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IRAQMissili dall'Iran sulla città di Erbil, in Iraq. Cosa sta succedendo?

13.03.22 - 19:00
Secondo le autorità della regione autonoma del Kurdistan l'attacco era diretto al consolato USA
Reuters
Missili dall'Iran sulla città di Erbil, in Iraq. Cosa sta succedendo?
Secondo le autorità della regione autonoma del Kurdistan l'attacco era diretto al consolato USA
Le milizie iraniane (pasdaran) hanno invece rivendicato l'attacco, spiegando di aver preso di mira una struttura strategica di Israele

ERBIL - La città di Erbil, nella regione autonoma curda dell'Iraq, è stata raggiunta ieri da un attacco missilistico arrivato «da est, da fuori dei confini iracheni». Lo hanno denunciato le forze di sicurezza curde, annunciando che fortunatamente «non sono state segnalate vittime».

Inizialmente, l'obbiettivo dell'attacco è parso essere l'ambasciata statunitense in Iraq, presente proprio nel sobborgo colpito da 12 missili. Washington ha però dichiarato che il consolato «non è stato colpito». Poco dopo le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato la responsabilità dell'attacco, dicendo che era mirato ad una struttura «strategica» di Israele, che però, secondo le autorità curde, «non esiste».

Ma mettiamo ordine. Chi sono le Guardie rivoluzionarie iraniane? Si tratta dell'ordine militare chiamato anche pasdaran, che dal 1979 (dal momento della creazione della Repubblica Islamica dell’Iran, una teocrazia guidata da religiosi sciiti) ha guadagnato sempre più potere all'interno dell'Iran. Le milizie controllano ora buona parte del Paese e reprimono i tentativi di dissenso contro il regime dei religiosi sciiti, oltre ad intraprendere azioni militari anche all'estero.

Un attacco mirato agli USA? L'Iraq condivide un lungo confine orientale con l'Iran, che gioca un ruolo politico ed economico chiave all'interno del suo vicino. Come riportato dall'AFP, l'Iraq è ripetutamente coinvolto nelle diatribe tra l'Iran e gli USA. Negli ultimi anni, sono state decine gli attacchi perpetrati con missili e droni dall’Iran che hanno preso di mira i soldati statunitensi (e della coalizione internazionale anti-jihadista) e le loro basi in Iraq. 

Ed è proprio quello che sostengono anche in questo caso le autorità della regione autonoma del Kurdistan, secondo cui i colpi erano diretti al consolato USA. «Non ci sono siti israeliani in questa zona, c'è solo il nuovo edificio del consolato americano. La loro è solo una giustificazione mirata a coprire il crimine», ha riportato il governo della regione.

La società e la politica irachena, lo ricordiamo, sono divise tra tre principali comunità: quella sciita, maggioritaria (ed alleata con gli sciiti Iraniani), quella sunnita e quella curda. Alla caduta di Saddam Hussein nel 2003 e la nascita della repubblica parlamentare, il potere e gli incarichi sono stati distribuiti tra i tre gruppi, ciò che ha frammentato il processo decisionale.

Il ruolo d'Israele
Nella rivendicazione dell'attacco, i pasdaran hanno però dichiarato di aver mirato ad un «centro strategico» d'Israele, una rappresaglia per l'uccisione settimana scorsa in Siria di due alti ufficiali della Guardia Rivoluzionaria, un attacco attribuito proprio a Tel Aviv.

«Il regime sionista pagherà per questo crimine» avevano promesso i miliziani, e così è stato (almeno dal loro punto di vista). Da quando è iniziata la guerra in Siria, 11 anni fa, Israele ha effettuato centinaia di attacchi aerei sul suo vicino, prendendo di mira le milizie sostenute da Teheran, come ad esempio Hezbollah. Questo perché Israele non vuole permettere all'Iran di espandere la sua influenza in Siria. Tel Aviv non ha al momento reagito alle accuse delle guardie rivoluzionarie iraniane. 

«Comportamento irresponsabile»
Intanto sono arrivate le denunce dell'attacco. In primis si è espressa Washington, che ha parlato di un «attacco criminale» e una «flagrante violazione della sovranità irachena». Una denuncia è poi arrivata anche dal Ministero degli Esteri francese, che ha condannato con decisione l'accaduto, definendolo un «comportamento irresponsabile» che ha «minacciato la stabilità dell'Iraq e dell'intera regione», mettendo anche in pericolo «gli attuali negoziati per il rilancio dell'accordo nucleare con l'Iran».

Anche le autorità irachene hanno rilasciato dichiarazioni dure. Il primo ministro Mustafa al-Kadhimi ha descritto gli attacchi come «un attacco alla sicurezza del nostro popolo».

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