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CANTONE 
21.05.2021 - 11:450

«Ora il fisco andrà a beccare tutti i postriboli»

Parla il titolare del club erotico che si è visto tassare con un milione di franchi d'Iva sugli incassi delle prostitute

«Non so che fare. Chiederò il condono oppure la società salterà per aria».

LUGANO - «Secondo l’avvocato avrei avuto una possibilità su un milione di spuntarla davanti al Tribunale federale». Abbiamo raccolto la reazione del titolare della società che gestisce un noto locale erotico sopracenerino (e un altro nel sottoceneri). Per capire perché non abbia impugnato la sentenza avversa del Tribunale amministrativo federale di San Gallo. Una sentenza pesante che ha imposto al postribolo di versare un milione di franchi di Iva arretrata sulle prestazioni sessuali delle prostitute nel periodo 2010-15. Una decisione che fa tremare altri locali che non versano l’Iva sul meretricio. In pratica tutti.

«Mi vogliono far pagare l’Iva per quello che hanno guadagnato le ragazze. Ma in Ticino - continua l’uomo - non possiamo incassare al loro posto, trattenendo una parte dei soldi. Ora c’è la legge dei 25 franchi al giorno, ma prima quando abbiamo provato a trattenerne 20 dalle ragazze è intervenuto il procuratore dicendo che ci sarebbe stato sfruttamento della prostituzione».

La sentenza di San Gallo la mette con le spalle al muro. Con quali conseguenze?
«Cosa devo fare. I giudici dicono che quello tra locale e professioniste è un business unico. Sostengono, ad esempio, che i clienti prendevano appuntamento tramite il sito internet del locale. Ma non è mai successo».

Il Tribunale ha messo anche in luce che sul sito scrivevate “le nostre ragazze”, dando l’impressione di essere voi stessi i fornitori di prestazioni erotiche. Ma è una modalità diffusa anche sui siti di altri locali, no?
«Dopo questa sentenza andranno a prendere tutti. Per il periodo 2010-15 mi hanno tassato con 700mila franchi di Iva. In più esigono un 5% di interesse sui dieci anni che fanno altri 300mila franchi. In totale esigono un milione».

E dunque?
«Non so che fare, se chiedere un condono. Altrimenti salta per aria la società. Dovrei lavorare dieci anni per ripianare tutto. Dopo il controlli  del fisco successivi al 2015 ho chiuso il sito internet e messo ovunque nel locale dei cartelli con su scritto che le ragazze offrono le loro prestazioni a titolo personale. Adesso non so se mi faranno pagare l’Iva anche per il periodo dal 2015 al 2021».

In altri cantoni però i club pubblicizzano correttamente la trattenuta d’Iva sulle prestazioni erotiche. Perché qui no?
«Ne ho parlato con chi lavora in Svizzera interna. Lì su una tariffa poniamo di 150 franchi, una parte va alla ragazza e un'altra al locale che poi versa l’imposta alla Confederazione. Il cliente paga praticamente la prestazione all’entrata. In Ticino invece l’Iva non è mai stata trattenuta da nessun locale».

Non ha ricevuto pressioni dai colleghi per impugnare la sentenza? Perché ora rischiano di finire anche altri a gambe all'aria…
«L’avvocato mi ha detto che non avevo possibilità di ribaltare la decisione del giudice e che avrei dovuto spendere altri 50 mila franchi. In realtà avevo chiesto agli altri locali erotici di unirci, perché se arrivava questa sentenza sarebbero stati guai per tutti. Forse alcuni altri locali, cambiando più spesso ragione sociale, hanno evitato queste revisioni fiscali che arrivano a cinque anni dall’apertura. Ma ora andranno a beccarli tutti».

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