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MONDOI politici coinvolti nella rete di Uber e le reazioni

11.07.22 - 14:03
Dal coinvolgimento in prima linea del francese per favorire il colosso all'"abbordaggio" dell'attuale presidente Usa
IMAGO / Future Image International
I politici coinvolti nella rete di Uber e le reazioni
Dal coinvolgimento in prima linea del francese per favorire il colosso all'"abbordaggio" dell'attuale presidente Usa
La politica transalpina si divide: la maggioranza presidenziale dichiara che «stava facendo il suo lavoro» mentre gli avversari vogliono istituire una commissione d'inchiesta

PARIGI - Emergono sempre nuovi dettagli dall' inchiesta giornalistica relativa alla campagna di lobbying mandata avanti da Uber durante la gestione di Travis Kalanick. Due nomi fra tutti quelli emersi nei tentativi di abbordaggio perpetrati dal colosso dei trasporti catturano l’attenzione: quelli di Emmanuel Macron e di Joe Biden.

Gli accordi e le richieste di aiuto

L'azienda aveva identificato in Macron un alleato quando era ministro dell’Economia, dal 2014 al 2016. In occasione di un incontro tra le due parti, avvenuto nell’ottobre 2014, l'allora ministro si sarebbe scusato per una legge che limitava l’attività dei VTC, i veicoli turistici senza autista. Uno dei servizi coinvolti era UberPop, che permetteva ai privati di offrire passaggi con la propria auto. Si è arrivati perciò a un “accordo” segreto: il colosso tecnologico avrebbe ritirato questo servizio in cambio di un alleggerimento nelle modalità di acquisizione della licenza da parte degli autisti che riguardava UberX. L'azienda e lo staff di Macron, quindi, avrebbero lavorato insieme per presentare ai parlamentari “amici” degli emendamenti relativi al settore VTC. Una volta sospesa UberPop, Macron ha fatto passare tramite decreto ministeriale una disposizione che prevedeva una drastica riduzione della formazione richiesta per ottenere una licenza. Inoltre, un altro aspetto da non trascurare spulciando i messaggi, riguarda le richieste di aiuto dei dirigenti di Uber a Macron in occasione delle diverse perquisizioni da parte delle autorità fiscali e di altri enti subite negli anni, sulle quali esistono ragioni per credere che l'attuale presidente possa essere intervenuto. 

Biden e l'incontro al WEF

È sbucato fuori anche il nome di Joe Biden dagli innumerevoli file sulla vicenda. L'episodio in questione vede l'allora vicepresidente arrivare in ritardo a un incontro con Uber al World Economic Forum di Davos. Kalanick mandò un messaggio a un collega: «Ho fatto sapere ai miei che ogni minuto in ritardo è un minuto in meno che avrà con me». E dopo aver incontrato l'ex CEO, Biden avrebbe modificato il suo discorso preparato a Davos lodando l'azienda. 

Le reazioni della politica francese

Il deputato neogollista Nicolas Dupont-Aignan, in seguito alle rivelazioni scaturite dalla maxi inchiesta, chiede che venga istituita una commissione parlamentare d'inchiesta. A fargli eco anche il deputato di sinistra Alexis Corbière e Aurélien Taché di Les Nouveaux Démocrates. Mentre la maggioranza presidenziale difende Macron sulla questione, asserendo che l'allora ministro dell'Economia ricopriva il suo incarico e «stava svolgendo il suo lavoro».

 

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