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23.09.2018 - 16:320

«Ora serve una vera riforma scolastica»

AITI esprime soddisfazione per la bocciatura popolare del progetto di sperimentazione "La Scuola che verrà"

LUGANO -  AITI è soddisfatta del risultato della votazione popolare del 23 settembre, con il quale una chiara maggioranza delle cittadine e dei cittadini ticinesi (il 56,7 %) ha espresso parere negativo sul progetto di sperimentazione denominato “La Scuola che verrà”: «Il responso delle urne è un chiaro invito al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) ma in fin dei conti a tutto il Consiglio di Stato a proporre una vera riforma scolastica, senza sperimentazioni, ma con il pieno coinvolgimento di tutte quelle istanze scolastiche e professionali interessate».

AITI, riferendosi soprattutto alla scuola media, era ed è consapevole che la scuola ha bisogno di riforme, che devono tenere pienamente conto dei cambiamenti che stanno avvenendo a livello della formazione, delle professioni e del mercato del lavoro. «L’avvento di nuove tecnologie e modi di produrre, lo sviluppo dei processi di digitalizzazione che trasversalmente interessano sempre più attività professionali, devono rendere attenti tutti gli attori del sistema scolastico sulla necessità di modernizzare la scuola. Ciò non significa solo acquisire, laddove necessario, nuove competenze tecniche bensì anche competenze di conduzione e relazionali, la capacità di lavorare in rete con altre persone e aziende», si legge nel comunicato stampa.

Per AITI, “La Scuola che verrà” era un progetto «che si basava molto sulla teoria pedagogica ma che affrontava in maniera insufficiente il necessario rinnovamento dei contenuti dell’insegnamento». Nell’ambito della scuola media «occorre invece recuperare il divario esistente fra il livello A e il livello B e ridurre il pericolo, purtroppo esistente, che il giovane che possiede una licenza di scuola media di livello B sia percepito negativamente dal datore di lavoro». In questo senso secondo AITI sarebbe opportuno approfondire la valorizzazione di un livello scolastico che sia veramente considerato come consono al mondo della professione.

«La scuola non deve escludere e aiutare gli allievi più in difficoltà, ma nel farlo deve anche assecondare le esigenze degli allievi migliori in termini di risultati. Il popolo ticinese ha detto chiaramente che in materia di scuola non si vogliono sperimentazioni bensì riforme chiare, che possano essere giudicate per i loro contenuti tangibili e non per teorie pedagogiche che in buona parte hanno già fatto il loro tempo», conclude il comunicato stamp.

Commenti
 
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matteo2006 1 anno fa su tio
Una percentuale così bassa di votanti su un tema così importante e che riguarda il futuro dell'istruzione dei bambini e ragazzi mi disgusta. I genitori si vergognino di non essere andati a votare per I LORO FIGLI e per il loro avvenire.
Calotta Polare 1 anno fa su tio
@matteo2006 Concordo pienamente. Quella che nel comunicato viene definita come una chiara maggioranza di cittadine e cittadini corrsponde a circa 50'000 persone. Effettivamente è triste.
MIM 1 anno fa su tio
@matteo2006 nessuno può dimostrare o contraddire che se fossero andati a votare il 70% della popolazione, forse la batosta sarebbe stata ancora più sonora. Era praticamente ovvio che questa votazione non passasse.
comp61 1 anno fa su tio
se io sono un datore e mi arrivano un allievo con i livelli A e uno con quelli B a chi daro lavoro???
matteo2006 1 anno fa su tio
@comp61 Allievo con livelli A 4.5 di media allievo con livelli B 5.5 di media a chi lo dai il lavoro? Si vede che non sei un datore di lavoro i livelli non sono tutto (per fortuna).
comp61 1 anno fa su tio
@matteo2006 siccome non mi conosci non capisco perché scrivi (sbagliando) che non sono una datore. Sono stato un apprendista e ora sono anche un datore di lavoro. So di cosa scrivo. Mi spiace per i B a 5.5, ma il livello di un A non lo raggiungi. Questo lo so perché ci sono passato. Chiaramente avevo i liv. A altrimenti non sarei stato selezionato per il lavoro che avevo scelto. Non vuol dire tutto, certo, ma fai già una grande selezione. Poi dipende molto di quale apprendistato parliamo.
ugobos 1 anno fa su tio
non avete capito niente. Modenini sicuramente ha le idee più in chiaro dei favorevoli. quello che ce o la sperimentazione sono 2 sistemi medioevali. ci vuole ben altro nel 2018. ma mai potra cambiare perché verrebbero licenziati il 60 % dei docenti come minimo.
sipial 1 anno fa su tio
@ugobos Ugobos hai bisogno di una riforma grammaticale
sedelin 1 anno fa su tio
aiti: la fate voi la riforma della scuola, voi che non siete pedagoghi? cosa proponete vista la vostra supponenza? tecnologia? i docenti e i professori che hanno a che fare con gli allievi si sono espressi per il sì, voi non insegnate ai gatti ad arrampicare!
SSG 1 anno fa su tio
@sedelin Ma se la maggior parte dei docenti e professori erano contrari, vedi vari sondaggi. Supponenza? ti consiglio di partecipare alle riunioni con l'on. Bertoli … quando regolarmente si permette di dire "E' così e basta. decido io!"
matteo2006 1 anno fa su tio
@sedelin I docenti hanno dimostrato grande senso civico non rispondendo al sondaggio del decs immagino che non abbiamo votato a favore.
Egidio 1 anno fa su tio
@matteo2006 Da docente confermo che l'impostazione del Dfa é molto lontana dalla realtà e troppo acerba. Buona parte dei formatori non é neppure insegnante o ne ha pochissima esperienza. Pero' salgono in cattedra per dirti che cosi' non si fa, aggrappandosi ad una pedagogia che funziona sulla carta ma che, nella concretezza é troppo debole e con poco riscontro!
matteo2006 1 anno fa su tio
@Egidio Io ero favorevole, ma non avevo dubbi che buona parte dei problemi sollevati dai docenti derivassero da queste nuove figure. In relazione a questo c'è anche da dire Egidio, per sentito dire da gente che ci lavora, che in diversi casi i docenti di sostegno o i docenti di integrazione degli alunni stranieri vengono visti come una carogna puzzolente da tenere in aula, un fastidio e impegno supplementare da occuparsi, lasciamo stare se poi queste figure sono più giovani dei docenti stessi e osano proferire parola in merito al loro operato. Il mio giardino non si tocca!
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