Christian Vitta
Ho 38 anni, da sempre vivo a S.Antonino, sono sposato con Valeria e con lei abbiamo tre figli Laura, Stefano e Lorenzo, di 8, 5 e 2 anni. Di formazione sono economista, conclusa con la licenza e il dottorato all’Università di Friborgo. Attualmente dirigo la sede regionale di una società finanziaria svizzera e internazionale, attiva nella consulenza a enti privati e pubblici. Da 11 anni sono sindaco del mio Comune, da 10 sono in Parlamento e da 4 vi fungo da capogruppo del PLRT. Faccio parte del Comitato dell’Associazione dei comuni svizzeri e della Commissione federale delle lotterie.
Come è nata la passione per la politica?
In casa mia la politica era pane quotidiano. Mio padre, attivo al centro di legislazione del Cantone, dove si raccolgono e distribuiscono tutti gli atti dello Stato, in fondo nel caveau dell’attività politica del Cantone, è stato anche per lungo tempo consigliere comunale, municipale, membro di delegazioni consortili. Era inevitabile che maturasse in me l’interesse per la politica. Anche gli studi in economia, che è pur sempre in gran parte alla radice dell’evoluzione politica, mi hanno presto indirizzato alla politica attiva. Sono così diventato direttamente sindaco del mio Comune, S. Antonino, a 27 anni, e poco dopo deputato in Gran Consiglio.
Quali sono i temi che le stanno più a cuore?
In ragione dei miei studi, potrei dire i temi economici. Ma li ho terminati con un dottorato e una tesi sui media televisivi come servizio pubblico, dunque sono interessato all’economia pubblica, che è il campo dove svolgo anche in parte l’attività professionale, nella consulenza ad enti pubblici. Ho anche collaborato da assistente e da docente in corsi dell’USI e della SUPSI, dunque pure gli aspetti della formazione mi interessano, anche perché mia moglie è stata per poco meno di un decennio docente nelle scuole medie dell’Alto Ticino e di Bellinzona. E poi, ho tre figli che sono appena entrati o stanno entrando nel lungo cammino della scuola e sarebbe intrigante poterli accompagnare attraverso due ottiche diverse, quella del padre che vede da vicino e quelle del politico che ne riceve un’immagine più filtrata.
Quali sono i problemi più urgenti da risolvere nel Ticino?
C’è un problema generale di un Ticino che tende a ripiegarsi su se stesso, che vuole chiudersi di fronte a nord e a sud, un Ticino che vorrebbe quasi tornare all’autarchia, quando invece è la sua apertura che ne può fare la forza. Bisogna far ritrovare a tutto il Ticino la consapevolezza delle sue potenzialità ma anche delle sue risorse e delle sue competenze che già oggi può mettere in campo in tanti ambiti: da quello della finanza bancaria fino a quello dell’industria di punta, per esempio nel settore medico tecnico o farmaceutico, da quello della formazione a ogni livello fino a quello dei servizi di cura e di ricerca sanitaria, per esempio con l’Istituto di ricerca in biomedicina. Nello stesso tempo occorre anche convincerci che per continuare ad operare ad alti livelli, per arrivare a quello che ho indicato come il Ticino dell’eccellenza, non ci sono soluzioni facili o “colpevoli” che ce lo impediscono (il Governo cantonale, le amministrazioni pubbliche, la Berna federale, i balivi economici d’oltralpe). Siamo noi i fautori del nostro buon destino e per arrivarci occorre lavorare sodo. E trovare collaboratori di alto livello che possono arrivare anche da fuori Cantone.
Poi ci sono naturalmente problemi più puntuali che bisogna affrontare e risolvere, ma – come detto – non cercando i colpevoli. Fra questi metto davanti quello dell’occupazione giovanile, che bisogna affrontare da due fronti: da un lato con la promozione dell’economia, perché mantenga e crei posti, dall’altro con servizi pubblici coordinati e particolarmente attivi sui provvedimenti che ci sono e che si possono applicare per sostenere l’inserimento o il reinserimento dei giovani in un posto di lavoro.
Quale il Ticino del futuro che sogna?
Sogno il Ticino dell’eccellenza in tutti i campi. Dobbiamo sfruttare i vantaggi che abbiamo e girare in positivo quelli che possono essere considerati dei punti deboli. I vantaggi che abbiamo sono quelli del paesaggio, che è sicuramente incantevole, di un territorio che, fatta eccezione di qualche eccesso, è ancora largamente preservato, di infrastrutture per la mobilità pubblica e privata che, al di là di qualche nodo ancora da sciogliere, per esempio l’accesso al Locarnese, sono performanti e sempre più migliorate. C’è pure una buona base di industrie innovative e di servizi finanziari di qualità. Non mancano poi servizi pubblici – scuola, formazione, sanità, socialità – efficienti. Queste posizioni di vantaggio devono mirare ancor più in alto, all’eccellenza, in modo che il Ticino sia in grado far fronte agli svantaggi che possono derivare dalla sua posizione di minoranza linguistica, lontana dai centri decisionali dell’economia.
Perché dovremmo votarla?
Le cittadine e i cittadini che votano per me possono contare sulle certezze che vengono dalla mia solida formazione universitaria, dalla mia preparazione e attività professionale, dalla mia decennale esperienza politica a vari livelli – in particolare comunale e cantonale – e dalla mia esperienza famigliare di padre di famiglia. Caratteristiche che uso per esercitare la politica in modo equilibrato, collaborativo, pragmatico, orientato alle soluzioni, senza mai concedere nulla alla politica gridata che attira l’attenzione ma che di solito non porta a nessun esito concreto e nell’interesse del Paese.




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