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CANTONEInfermiere avvelenate all'EOC: «Che il Gran Consiglio intervenga»

30.05.23 - 09:59
«Le patologie insorte vanno riconosciute come malattie professionali», così l'Mps.
Tipress (archivio)
Infermiere avvelenate all'EOC: «Che il Gran Consiglio intervenga»
«Le patologie insorte vanno riconosciute come malattie professionali», così l'Mps.

BELLINZONA - Era scoppiato nel 2021, destando grande scalpore in tutto il Ticino, il caso delle infermiere avvelenatesi, secondo quanto da loro sostenuto, lavorando all'Ospedale San Giovanni di Bellinzona. Le persone coinvolte sono tra le 10 e le 12 e si sarebbero ammalate, tra gli anni '70 e i primi anni 2000, maneggiando farmaci chemioterapici e formaldeide senza le dovute protezioni.

Nel corso degli anni le suddette infermiere hanno infatti contratto varie forme di cancro e malattie autoimmuni, tanto che tre di loro sono decedute. Oggi l'Mps lancia una mozione chiedendo che il Gran Consiglio intervenga.

«Le infermiere del San Giovanni meritano giustizia e dignità», sottolineano i granconsiglieri, evidenziando come «l'EOC abbia rifiutato di far allestire una perizia». Questo «con argomentazioni non degne di una struttura ospedaliera pubblica la cui missione dovrebbe essere quella di tutelare la salute della popolazione, comprese le persone che lavorano alle sue dipendenze».

L'Mps chiede quindi che il Gran Consiglio inviti formalmente l’EOC a:
- riconoscere come malattie professionali le varie forme di cancro e malattie autoimmuni contratte nel corso di questa vicenda dalle infermiere coinvolte (ancora in vita o decedute)
- riconoscere alle vittime tutti i diritti pensionistici spettanti a chi ha contratto una malattia professionale ed assumersi tutte le spese e gli eventuali diritti pensionistici (in forma retroattiva) che spetterebbero alle vittime nell’ambito delle disposizioni previste in questi casi dalle diverse assicurazioni (LAVS, LAINF, LPP).

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COMMENTI
 

Granzio 12 mesi fa su tio
Ma l'ex direttore generale delle mortadelle cosa dice ?

UtenteTio 12 mesi fa su tio
Riprendo dall'articolo di 2 anni fa "Hanno lavorato nel reparto di chirurgia uomini. Hanno preparato le chemioterapie, per un certo periodo, in un locale senza misure di protezione personale, come sostengono. La preparazione sarebbe dovuta avvenire in locali dotati di "campane" di aspirazione, ma secondo le infermiere e anche secondo altre testimonianze raccolte dal giornale, tutto avveniva invece nel reparto, «in un locale piccolissimo, senza guanti, senza manicotti, senza alcuna visiera»." Personalmente se in ditta non ho il materiale necessario lo faccio notare, se non cambia nulla c'è la SUVA, commissione paritetica, che è l'organo preposto (e non un sindacato o partito politico per raccogliere voti), se penso che in un'azienda dove lavoravo hanno imposto l'installazione dell'aria condizionata. Ma c'è anche chi, pur avendo il materiale a disposizione, vedi parrucchieri i guanti per la tinta, muratori casco e guanti, macellai il guanto in acciaio, meccanici che usano prodotti non proprio salutari, ecc. ecc......... non li usa o non vuole usarli perché poco pratici. La ditta deve essere la prima responsabile nel tutelare la salute, ma se un dipendente non usa i guanti lo si deve picchiare forse, o serve una cecklist perché uno non è responsabile?

Elisa_S 12 mesi fa su tio
Risposta a UtenteTio
La prevenzione e l informazione Suva non era le stessa in quel periodo di tempo. Purtroppo.
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