Scontro tra treni, indagato il ferroviere

MILANO - C'è già un indagato per l'incidente di ieri mattina all'alba a Stresa tra due treni internazionali Euronight, che è costato la vita ad una pensionata francese e il ferimento di 37 persone. È un capostazione di turno quella notte, addetto a manovrare gli scambi. Niente di ufficiale, tuttavia. Il Pm di Verbania, Fabrizio Argentieri, si è trincerato dietro un "no comment" mentre il legale del ferroviere ha sottolineato che non ci sono ancora contestazioni precise.
Così mentre migliorano le condizioni dei feriti ancora in ospedale, e presto saranno tutti dimessi, si va chiarendo la dinamica dell'urto sulla linea Milano-Domodossola, tra Stresa e Baveno sul Lago Maggiore. Esclusi subito l'attentato e il sabotaggio e, dopo le prime indagine, anche una responsabilità dei macchinisti dei treni o un guasto tecnico, sono rimaste poche altre ipotesi. Prima tra esse quella di una manovra sbagliata al momento di azionare il meccanismo degli scambi dei binari al passaggio del treno poi deragliato nella sua ultima carrozza. Una manovra che spettava al capostazione, un dipendente di Reti Ferroviarie Italiane con esperienza pluriennale alle spalle, anche se solo da un mese a Stresa, dove era stato "prestato" da un'altra stazione per carenze di organico.
"Carenze che - afferma Dario Balotta, segretario regionale della Fit-Cisl - unite alla manutenzione delle linee e alla validità delle disposizioni date, comprometterebbero gli standard di sicurezza della circolazione dei treni". Inoltre, secondo notizie di fonte sindacale, pare che il capostazione avesse lavorato 17 giorni su 20, con 6 turni di notte.
Ma, secondo quanto riferito dal suo legale, il capostazione è convinto di aver eseguito tutte le procedure come sempre. Prima della stazione di Stresa infatti i treni diretti a nord, come ieri il Palatino 226, viaggiano sul primo dei due binari che ci sono su quella linea. Per un tratto però devono passare sul secondo, usato per i treni diretti a Sud, che a loro volta si fermano per consentire il passaggio. Lo scambio viene di nuovo azionato quando il primo treno è defluito completamente.
Ieri all'alba invece sarebbe scattato prima, non lasciando all'ultima carrozza (quella dove si trovavano tutti i passeggeri rimasti feriti e la donna morta) il tempo di seguire il resto del treno. Ad un chilometro della stazione si è scontrata con il locomotore del treno 227, proveniente da Parigi e fermo sullo stesso binario, ed è stata sbalzata fuori tagliando tutte le traversine per circa due chilometri, fino a quando il convoglio non si è completamente fermato.
Secondo questa ricostruzione il ferroviere avrebbe quindi azionato il meccanismo di scambio prima del completo passaggi del treno, ma esistono dei sistemi di sicurezza che non dovrebbero consentirlo. In altre parole, a meno che il manovratore non compia un'azione di forzatura ("spiombamento" si dice in gergo), non dovrebbe essere possibile azionare lo scambio fino a quando non arriva il segnale di via libera. Ma l'azione di forzatura potrebbe essere adottata se il manovratore crede che ci sia (o, al contrario, non sa che c'è) una particolare situazione in corso.
Qualcosa comunque non ha funzionato e a oltre un chilometro dalla stazione nei pressi della galleria c'è stato l'urto fra i due treni.
Il capostazione è stato sentito ieri per un paio d'ore dal magistrato (che domani comunque nominerà anche un consulente tecnico). Nei prossimi giorni, forse domani stesso o martedì, il Pm lo ascolterà ancora. Nei suoi confronti l'ipotesi d'accusa sarebbe di disastro ferroviario colposo e omicidio colposo.
"È ancora molto scosso e ieri, appena saputo delle conseguenze dell'incidente, si era sentito male ed era stato portato in ospedale sotto choc - ha raccontato il suo legale - Davanti al Pm poi ha ricostruito tutto ciò che si ricordava, di aver azionato gli scambi e aver visto passare il treno non accorgendosi assolutamente dell'incidente: lo ha saputo dal macchinista di uno dei treni che si è messo in contatto con lui via telefono".




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