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20.10.2020 - 07:300

«Così ti curo grazie all'aiuto di un cavallo»

Aiutare disabili e anziani con l'ausilio di cavalli e cani in una serie di attività terapeutiche per mente e corpo.

MUZZANO - Il progetto O.A.S.I.S., unico in Ticino, è nato da un'idea del suo fondatore Gianluca Pintori, 41 anni, che dedica particolare attenzione a due categorie spesso emarginate.

Quali sono i suoi obiettivi?
«Le attività che proponiamo sono personalizzate e noi aiutiamo a mettere in contatto con gli animali persone con disabilità e anziani, per migliorare le capacità motorie, risvegliare i processi emozionali positivi e implementare l’aspetto cognitivo degli utenti, favorendo l’inclusione sociale».

Perché proprio i cavalli?
«Questi mammiferi sono molto sensibili e pacati se rispettata la loro natura. Dotati di ottima memoria e di emozioni, riescono ad entrare in perfetta empatia con l’uomo».

Servono degli animali particolari?
«Ogni cavallo ha la sua personalità, che è determinante per la sua scelta. Inoltre, sono solitamente animali già di una certa età che hanno comunque bisogno di muoversi ed essere accuditi. L’accudimento è parte integrante delle attività che offriamo. Sapere di avere un compito, una responsabilità, aiuta l’anziano e il disabile a sentirsi utili verso gli altri, innescando un meccanismo di autostima fondamentale alla loro salute».

Come stabilite la terapia giusta?
«Durante il primo incontro la dottoressa responsabile del nostro staff fa un’analisi delle diverse sfere dell’utente. Sceglie poi il tipo di attività e la frequenza degli incontri, monitorando e condividendo i risultati anche con gli altri terapeuti che seguono la persona nel quotidiano e con i rispettivi tutori o i genitori».

Trattate anche questioni legate alla salute mentale?
«Certamente. I cavalli, come gli asinelli e i cani, sono di grande supporto, diventando dei veri e propri “operatori”. Ansia e depressione sempre più presenti nella nostra società, possono trovare attenuazione in questo genere di attività grazie ad un percorso di risveglio interiore attraverso il linguaggio del corpo».

È anche uno stimolo sensoriale dunque.
«Assolutamente sì. Anche solo portare una persona in una stalla risveglia ricordi ed emozioni del passato. Per esempio, gli anziani tornano spesso indietro nel tempo e alle persone non vedenti apre un mondo tattile e olfattivo completamente nuovo e stimolante. Tutti hanno bisogno di entrare in contatto con la natura e ce ne siamo resi conto maggiormente con la pandemia».

Quali sono i propositi futuri?
«Purtroppo il Covid ci ha rallentati. L’idea è quella di farla diventare un’associazione e in futuro una fondazione. Con la speranza di avere anche una sede propria. Nel frattempo proponiamo i nostri pacchetti e quando la situazione si sarà stabilizzata assumeremo altro personale che abbiamo già individuato. Inoltre vorremmo ottenere il riconoscimento da parte delle casse malati di attività come la riabilitazione equestre. Quest’ultima lavora molto bene sulla sfera emozionale».

C'è anche la possibilità di fare del volontariato?
«È importante per le persone anziane o con disabilità di incontrare persone non disabili e l’animale è lo strumento di collegamento. Dunque chi lo desidera potrà partecipare come volontario alle attività e alla cura degli animali, in presenza sempre di un operatore».

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