioni e i suoi poteri ad interessi privati». È quanto emerge dal decreto di perquisizione della procura romana nel filone di indagine trasmesso dai colleghi di Palermo.

Una azione, per i magistrati della Capitale, messa in atto «tra l'altro proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti per materia (Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Ministero dello Sviluppo economico, Ministero dell'Ambiente) l'inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare (Decreto interministeriale in materia di incentivazione dell'energia elettrica da fonte rinnovabile) e di iniziativa governativa di rango legislativo (Legge Mille proroghe, Legge di Stabilità, Legge di Semplificazione) ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto 'mini-eolico».

«Non mi dimetto» - «Non ho fatto niente di male: non ho ragioni per dimettermi». Lo dichiara il sottosegretario italiano della Lega, commentando la richiesta di un suo passo indietro avanzata dal Movimento 5 Stelle.

Copyright © 1997-2019 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2019-05-19 15:05:31 | 91.208.130.86