Keystone (archivio)
REGNO UNITO
14.10.2020 - 13:320

Vitamina D contro il Covid? Parte lo studio

La sperimentazione nel Regno Unito coinvolge 5'440 persone. I risultati sono attesi nel mese di giugno del prossimo anno

Il trial permetterà di dare una risposta definitiva sui presunti effetti protettivi della vitamina contro la malattia provocata dal nuovo coronavirus.

LONDRA - Al via in Gran Bretagna un trial clinico di fase 3 per testare i presunti i effetti protettivi della vitamina D contro il coronavirus. La sperimentazione, chiamata Coronavit, coinvolge 5'440 persone ed è coordinata da Adrian Martineau, della Queen Mary University di Londra. Secondo quanto riferito in una nota dell'ateneo londinese, il trial durerà in tutto sei mesi e i risultati definitivi sono attesi nel giugno 2021.

Ormai diversi studi epidemiologici hanno evidenziato la possibilità che la vitamina D - che ha un ruolo importante per il funzionamento delle difese immunitarie - abbia un effetto preventivo contro il Covid, nonché un effetto protettivo in caso di infezione, che si manifesterebbe con sintomi meno gravi negli individui con adeguati livelli plasmatici di vitamina D. 

Poiché l'organismo umano produce vitamina D esponendosi al sole, la carenza vitaminica è piuttosto diffusa, specie nel periodo invernale.

Una risposta definitiva - Il trial consisterà in una misurazione dei livelli di vitamina D nel sangue (direttamente a casa senza alcun incontro con gli operatori sanitari, usando un test che poi viene spedito alle autorità sanitarie) e nella prescrizione di integratori di vitamina D negli individui risultati carenti.

La sperimentazione consentirà finalmente di provare se la vitamina D sia veramente protettiva nei confronti del SARS-CoV-2. «Ci sono prove sempre maggiori che la vitamina D possa ridurre il rischio di infezioni respiratorie e che le persone carenti siano più suscettibili al Covid», afferma Martineau.

Lo studio potrà finalmente rispondere a questi interrogativi e, in caso di esito positivo, la vitamina D potrà avere un impatto enorme a livello globale nella gestione della pandemia: infatti, la carenza di questa vitamina è molto diffusa proprio tra gli anziani, tra individui sovrappeso e obesi, e tra asiatici e afroamericani - ovvero tutti quei gruppi che sono ad alto rischio di ammalarsi gravemente di COVID-19 e di riportare gravi complicanze dall'eventuale infezione con il coronavirus.

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