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CANTONEPrecetti "facili": «Troppi ticinesi tardano a pagare»

22.03.23 - 06:30
Richiami (e raccomandate) per le fatture? Alcuni creditori non hanno più pazienza. L'opinione dell'avvocato Paolo Bernasconi.
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Precetti "facili": «Troppi ticinesi tardano a pagare»
Richiami (e raccomandate) per le fatture? Alcuni creditori non hanno più pazienza. L'opinione dell'avvocato Paolo Bernasconi.

LUGANO - Arriva la fattura. E magari ci si dimentica di pagarla. Tempo dopo, può accadere che spunti il precetto esecutivo inatteso. I casi sono rari, ma alcune ditte, poco elegantemente, starebbero bypassando i tradizionali richiami (più la raccomandata come ultima ratio). D'altra parte la prassi li consiglia caldamente, ma la legge non li impone. Perché questi precetti così "facili"? E perché alcuni creditori perdono la pazienza dopo un solo richiamo, o anche senza richiamo? «Nell'ultimo triennio – sostiene Paolo Bernasconi, avvocato ed esperto in questioni finanziarie – la morale di pagamento ha subito una metamorfosi in negativo. La gente temporeggia sempre di più prima di pagare». 

Alcuni studi autorevoli evidenziano come a sud delle Alpi circa due terzi delle fatture venga pagato in ritardo. 
«Le aziende hanno paura di non incassare. È un dato di fatto. E soprattutto in questo periodo economico tutti vogliono correre al riparo dalle cattive sorprese». 
 
Si dice che le aziende che puntano dritte al precetto riguarderebbero soprattutto il commercio online. È così? 
«Varia veramente da settore a settore. Nel caso dell'acquisto di merce, c'è la tendenza a chiedere il pagamento anticipato da parte del cliente. Molti professionisti, ad esempio medici e dentisti, per non stressarsi con la burocrazia, si affidano alle agenzie di incasso. Aziende che hanno il preciso compito di riscuotere soldi. Possono anche dire che per ridurre i costi e accorciare i tempi rinunciano ai due richiami e passano direttamente al precetto».
 
Non è esagerato bruciare le tappe in questo modo? 
«Sulla fattura c'è un termine. Se non hai pagato, si dice tecnicamente che il credito diventa esigibile. Vuol dire che può essere azionato lo strumento di legge per ottenere l'esecuzione. Ossia si può mandare la domanda all'ufficio delle esecuzioni dei debiti».
 
E le buone maniere? Qualcuno può anche dimenticarsi di pagare in buona fede...
«Le buone maniere valevano negli anni d'oro. I lockdown per la pandemia e la crisi internazionale legati alla guerra in Europa hanno causato strette finanziarie che costringono persone e aziende a posticipare i pagamenti, o a non pagare del tutto. Con queste premesse è normale che chi aspetta di ricevere dei soldi sia più preoccupato rispetto al passato». 
 
Perché la gente ha meno rispetto delle scadenze?
«È una spirale. C'è chi viene "stipendiato" poco e in ritardo. Quindi queste persone avranno meno mezzi per saldare i loro debiti. E allora badano alle loro priorità e magari con una certa rabbia pagano le fatture più avanti».
 
Un recente studio di Comparis indica che gli svizzeri sono preoccupati per la loro situazione finanziaria. 
«E questo fa intuire come l'approccio al pagamento delle fatture rischia di essere ancora più lassista e che, di conseguenza, i creditori tendono a ridurre i rischi di incasso».

Andare "in fretta" all'ufficio esecuzione è davvero una buona soluzione?
«In teoria si pensa che quando un debitore riceve la lettera dell'ufficio esecuzioni poi si precipiti a pagare. La realtà però è che gli uffici di esecuzione sono oberati di lavoro. Quindi i tempi si dilatano comunque. Il precetto però ha il pregio di interrompere il decorso della prescrizione. E poi mette pressione alle persone che continuano ripetutamente a ignorare le fatture da pagare: finché non saldano i debiti faranno fatica a trovare impiego e alloggio, o a ricevere crediti bancari». 
 
Al Cantone, da noi contattato, non risulta un'impennata di precetti. Chi sono i creditori più tolleranti?
«Sicuramente lo Stato è tra i più tolleranti. Ed è comprensibile che sia così. Poi però si finisce con tanta gente che paga le imposte in ritardo o con tanti imprenditori che non saldano i contributi AVS entro i termini stabiliti. Ci sono cittadini o aziende che ne approfittano. E la minaccia di sanzioni, anche di carattere penale, è inefficace». 

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