Cerca e trova immobili
STATI UNITI

Covid-19, una sfida extra per le cliniche psichiatriche

Pazienti ad alto rischio di infezione e difficoltà per quanto riguarda i test e le norme igieniche
Covid-19, una sfida extra per le cliniche psichiatriche
Depositphotos (archivio)
Covid-19, una sfida extra per le cliniche psichiatriche
Pazienti ad alto rischio di infezione e difficoltà per quanto riguarda i test e le norme igieniche
BOSTON - Tra le categorie maggiormente esposte ai rischi di contagio legati al nuovo coronavirus ci sono anche i pazienti ricoverati nelle cliniche psichiatriche. La loro situazione - come analizzato in un articolo apparso sull’ultima edizione ...

BOSTON - Tra le categorie maggiormente esposte ai rischi di contagio legati al nuovo coronavirus ci sono anche i pazienti ricoverati nelle cliniche psichiatriche. La loro situazione - come analizzato in un articolo apparso sull’ultima edizione di “The Lancet Psychiatry” - rende infatti difficoltose diverse procedure legate alla diagnosi e al tracciamento del virus.

Un quadro complicato - Le persone affette da disturbi psichiatrici o legati all’abuso di sostanze, si legge, sono più esposte per due motivi. In primis perché risulta difficile valutare i sintomi che manifestano. A questo fattore si aggiungono poi il turnover costante dei pazienti e il fatto di disporre di spazi, risorse e personale limitato nelle strutture. «I pazienti infettati con il SARS-CoV-2 costituiscono una minaccia nella diffusione del virus perché entrano in contatto con altri individui all’interno degli spazi comuni. Inoltre, si tratta di pazienti a rischio di complicazioni perché spesso soffrono di patologie pregresse».

La rapida diffusione del virus all’interno delle strutture adibite alle accoglienze a lungo termine è già stata osservata. Negli istituti psichiatrici sussistono inoltre difficoltà legate all'implementazione delle misure igieniche di base, che tutti abbiamo imparato a conoscere a fondo in questi mesi. «Alcuni pazienti potrebbero non essere in grado di aderire alle raccomandazioni» che riguardano il mantenimento delle distanze sociali o il fatto di lavarsi spesso le mani. E le difficoltà potrebbero emergere, considerato lo stato mentale alterato di alcuni degenti, anche nel determinare con precisione quando sono comparsi i primi sintomi.

Una strategia «gravosa» - Il quadro è chiaramente assai complesso e rende necessaria l'implementazione massiccia e «rapida» di misure di prevenzione, scrivono gli autori della Harvard Medical School, sottolineando l'importanza di uno screening completo dei pazienti prima dell'ammissione. «Una potenziale strategia» potrebbe includere test effettuati in «due o più momenti», per minimizzare il rischio di falsi negativi.

Quello del nuovo coronavirus è uno scenario che evolve rapidamente. Le novità nell'ambito delle diagnosi e l'introduzione dei test sierologici richiederanno a loro volta che «i protocolli esistenti siano adattati» di conseguenza. Si tratta di un fardello di raccomandazioni «gravoso» ma «necessario», concludono gli autori, ricordando il numero crescente i casi di contagio all'interno di strutture che ospitano individui a rischio.

🔐 Sblocca il nostro archivio esclusivo!
Sottoscrivi un abbonamento Archivio per leggere questo articolo, oppure scegli MyTioAbo per accedere all'archivio e navigare su sito e app senza pubblicità.
Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE