LUGANO/ANTANANARIVOAntananarivo, forse, ma occorrerà pazientare almeno altri 3 anni

04.10.21 - 21:37
Progetto lanciato o utopia che nasconde uno smaltimento vantaggioso di vecchi treni
Tipress
Antananarivo, forse, ma occorrerà pazientare almeno altri 3 anni
Progetto lanciato o utopia che nasconde uno smaltimento vantaggioso di vecchi treni
Le ultime notizie da Antananarivo confermano i dubbi su una reale rimessa in circolazione del materiale rotabile proveniente dalla Svizzera. Per i Mandarinli, dismessi da RBS e FLP, i nodi da risolvere sono molti. E la Municipalità della capitale malgascia allunga i termini del progetto

LUGANO/ANTANANARIVO - «Il progetto è lanciato» aveva dichiarato a Tio/20Minuti, lo scorso giugno, il presidente di Arterail Jérôme Garcia. Ma la fiducia riposta dall'azienda di Lille, che ha spedito i vecchi trenini della FLP in Magadascar, sul reale riutilizzo del materiale rotabile dismesso cozza contro le notizie che arrivano dall’isola africana. 

Lanciato forse, ma nel futuro - Un articolo pubblicato domenica 3 ottobre su “Madagascar Matin”, dal titolo “CUA - Un projet utopique de «Trains urbains», riferisce con taglio critico degli ultimi sviluppi attorno al progetto ferroviario pensato per la “Commune urbaine d’Antananarivo”. «Durante una riunione straordinaria del Consiglio municipale di giovedì scorso - si legge nel servizio - è stato proposto dall’Esecutivo della CUA un termine di 3 anni per mettere sui… “binari” il progetto di “Treni urbani” per il trasporto dei viaggiatori».

La stazione deposito mette "tristezza" - Il sito malgascio ricorda che il materiale per realizzare il progetto attende, «immagazzinato», a partire dal 2004, alla stazione ferroviaria di Soarano. “Tristezza” è la parola che usa Tripadvisor per definire la facciata più presentabile della “Gare”: «Un edificio ancora maestoso, ma la mancanza di attività e soprattutto di treni ne fatto un luogo di tristezza». Vista dall'alto, per la parte esterna ai depositi, la situazione appare ancora più desolante e il tutto poco più che la parvenza di un cimitero di ferraglia.

Treni fermi da trent'anni - Del resto è dalla fine degli anni ‘80 che i treni non circolano più nella capitale. Ciò che ha contribuito all’attuale caotico traffico su gomma. Secondo Gabriel Harison, primo vice sindaco (“premier adjoint au maire”) della CUA, «il progetto di Tramway ad Antananarivo è ancora nel medio termine realizzabile, ma non potrà essere attuato prima, come minimo, di due o tre anni. Questo mezzo di trasporto è certo meno inquinante delle automobili perché utilizza l’elettricità ed è anche in grado di ridare dinamismo ai centri delle città».

Il nodo delle elettricità - Meno inquinamento, meno imbottigliamenti grazie anche ai trenini della stessa FLP dismessi (e spediti in Africa dopo essere stati risanati dall'amianto ad inizio estate). Altri due convogli, dello stesso modello, provengono dalla linea regionale Berna-Soletta (RBS) che pure ha cambiato il materiale rotabile. Tutti in Africa, dove però non si avverte nessuna scossa all’orizzonte. «Sono in molti a chiedersi con quale miracolo la CUA potrà trovare l’energia elettrica necessaria per il funzionamento dei treni. Peggio - si legge nell’articolo - mancano le installazioni elettriche, come i tralicci, in grado di sopportare la necessaria tensione e bisognerà abbattere delle abitazioni, cioè espropriare e pagare i proprietari, per poterle realizzare».  Resta inoltre da chiarire se il santo valga la candela, ossia se vale la pena "sprecare" elettricità per muovere un trenino in un Paese come il Madagascar dove solo il 15% della popolazione può disporre di corrente elettrica.

Il cattivo pensiero - L’articolo sul “Madagascar Matin” continua trasudando pessimismo su un progetto definito non a caso un’utopia: «Gli osservatori - conclude il pezzo - temono che dietro ci siano altre intenzioni, come quella di prendere in prestito per conto della popolazione di Antananarivo la somma di 60 miliardi di ariary (14 milioni di franchi, ndr) messa a bilancio nel budget iniziale di quest’anno. Per dire “un treno ne può nascondere un altro”».

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