Tipress (archivio)
Disinfettare con regolarità le superfici potenzialmente esposte alla contaminazione resta una pratica fondamentale per limitare le infezioni.
MONDO
31.08.2020 - 22:570

Coronavirus più resistente sulle superfici durante l'autunno?

Lo suggerisce uno studio, non ancora pubblicato, di un team di ricercatori dell'Università del Kansas

Il coronavirus sarebbe in grado di sopravvivere più a lungo in ambienti esterni in corrispondenza di temperature più basse e una maggiore umidità.

MANHATTAN - La permanenza del coronavirus sulle superfici è uno dei tanti campi di studio che ha visto impegnati scienziati ed esperti in questi ultimi mesi. E ora che la stagione estiva si avvia alla conclusione, il tema torna a essere d'attualità, come suggerisce un gruppo di ricercatori dell'Università del Kansas.

Secondo i risultati del loro studio - in attesa di revisione paritaria - il virus sarebbe infatti in grado di sopravvivere più a lungo negli ambienti esterni in combinazione con temperature più basse e un maggiore grado di umidità. «Il nostro studio ha mostrato una notevole persistenza del SARS-CoV-2 su varie tipologie di superficie, in particolare in condizioni primaverili e autunnali».

Tradotto in cifre, l'emivita del patogeno in queste condizioni oscillava tra le 17.11 e le 31.82 ore, mentre la stessa misurata in ambiente interno (da 3.5 a 11.33 ore) e in condizioni estive (da 2.54 a 5.58 ore) era sensibilmente più bassa.

Va tuttavia ricordato, come rimarcano i ricercatori del Kansas, che la stabilità del virus dipende in modo importante - oltre che dalla temperatura e dall'umidità - anche dal tipo di superficie su cui si trova. Considerando due scenari stagionali (25° e il 70% di umidità relativa per l'estate e 13° con il 66% di umidità relativa per autunno/primavera), l'emivita sulla gomma varia da 5.03 ore a 28.27 ore, mentre sul cemento si passa da 7.96 ore a 17.11 ore.

Non solo. Nel caso dell'acciaio inossidabile l'esposizione alla luce solare simulata ha «accelerato la disattivazione del virus», sottolineano gli autori della ricerca. Vanno quindi considerati più fattori esterni nel determinare con precisione come il coronavirus sopravviva nei vari ambienti.

Disinfettare regolarmente le superfici potenzialmente contaminate resta quindi una pratica fondamentale per minimizzare i rischi d'infezione da contatto. 

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