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Dal Mondo
01.07.2006 - 20:400
Aggiornamento : 17.11.2014 - 10:59

Bolivia: indios per costituente, bianchi per devolution

LA PAZ - Da domani, nuovi nodi al pettine per il razzismo che, da cinque secoli, spacca in due la Bolivia. Circa 3,7 milioni di elettori andranno alle urne per scegliere i 255 membri di un'assemblea costituente e per un referendum sull'autonomia delle regioni dal potere centrale.

Per la prima si battono gli indigeni, i t'aras, quasi due terzi dei nove milioni di abitanti del paese, che risiedono per lo più nelle zone povere dell'Altipiano andino occidentale. Perché si imponga la devolution, sono invece in campo i q'aras, i bianchi discendenti dagli europei, che vivono nella "mezzaluna" orientale, pianeggiante ed amazzonica, e mirano a gestire le loro ricchezze naturali, dal petrolio al gas ai latifondi agricoli, senza i temuti interventi del governo di La Paz. Il governo da gennaio è infatti nelle mani di Evo Morales, il primo capo di stato indigeno che ha già nazionalizzato il settore energetico e avviato una redistribuzione delle terre.

L'anelito ad una Costituente ("dobbiamo porre fine ad una nera storia di oltre cinque secoli e rifondare la Bolivia", assicura Morales, che vuole ridisegnare il sistema politico del paese) risale al 1990 con una "marcia per la dignità ed il territorio", in cui migliaia di indios percorsero centinaia di chilometri per raggiungere la capitale e chiedere al governo d'allora - come da sempre in mano ai bianchi - il riconoscimento della loro diversità etnica. A quella marcia sono seguite altre marce e mobilitazioni, sfociate anche in insurrezioni popolari con centinaia di morti, che costrinsero i quattro predecessori di Morales ad abbandonare anzitempo il mandato.

Pur se in Bolivia il centralismo è in vigore dal 1825, anno dell'indipendenza, anche l'establishment di Santa Cruz (la regione più ricca: 40% del prodotto interno lordo, 54% dell'export e 43% degli investimenti esteri) punta all'autonomia solo da un paio di decenni. Richiesta fattasi però più pressante (anche con "vanguardistas", settori radicali disposti a prendere le armi), in coincidenza con il crescere della popolarità di Morales, sfociata poi nell'inatteso 54% dei voti, con cui ha vinto le elezioni dell'anno scorso.

È appunto in questo sempre più inquietante contesto che, alla fine, i due settori si sono accordati per dirimere i loro contrasti storici in un'unica ed inedita giornata elettorale. Ma tutto fa supporre che fin da lunedì prenderà il via la madre di tutte le battaglie boliviane. In effetti, anche se non vi sono stati sondaggi seri, si presume che nel suffragio per la Costituente, che si insedierà il 6 agosto e avrà un anno di tempo per redigere una nuova Magna Carta, si imporrà il Movimento al socialismo (Mas), il partito di Morales: anche se non otterrà i due terzi dei 255 membri, quorum indispensabile per le più importanti riforme. E che a Santa Cruz, così come nelle regioni di Beni, Pando e Tarija, prevarrà il "sì".

Morales, però, ha già avvertito che, anche se la devolution dovesse imporsi in alcune regioni, sarà poi la Costituente, perché sovrana, a decidere la questione. Un aspetto, questo, respinto dagli autonomisti, per i quali il "sì" di domani darà loro l'immediato diritto di farsi gli affari loro con una minima ingerenza dello stato. Insomma t'aras e q'aras dovranno scendere nuovamente a patti.

Un obiettivo a cui punta il vicepresidente Alvaro Garcia Linera, un accortissimo ex guerrigliero bianco che, non per nulla, supera in popolarità Morales. Ma, quest'ultimo, ieri sera, chiudendo i comizi in lingua "quechua" dei leader del Mas, all'insegna dello slogan 'Autonomia no', davanti alla folla dello stadio di Cochabamba ha detto: "Mi auguro che il mio vice non si sia intimorito nella sua visita a Santa Cruz".

Insomma è pronto a dare battaglia "alle oligarchie che vogliono mantenere i loro privilegi e frenare il cambiamento che abbiamo avviato", anche con un po' di aiuto dal collega venezuelano Hugo Chavez. Tanto che lo slogan più diffuso da "Podemos", il partito più importante dell'opposizione, è stato "Dite sì all'autonomia, per dire no a Chavez".



ATS

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