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ITALIA
10.01.2019 - 16:030

Tragedia di Rigopiano: porta i fiori al figlio, 4550 euro di multa

Alessio Feniello si è recato sul luogo del disastro ed è stato accusato di essere entrato in un sito posto sotto sequestro

RIGOPIANO - Alessio Feniello ha perso suo figlio Stefano nella tragedia di Rigopiano. Il 28enne è fra le 29 persone che sono decedute a causa della valanga che ha travolto l’omonimo hotel la sera del 18 gennaio del 2017. Alcuni mesi fa l’uomo è andato a posare dei fiori nel luogo del disastro e per questo dovrà pagare 4550 euro di multa.

Feniello è accusato di essersi introdotto abusivamente sul luogo del disastro che è posto sotto sequestro. L’uomo non avrebbe inoltre dato seguito alle ripetute diffide e agli inviti a uscirne pronunciati dalle forze dell’ordine. A emettere il decreto di condanna è stato il tribunale di Pescara.

In un post su Facebook Alessio Feniello ha spiegato la sua posizione: «Siccome mi sono recato a Rigopiano a portare dei fiori dove hanno ucciso mio figlio Stefano Feniello, introducendomi secondo loro in un'area sottoposta a sequestro, pare che questo magistrato mi faccia una proposta: o paghi 4.550,00 euro, o ti fai due mesi di carcere. Io rispondo a questo magistrato che non pago un centesimo e, se necessario, mi sconto tre mesi di carcere. Ma ti invito a fare i processi seri! Visto che sei pagato da noi contribuenti Italiani, non perdere tempo con le cose futili».


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«Quelli - continua Feniello - che non hanno fatto niente per salvare 29 persone a Rigopiano, stanno tutti ancora a piede libero; io invece devo pagare… Se sono colpevole io non mi tiro indietro perché sono un uomo non una merda. Dimenticavo: ma secondo voi io cosa ho da perdere? Scusate fate arrivare questo messaggio al ministro Salvini vediamo cosa ne pensa».

Come riporta il Corriere della Sera l’avvocato Camillo Graziano ha spiegato che per lo stesso fatto i magistrati in settembre hanno archiviato la posizione della moglie dell’uomo che quel giorno si trovava in effetti accanto a lui. «Presenteremo la nostra opposizione al decreto di condanna il 18 gennaio. Nel giorno della morte di Stefano».

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