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19.06.2019 - 22:170

Sisa: «Borse di studio: più soldi, ma anche più debiti?»

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti invita lo Stato a tornare a investire nella formazione, garantendo un pieno diritto allo studio a tutta la popolazione

BELLINZONA - Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso conoscenza del rapporto commissionale, di cui sarà relatore Fabio Käppeli, relativo alla petizione consegnata dal gruppo oltre un anno fa per richiedere un rafforzamento del sistema di aiuti allo studio.

Tale petizione aveva permesso di ottenere di ridurre da un terzo a un decimo la quota di borsa da restituire allo Stato dopo un master e di aumentare da 16’000 a 18’000 CHF il tetto massimo per gli aiuti allo studio.

Il sindacato studentesco esprime la sua contrarietà verso il ragionamento secondo cui va mantenuta la “buona abitudine di svolgere, con senso di responsabilità, qualche lavoretto a fianco del tempo trascorso sui banchi”. Il Sisa spiega che «tale “buona abitudine” non è infatti praticata da tutti gli studenti (solo da quelli con minore disponibilità finanziaria), ciò che produce delle importanti disparità nel tempo a disposizione per lo studio (e di conseguenza nei risultati scolastici)». Il sindacato spiega quindi che gli aiuti allo studio devono invece servire a garantire a tutti gli studenti la possibilità di dedicarsi al 100% agli studi, senza doversi preoccupare di far quadrare i conti a fine mese.

«Tale retorica “responsabilista” - continua il testo - è utilizzata anche per giustificare la seconda misura proposta dalla commissione, ovvero l’aumento della quota di restituzione delle borse ottenute per un master. Si tratta di una decisione inaccettabile e incomprensibile: lo stesso governo cantonale, vista la stabilità finanziaria dei conti cantonali, aveva deciso nell’aprile 2018 di ridurre tale quota per ridurre il carico sulle spalle degli studenti! La maggioranza commissionale rimette ora in discussione tale decisione poiché, a suo dire, coloro che percepiscono una borsa di studio godrebbero di un “vantaggio personale” da restituire il prima possibile, “richiedendo al contempo una certa responsabilizzazione nel prosieguo degli studi”».

Il sindacato sottolinea che i commissari non tengono conto del fatto che non è per nulla scontato trovare un’occupazione stabile al termine degli studi universitari (specialmente in Ticino): «il precariato e la disoccupazione sono tutt’altro che sconosciuti per i laureati ticinesi, che infatti sono sempre più spinti ad abbandonare la Svizzera italiana per cercare fortuna altrove».

Il Sisa si sofferma inoltre sul fatto che «lo Stato spende decine (se non centinaia) di migliaia di franchi in campagne contro l’indebitamento giovanile, ma poi costringe egli stesso gli studenti universitari ad entrare sul mercato del lavoro con varie migliaia di franchi di debito sulle spalle».

«Ora che le finanze del Cantone sono state “risanate” lo Stato deve tornare ad investire nella formazione, garantendo un pieno diritto allo studio a tutta la popolazione», conclude il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti. Il SISA invita quindi tutte/i le/i deputate/i ad approvare l’aumento a 20’000 CHF del tetto massimo per gli aiuti allo studio e a respingere l’aumento della quota di restituzione per il master.

Commenti
 
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Nmemo 11 mesi fa su tio
Sa il buon Fabio Käppeli che il suo avo paterno non ha avuto problemi ad allearsi per almeno un quadriennio con i “bolscevichi”, definendo una personalità liberale “tigre di carta” (da storia di liberali del comunello). Non tutto è sempre da buttare, a priori …
albertolupo 11 mesi fa su tio
Quello che non funzionava (almeno ai miei tempi) è che lo Stato si svegliava un anno prima della scadenza del termine per restituire il prestito a farti venire in mente che avevi ancora in giro qualche debito da saldare. Poi nel giro di poco tempo è dura darli indietro. Certo, bisognerebbe pensarci, ma da “neolavoratore” chi lo fa?
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