«Le finali il ricordo più bello, la scorsa stagione la più dura»

Dalla rinascita sul ghiaccio alle sfide future: la presidente Vicky Mantegazza parla a cuore aperto del suo Lugano: «Se ho pensato di mollare? Sì, ma l'amore per questa società è più forte di tutto».
Dalla rinascita sul ghiaccio alle sfide future: la presidente Vicky Mantegazza parla a cuore aperto del suo Lugano: «Se ho pensato di mollare? Sì, ma l'amore per questa società è più forte di tutto».
LUGANO - Ci sono storie d'amore che non finiscono mai. Che si tramandano da padre in figlio. O in questo caso da padre in figlia. Come quella tra la famiglia Mantegazza e il Lugano: un connubio indissolubile dal lontano 1978. Una passione che dura da quasi cinquant'anni. «Non mi permetto neanche al giorno di Natale di non pensare all'HCL», ammette la presidente Vicky Mantegazza in un'intervista nella quale abbiamo parlato dell'ultimo campionato, del futuro e di un legame che va ben oltre lo sport.
Dopo una stagione, quella 2024/25, fallimentare, possiamo parlare di rinascita nonostante il 4-0 nei playoff?
«È stata una buona ripartenza. Abbiamo gettato le basi per ricostruire. L’hockey moderno è complesso: ci sono stagioni in cui tutto gira e altre in cui nulla funziona. Oggi, però, il livello in Svizzera è altissimo. Ci sono 13 squadre che possono ambire a fare qualcosa di importante e solo sei vanno direttamente ai playoff. È inevitabile che anche squadre forti restino fuori. Ed è la dimostrazione di quanto il nostro movimento sia cresciuto».
Vi aspettavate già una stagione così o pensavate a un anno di transizione?
«Quando abbiamo parlato con Steinmann ho avuto subito ottime sensazioni. Janick lo conoscevo già da giocatore: è intelligente, determinato, uno che porta avanti le proprie idee fino in fondo. Ho sempre avuto fiducia in lui. Lo stesso vale per Mitell: fin dal primo incontro mi ha convinta. È un allenatore che non ha bisogno di presentazioni: ha fatto benissimo in Svezia e ha avuto pure un'esperienza in NHL. Sapevamo di avere due pedine giuste per rilanciare il Lugano. All’inizio non è stato semplice, c’erano tanti cambiamenti, ma non abbiamo mai dubitato».
La prossima stagione dovrà essere quella della conferma?
«Sarà più difficile, perché le aspettative sono cresciute. Gli stranieri saranno fondamentali: non possiamo sbagliarli. Poi serviranno anche altri fattori: evitare infortuni pesanti, arrivare in forma al momento giusto e, come sempre, avere anche un pizzico di fortuna».
Ha mai immaginato un HCL senza la famiglia Mantegazza?
«Prima o poi arriverà il momento di fare un passo indietro, è naturale. Però la nostra è una famiglia con il Lugano nel cuore. Teniamo tantissimo al bene dell'HCL e non saremo certo noi a lasciarlo in difficoltà».
Lei è in carica dal 2011. Da presidente ha vissuto due finali (entrambe perse) e pure una salvezza ai playout. Qual è stato il momento più bello di questi 15 anni? Quale il più brutto? E quale il più difficile?
«Le due finali sono state i momenti più belli, soprattutto quella persa per un autogol di pattino: lì abbiamo davvero sfiorato il titolo. In pista poi c'era un ambiente fantastico. Il momento più difficile è stata la scorsa stagione che è stata impegnativa sotto tutti i punti di vista. È arrivato tutto insieme, anche a livello personale, con la perdita di mio papà. È stato durissimo. Ma lo sport è fatto di cicli: si cade e ci si rialza».
C'è stato un momento in questi 15 anni in cui ha pensato "chi me lo fa fare?" E di mollare tutto? E cosa l'ha fermata?
«Sì, soprattutto quando vengono meno rispetto ed educazione, quando vengono coinvolte anche le persone care. Ma l’amore per questa società è più forte. E i tanti messaggi di sostegno ricevuti mi hanno dato la forza di andare avanti. Alla fine, non si può piacere a tutti e l'unanimità non la fa neanche il Papa (ride)».
C’è una scelta che non rifarebbe?
«No. Ogni decisione è stata ponderata e presa per il bene dell’HCL, anche quelle più difficili. Gli errori fanno parte del percorso e aiutano a crescere».
Quanto è complicato non affezionarsi ai giocatori?
«È la parte più dura. Si creano legami veri, si condividono emozioni. E ogni anno salutare qualcuno non è mai facile. Ma fa parte dello sport. L’importante è lasciarsi nel modo giusto e portare con sé bei ricordi».
Riuscirà a staccare in estate?
«Non completamente. Il Lugano è nei miei pensieri ogni giorno. Non si tratta solo di hockey: ci sono organizzazione, sponsor, ambiente. Senza tutto questo, l’HCL non esisterebbe. Andrò in vacanza, certo, ma la sera il pensiero tornerà sempre lì».








