Keystone
ITALIA
31.12.2018 - 16:280

Tifoso ucciso, l'agguato scatenato da un petardo

Il capo ultrà dell'Inter arrestato questa mattina sarà interrogato mercoledì dal giudice delle indagini preliminari

MILANO - È stato un petardo a dare il via all'agguato che lo scorso 26 dicembre ha portato alla morte dell'ultrà Daniele Belardinelli. Il particolare emerge dalle spontanee dichiarazioni di un «giovanissimo ultrà dei Viking», Flavio Biraghi, che è stato denunciato in stato di libertà.

«Era stato convenuto - riporta l'ordinanza cautelare che l'agenzia di stampa italiana Ansa ha visionato - che al momento dell'esplosione di un petardo tutti avrebbero dovuto muoversi verso via Novara per 'fermare la carovana di veicoli di tifosi napoletani e quindi scontrarsi con questi ultimi'».

«Biraghi - si legge nell'ordinanza di custodia cautelare a carico di Marco Piovella - ha dichiarato di essersi recato al baretto vicino allo stadio e di aver poi raggiunto via Fratelli Zoia dove si era unito a un centinaio di ultrà tra cui 30 francesi del Nizza e circa 10 provenienti da Varese (...)». Dopo gli scontri quando «era stato dato l'ordine di allontanarsi» aveva quindi «nuovamente raggiunto il baretto e poi era entrato allo Stadio».

Mercoledì l'interrogatorio - Comparirà mercoledì davanti al giudice delle indagini preliminari (Gip) Guido Salvini, per l'interrogatorio di garanzia, Marco Piovella, il capo ultrà dell'Inter arrestato stamani in relazione agli incidenti del 26 dicembre scorso. Piovella, assistito dall'avvocato Mirko Perlino, dopo le rivelazioni di un indagato si era presentato in Questura per sostenere di essere stato presente agli scontri ma non di averli organizzati. L'ultras, davanti al giudice, dovrà rispondere di lesioni e rissa aggravata per il fatto che dagli scontri è scaturita la morte di Daniele Belardinelli e erano stati feriti a colpi d'arma da taglio quattro supporter del Napoli. Nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere non è contestato l'omicidio.

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