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13.05.2020 - 00:010

Covid-19, una sfida extra per le cliniche psichiatriche

Pazienti ad alto rischio di infezione e difficoltà per quanto riguarda i test e le norme igieniche

BOSTON - Tra le categorie maggiormente esposte ai rischi di contagio legati al nuovo coronavirus ci sono anche i pazienti ricoverati nelle cliniche psichiatriche. La loro situazione - come analizzato in un articolo apparso sull’ultima edizione di “The Lancet Psychiatry” - rende infatti difficoltose diverse procedure legate alla diagnosi e al tracciamento del virus.

Un quadro complicato - Le persone affette da disturbi psichiatrici o legati all’abuso di sostanze, si legge, sono più esposte per due motivi. In primis perché risulta difficile valutare i sintomi che manifestano. A questo fattore si aggiungono poi il turnover costante dei pazienti e il fatto di disporre di spazi, risorse e personale limitato nelle strutture. «I pazienti infettati con il SARS-CoV-2 costituiscono una minaccia nella diffusione del virus perché entrano in contatto con altri individui all’interno degli spazi comuni. Inoltre, si tratta di pazienti a rischio di complicazioni perché spesso soffrono di patologie pregresse».

La rapida diffusione del virus all’interno delle strutture adibite alle accoglienze a lungo termine è già stata osservata. Negli istituti psichiatrici sussistono inoltre difficoltà legate all'implementazione delle misure igieniche di base, che tutti abbiamo imparato a conoscere a fondo in questi mesi. «Alcuni pazienti potrebbero non essere in grado di aderire alle raccomandazioni» che riguardano il mantenimento delle distanze sociali o il fatto di lavarsi spesso le mani. E le difficoltà potrebbero emergere, considerato lo stato mentale alterato di alcuni degenti, anche nel determinare con precisione quando sono comparsi i primi sintomi.

Una strategia «gravosa» - Il quadro è chiaramente assai complesso e rende necessaria l'implementazione massiccia e «rapida» di misure di prevenzione, scrivono gli autori della Harvard Medical School, sottolineando l'importanza di uno screening completo dei pazienti prima dell'ammissione. «Una potenziale strategia» potrebbe includere test effettuati in «due o più momenti», per minimizzare il rischio di falsi negativi.

Quello del nuovo coronavirus è uno scenario che evolve rapidamente. Le novità nell'ambito delle diagnosi e l'introduzione dei test sierologici richiederanno a loro volta che «i protocolli esistenti siano adattati» di conseguenza. Si tratta di un fardello di raccomandazioni «gravoso» ma «necessario», concludono gli autori, ricordando il numero crescente i casi di contagio all'interno di strutture che ospitano individui a rischio.

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bimbogimbo 2 anni fa su tio
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