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LUGANO

Ristorazione in crisi? Dal caso del Galleria alle ombre sulle «troppe aperture»

La denuncia di un ristoratore: nel settore cala la clientela e aumentano tensioni e sospetti su gestioni e investimenti poco trasparenti
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Ristorazione in crisi? Dal caso del Galleria alle ombre sulle «troppe aperture»
La denuncia di un ristoratore: nel settore cala la clientela e aumentano tensioni e sospetti su gestioni e investimenti poco trasparenti

LUGANO - Non sarebbero buone acque quelle in cui sta navigando il Ristorante Trattoria Galleria. Uno dei riferimenti della ristorazione luganese, storico locale al 4 di via Giosuè Carducci, starebbe infatti attraversando una fase delicata. 

Le difficoltà, non solo del ristorante, ma del settore tutto della ristorazione luganese, emergono da una conversazione telefonica con uno degli amministratori, Jonathan Kass, fondatore e proprietario anche dell’Etnic, oggi a Pregassona. 

Che l'intero settore della ristorazione non stia in buona salute è cosa ormai nota. L'ennesimo grido d'allarme arriva questa volta proprio da Kass, che è un fiume in piena: la clientela in settimana è sempre meno, e anche i weekend non restituiscono più i flussi di una volta. All’interno della compagine societaria, secondo quanto riferito da Kass, sarebbero emerse tensioni e divergenze tali da far ipotizzare la volontà, da parte di uno dei soci, di sfilarsi, anche se non è ancora chiaro con quali conseguenze per l’attività, che impiega una quindicina di dipendenti. Alla base della decisione ci sarebbero «problemi di natura finanziaria e forti divergenze interne» afferma l'amministratore. 

Il ristorante, in ogni caso, dovrebbe continuare la propria attività. Anche se, intanto, circolano voci interne - non confermate - che riferiscono di stipendi non versati e di lettere di licenziamento pronte per essere consegnate. Elementi che contribuiscono a delineare un quadro di forte instabilità.

Ma il caso del Galleria si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà del settore. Kass punta il dito contro una concorrenza sempre più aggressiva e, a suo dire, distorta. «Il piccolo imprenditore ha già perso la battaglia», afferma, riferendosi alla presenza di «gruppi» che gestiscono numerosi locali. Una dinamica che, secondo lui, altera gli equilibri del mercato: «Con tutta l’offerta che c’è, come si fa a essere competitivi?».

Particolarmente critico anche il riferimento a investimenti sospetti nel settore della ristorazione, che - sempre secondo Kass - favorirebbero alcuni operatori a scapito di altri: realtà che aprono locali in serie e che, più che alla ristorazione, sembrerebbero interessate al movimento di denaro. Un tema di cui «dietro le quinte si parla, ma che raramente trova spazio nel dibattito pubblico», sottolinea a denti stretti il ristoratore.

«Voci che circolano da tempo» - Voci, che sono giunte all'orecchio anche di Massimo Suter, presidente di Gastro Ticino: «Spesso volentieri dei clienti mi chiedono: «Ma come fa quello a stare aperto?» Le risposte sono molteplici, ma tutte vanno un po' nella stessa direzione. Tuttavia posso certo permettermi tali supposizioni. Benché il dubbio sorga, effettivamente», ammette.

Le voci su possibili irregolarità non sono nuove e ciclicamente riemergono, fa notare il presidente di Gastro Ticino, ma restano tali: «Senza elementi concreti, parlarne rischia di trasformarsi in un processo alle intenzioni o in supposizioni dettate più da percezioni che da fatti verificabili. "In dubbio pro reo": finché non emergono prove o interventi ufficiali, ogni teoria resta nel campo delle ipotesi. Non me la sento di sostenere la teoria del lavaggio di denaro sporco».

Più fondate, invece, appaiono per Suter le criticità legate alla gestione urbana: «Lugano resta Lugano, mentre l’offerta continua ad ampliarsi, anche grazie a una certa permissività, se non proprio leggerezza, nelle autorizzazioni. La concentrazione di attività nel centro e alcune scelte ritenute troppo permissive da parte delle autorità incidono sull’equilibrio del settore. In questo contesto, chi opera nelle zone meno centrali o con realtà più piccole subisce maggiormente il calo della clientela e la crescente concorrenza. Se poi ci mettiamo anche Lugano Marittima, Lugano Riviera, Natale in Piazza...»

Il risultato sembra dunque essere quello di un comparto sotto pressione, attraversato da dubbi e malumori, ma in cui - allo stato attuale - le ombre restano solo voci.

Riciclaggio, mafia e ristorazione: un rapporto di lunga data
Già nel 2018 l’inchiesta "Stige", condotta dalla Procura di Catanzaro e che aveva portato a 186 arresti legati alla cosca Farao-Marincola, citava il Ticino attraverso alcune intercettazioni su traffici commerciali di vino e prodotti alimentari diretti anche in Svizzera. Pochi elementi, in realtà, che tuttavia andavano ad avvalorare i sospetti all'epoca già diffusi su possibili attività di riciclaggio nel settore della ristorazione ticinese.

La presenza delle organizzazioni mafiose in Svizzera ha radici che risalgono già agli anni Sessanta e Settanta, quando il Paese veniva utilizzato per il riciclaggio di denaro proveniente da sequestri e altri crimini. Oggi queste realtà si sono evolute: non più figure riconoscibili, ma soggetti integrati e capaci di muoversi nell’economia legale.

In particolare la ‘ndrangheta, forte di ingenti capitali e competenze imprenditoriali, investe anche in Svizzera in settori come immobiliare, lusso e ristorazione, sfruttando strumenti finanziari moderni. Secondo un rapporto della Fedpol del 2022, l’obiettivo non è solo riciclare denaro, ma metterlo al sicuro e farlo crescere attraverso attività lecite, per poi alimentare ulteriormente il sistema con pratiche illegali come l’evasione fiscale e l’espansione economica delle reti criminali.

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