Hassan Fazili sarà premiato dal Film Festival Diritti Umani Lugano.
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11.10.2019 - 06:000

È il giorno di Hassan Fazili e di quattro prime svizzere

Oggi il regista afgano verrà premiato dal Film Festival Diritti Umani Lugano

LUGANO - Si torna a parlare di acqua, ma questa volta si tratta del diritto ad usufruirne, vietato da alcune potenti aziende ai campesinos colombiani. Attraverso le mosse di tre attivisti la regista Victoria Solano presenta al Film Festival Diritti Umani Lugano la sua opera prima: "Sumercé" (Cinema Corso, ore 9). La storia di Don Eduardo, César Pachón e Rosita è la vicenda di tre persone che lottano contro la grande macchina del potere. Si tratta di una prima svizzera presentata in collaborazione con Alliance Sud e Sacrificio Quaresimale. A seguire ci sarà l’approfondimento intitolato La Terra: il bene delle comunità indigene, con Miguel Ramirez, promotore progetti culturali, Daria Lepori, responsabile sensibilizzazione Sacrificio Quaresimale e con la moderazione di Fabrizio Ceppi, giornalista.
 
Si prosegue con "Papicha" (Cinema Corso, ore 13.30), in cui è narrata la vicenda di Nedjma, una giovane donna algerina che si batte per una vita normale in un paese in cui “normalità” vuol dire rinunciare ai propri progetti lavorativi, alle proprie aspirazioni, ai propri sogni. "Papicha" è un film di Mounia Meddour, una pellicola quasi autobiografica che porta in primo piano la questione dei diritti di genere nell’Algeria degli anni novanta, tematica urgente anche nel nostro tempo. Per il dibattito "Scusate se sono viva!" a dialogo con il pubblico ci saranno Farian Sbahi, scrittrice, accademica e giornalista, particolarmente attenta alle questioni di genere, con il giornalista Emanuele Valenti, giornalista di Radio Popolare di Milano, collaboratore RSI, che si occupa di conflitti, geopolitica e crisi internazionali.
 
Il terzo film della giornata è il "Beautiful Things" (Cinema Iride, 14.45) di Giorgio Ferrero e Federico Biasin: attraverso le storie di persone che in maniera diversa contribuiscono ai meccanismi di produzione, fruizione e smaltimento di «cose bellissime» e quotidiane, questa sinfonia di immagini e suoni chiede implicitamente al pubblico quanto di tutto questo sia veramente necessario per vivere una vita felice. Una prima svizzera che invita a riflettere sulla bulimia del nostro tempo e che per l’occasione verrà introdotta dal regista Federico Biasin, accompagnato dalla giornalista RSI Chiara Fanetti e dal direttore del FFDUL Antonio Prata.
 
Due proiezioni in una occuperanno poi la sala del cinema Corso: si tratta di "Mare Clausum" e di "Where are you?" (Cinema Corso, ore 16.15 e ore 17), in collaborazione con FIT (Festival Internazionale del teatro e della scena contemporanea). Sono due lavori che ruotano attorno alla questione della migrazione. Il primo, curato da Forensic Oceanography and Forensic Architecture, documenta attraverso il caso della Sea Watch come vengono respinte le persone che attraversano il Mediterraneo e quali gli accordi con la guardia costiera libica; a partire da altre persone che invece alle coste italiane sono arrivate, per la regia di Jesus Garcès Lambert, il secondo film racconta invece se e come dopo quel viaggio è possibile costruirsi una nuova vita. L’avvio di questo documentario è dato da uno scatto di Massimo Sestini, ed è realizzato con National Geographic e Doclab.
 
In proiezione preserale ci sarà invece "Advocate" (Cinema Corso, ore 18) già presentato al Festival Film e Forum sui Diritti Umani di Ginevra. Guardare questo film vuol dire seguire il lavoro di Lea Tsemel, avvocatessa israeliana che si batte in per i Diritti Umani e in particolare del popolo palestinese. La regista Rachel Leah, amica e confidente di Lea, documenta il difficile lavoro di chi cerca di farsi strada in una società statica, rigorosa e annebbiata da pregiudizi. Segue l’approfondimento intitolato Dalla parte dei diritti umani, a cui prendono parte due ragazze, Alia e Yahel, esponenti del Progetto Rondine Cittadella della Pace, Luisa Morgantini, politica e attivista, con la moderazione di Danilo De Biasio, direttore Festival dei Diritti Umani di Milano.
 
Al cinema Iride, in contemporanea al film sulla questione israelo-palestinese, sarà possibile vedere invece "Selfie" (Cinema Iride, ore 18), film realizzato a partire dalle riprese di uno smartphone affidate a due giovani napoletani, Alessandro e Pietro. A loro il regista Agostino Ferrente ha chiesto di raccontare la propria vita ma anche la triste vicenda di Davide, il giovane ucciso nel Rione Traiano nel 2014. Uno spaccato sul quotidiano – lente attraverso cui guardare questa realtà sociale – che ci viene offerto dai diretti protagonisti di questa storia.
 
Per gli amanti della musica sarà invece possibile partecipare al concerto duo Kala Jula (Studio Foce, ore 18) formato da Samba Diabaté e Vincent Zanetti nel 2011. Il concerto è una collaborazione tra Medici Senza Frontier e Kala Jula, che hanno deciso di mobilitarsi insieme e di far ricorso alla musica per raccontare la storia dei migranti e dei loro traumi, vissuti durante i viaggi a rischio della loro vita. È previsto un aperitivo dalle ore 18:00, a cui segue il concerto. L’entrata è libera ed è possibile lasciare un’offerta per MSF.
 
Chiuderà la giornata "Midnight Traveler" (Cinema Corso, ore 21:00) in presenza del Hassan Fazili. In occasione del FFDUL al lavoro di Hassan Fazili, dopo i numerosi premi internazionali (Premio speciale della giuria al Sundance, Premio Panorama alla Berlinale, Miglior film internazionale al DocAviv, Premio miglior documentario a San Francisco, Premio della giuria allo Sheffield Festival) verrà assegnato il Premio Diritti Umani all’Autore 2019. Il film è presentato in collaborazione con Médecins sans Frontières. "Midnight Traveler" è un altro film realizzato con l’utilizzo degli smartphone, ma che racconta questa volta il viaggio dall’Afghanistan alla Germania della famiglia del regista. Scappati alle minacce dei talebani ricevute a seguito del film Peace in Afghanistan (2013), Hassan e Fatima, entrambi cineasti, hanno dovuto abbandonare con le loro figlie il paese per sfuggire alla morte. La famiglia affronta la vita nei campi profughi e la precarietà della propria situazione traendo forza dalla narrazione, dal documentare i propri spostamenti, tra risa e pianti, fino alla tanto agognata Europa. Segue l’approfondimento Vite in fuga, a cui intervengono Hassan Fazili e Sara Giorgi, Deputy Medical Coordinator - Mental Health referent MSF Svizzera e con la moderazione della giornalista Chiara Sulmoni.

Il Film Festival Diritti Umani Lugano è in prevendita su Biglietteria.ch.

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